La crisi dello Stato liberale /1

Visto che quello che oggi è diventato il primo partito del paese propone la dissoluzione della democrazia parlamentare, mi son detta che non guasta fare un po’ di ripasso. Non per gridare o fare allarmismo, ma giusto per rimpolpare la mia cassettina degli attrezzi concettuali.

Giovanni Giolitti

In attesa di procurarmi testi selezionati in maniera più mirata, ho rispolverato dallo scaffale su cui giaceva quasi dimenticato questo librettino che raccoglie cinque lezioni risalenti al 1991 nelle quali il Prof. Alatri ripercorre il disfacimento dell’architettura liberale dello Stato.
Si parte da Giovanni Giolitti, che diede la propria impronta (e il proprio nome) alla linea politica seguita nel periodo compreso fra il 1901 ed il 1914 (durante il quale ricoprì vari incarichi di governo). La sua visione politica interpretava il ruolo del governo come arbitro mediatore fra le diverse istanze provenienti dalle categorie sociali: si convinceva gli uni e gli altri ad accettare un compromesso, rinunciando ad alcune rivendicazioni ma vedendone soddisfatte altre. Sotto un politico di politique politicienne, questo atteggiamento prevedeva un continuo allargamento della compagine di governo; oggi si direbbe che perseguiva una politica delle larghe intese.

C’erano anche zone d’ombra in questo periodo di apparente pace sociale. Innanzitutto questo sistema funzionò fino a quando la classe di governo fu sostanzialmente omogenea, composta di uomini della medesima estrazione. Fra le concessioni in chiave democratica dei governi Giolitti ci furono anche blande riforme sociali e, soprattutto, un progressivo allargamento della base elettorale con l’introduzione di un suffragio maschile quasi universale, che preludeva all’ingresso delle masse e dei grandi partiti popolari in politica. Da un lato. Dall’altro il mondo industriale attraversò un processo di concentrazione (accelerato dall’ingresso nella Prima Guerra Mondiale e dall’economia bellica delle grandi commesse militari) dal quale uscirono grandi gruppi industriali come Fiat, Breda, Ansaldo e Pirelli, legati all’alta banca e capaci di movimentare enormi capitali, i quali erano insofferenti nei confronti di un esecutivo sempre uguale a se stesso e che non aveva come priorità la difesa dei loro interessi.

«Gli oppositori di destra e di sinistra erano concordi nel rimproverare a Giolitti cinismo, spirito pragmatico e mancanza di ideali (…) era la personificazioner di tutti i difetti della classe dirigente al potere, che si proponevano di spazzare via.» (p.25)

Giolitti quindi suscitò il malcontento di importanti settori dell’economia, i quali trovarono referenti politici altrove, in particolar modo presso il nascente movimento nazionalista, che riconosceva e dava voce al loro bisogno di espansione e di mercati. Alatri interpreta l’imperialismo dei Paesi industrializzati proprio come un tentativo di assicurarsi sbocchi di mercato che consentissero all’industria nazionale di crescere rapidamente senza entrare nelle crisi cicliche di sovrapproduzionre e deflazione; il controllo politico oltremare era una garanzia di stabilità, e se in patria si innescavano le fanfare della retorica nazionalista meglio ancora, perché si sarebbe avuto maggior controllo anche all’interno.
L’Italia però aveva ancora un tessuto manifatturiero debole, concentrato soprattutto nel triangolo industriale; la crisi economica del 1907-8 aveva privato le aziende della liquidità che avrebbe potuto consentire degli aumenti salariali, oliante del sistema giolittiano del mantenimento della pace sociale. Insomma: l’industria, eccetto forse i grandi gruppi, era in difficoltà; le retribuzioni erano basse e senza prospettive immediate di crescita; mentre la classe politica, sotto l’egemonia giolittiana, sembrava più immobile che mai.

In realtà qualche movimento, sebbene non ancora molto evidente, ci fu: più che cambiamenti di schieramento, ci fu un graduale spostamento dei moderati su posizioni nazionalistiche. Quando scoppiò la guerra, le forze economiche e politiche, fino ad allora ancora disunite, i cui obiettivi convergevano sulla liquidazione del giolittismo, delle sue moderate aperture democratiche e sul perseguimento di una politica estera espansionistica, raggiunsero un’intesa e per la prima volta si attivarono sulla scena politica. Per compattare dietro di sé queste forze libere e farne un blocco di potere alternativo al giolittismo, il capo del governo Salandra impegnò l’Italia all’intervento bellico a fianco dell’Intesa – una politica non necessaria se l’obiettivo dell’esecutivo fosse stata unicamente l’acquisizione dei “territori irredenti”, che l’Austria avrebbe concesso in cambio della neutralità italiana.

C’è un aspetto della guerra, sottolineato dall’autore, sul quale non avevo ben riflettuto in precedenza: ovvero che un blocco di Paesi alleati costituisce, oltre che un territorio integrato sotto un profilo strategico, anche una piattaforma economica autonoma. Allearsi con l’Intesa significò anche avere un accesso privilegiato ai prestiti, alle forniture, a materie prime ed eventualmente mercati dei Paesi membri – potenze industriali prospere e con un espeso impero coloniale. Non c’è da stupirsi quindi che l’industria italiana conobbe una ripresa spettacolare, mentre lo sforzo bellico, obbligando il “fronte interno” all’unità nell’ottica di uno sforzo nazionale, consolidò i nazionalisti e la classe di liberali oligarchici al potere. Certo, questo grandioso risultato si ebbe al prezzo di qualche centinaio di migliaio di persone che morirono annaspando fra fango e topi, falcidiate in assalti all’arma bianca, arse vive o decimate da carabinieri, e di qualche altro centinaio di migliaio che rimasero ferite, magari perdendo le mani, le gambe o qualche altro brandello.

[continua]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...