La nascita di una potenza mondiale /1

Sono arrivata alla terza puntata, evviva! XD La Storia degli Stati Uniti de il Mulino è davvero una miniera di scoperte. Questa volta mi ha schiuso un punto di vista deangolato su un meccanismo economico del quale so davvero poco e su un evento storico del quale invece si conosce fin troppo. O forse si studiano tante cose tralasciandone altre più controverse?

Nell’ultimo quarto del diciannovesimo secolo l’economia americana crebbe notevolmente, seppure in maniera discontinua: l’incremento di produttività consentito dalla meccanizzazione finiva per creare ciclicamente eccessi di offerta e crisi, superate da nuovi momenti di espansione e sovrapproduzione. Per ovviare a questo inconveniente, i produttori trovarono alcuni metodi per moderare la concorrenza e regolare la quantità (ed il prezzo) dei prodotti immessi nel mercato: le fusioni fra aziende, la creazione di cartelli, e la presenza dei medesimi amministratori nei cda di più aziende (mi ero fatta l’idea che si trattasse quest’ultimo di un fenomeno recente, dell’ultima ventina d’anni, e invece…).
L’agricoltura attraversò un processo simile: lo sfruttamento sempre più intensivo e meccanizzato dei terreni aveva aumentato significativamente la produzione, facendo al contempo crollare i prezzi sul mercato (e gli autori non parlano delle ricadute sull’agricoltura europea dell’arrivo di derrate alimentari a buon mercato dagli Stati Uniti). Gli agricoltori si unirono in cooperative e consorzi, e più ancora animarono vivaci proteste all’interno di “terzi partiti” (ovvero né democratici né repubblicani), in particolar modo nel partito populista, «che chiamò a raccolta gli scontenti con simboli di cospirazione e profezie di decadenza, facendo al tempo stesso specifiche richieste come gruppo d’interesse. Il populismo portò alla luce la profonda convinzione di essere stati traditi.» (p. 37).
Alcuni Stati approvarono leggi restrittive contro i trust, ma le associazioni più colpite furono (non senza coerenza, ma in maniera paradossale, dal nostro punto di vista europeo) i sindacati, colpevoli di turbativa della libera concorrenza sul mercato del lavoro.
Il partito populista finì per fondersi con il partito democratico, senza peraltro essere riuscito a realizzare il proprio programma; nello stesso periodo, sul finire dell’Ottocento, sorse e conquistò crescenti consensi e seguaci il movimento progressista, che si dispiegò (con modalità leggermente diverse) sia fra i repubblicani che fra i democratici.

I progressisti furono i primi, negli Stati Uniti, a promuovere l’adozione degli strumenti messi a disposizione della scienza (in particolare da demografia e statistica) al servizio dell’azione di governo. Il loro programma si proponeva di
1. Incrementare l’intervento governativo in materia di tutela sociale sociale, in un’ottica di salvaguardia del bene comune;
2. Sostituire agli elementi corrotti, incapaci e particolaristici della classe politica (presso cui era diffusa la raccolta di pacchetti di voti tramite capibastone/caporione) figure nuove caratterizzate da onestà, competenza e spirito di servizio;
3. Scardinare il sistema oligarchico in favore di una più ampia partecipazione (ovvero estendere l’accesso alle alte sfere della politica alla élite colta urbana, fino a quel momento esclusa).
Parallelamente al movimento progressista, si fece largo una nuova leva di giornalisti che ne sosteneva l’azione, lo spronava ad interventi più radicali ed invocava una moralizzazione della vita politica e socale del paese: i muckraker (“rastrella-letame”).

rabbit-emoticon-005«L’azione dei muckraker rappresentava (…) una tecnica pubblicitaria anziché una filosofia, uno stile giornalistico popolare piuttosto che un’analisi approfondita. (…) L’azione dei muckraker si rifaceva alla moralità tradizionale, mentre sfruttava il ruolo ormai consacrato dell’osservatore disinteressato: l’investigatore dallo sguardo acuto e dal muso duro, animato da un fiero desiderio di raccogliere tutti i fatti ed esporli ai raggi salutari della pubblicità. (…) Nella loro visione della politica americana vi era un forte pregiudizio contro il governo dei partiti, così come un’inclinazione alle interpretazioni cospiratorie. (…) Coscienza, dovere, carattere, virtù erano le parole d’ordine dei muckraker, come pure la misura della loro limitata comprensione dei problemi che si ponevano all’America progressista.» (pp. 103-4)

Laddove il governo degli stati fu conquistato dai progressiti (come in Winsconsin, governato dal repubblicano-progressista La Follette a partire dal 1900), si pose il problema della contraddizione interna fra due elementi del loro programma: la promozione di una maggiore partecipazione democratica e popolare all’azione di governo, ed al contempo il suo esercizio da parte di una élite tecnica competente. Senza contare che, per consolidare il consenso necessario a sostenere la loro azione di governo, adottarono i medesimi metodi di patronage già denunciati presso gli altri schieramenti. Il bilancio complessivo dei governi progressisti tuttavia fu interessante: ad esempio resero più efficienti i trasporti pubblici, ed approvarono qualche misura di stato sociale.

I progressisti che salivano alla ribalta erano in genere outsider che riuscivano a spuntarla entrando in contrapposizione con i rappresentanti più paludati ed istituzionali del loro partito. Fu questo il caso anche di Theodore Roosevelt (presidente dal 1901 al 1909), repubblicano sui generis che aveva fatto proprie alcune delle istanze progressistiche.
Con Roosevelt furono inaugurate delle politiche di rafforzamento del governo federale, per il quale teorizzava un ruolo da regolatore e mediatore delle varie istanze delle parti sociali in un’ottica di interesse pubblico, nel nome del quale approvò anche le prime norme di tutela ambientale.

[continua]

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5 thoughts on “La nascita di una potenza mondiale /1

  1. Per pura curiosità, il libro riporta come l’ideologia progressista comprendesse anche la promozione dell’eugenetica, pratica oggi invece particolarmente aborrita?
    Viene inoltre citato il “movimento per la purezza sociale” (Social purity movement) nato in questo periodo e che, insieme al “movimento per la temperanza” (Temperance movement), a lungo termine avrebbe portato tra il resto al fallimentare proibizionismo sugli alcoolici negli anni Venti?

    • Della promozione dell’eugenetica non si parla, né del Temperance movement, ma di “purezza sociale” sì, come effetto secondario dell’impegno statunitense nella prima guerra mondiale. Ne accenno nella seconda parte, che posterò prima o poi.

  2. La promozione dell’eugenetica è uno degli “scheletri nell’armadio” dei progressisti, almeno di quelli di fine Ottocento – inizio Novecento… e in genere di tutti i paesi del cosiddetto Occidente.
    A inizio Novecento si tennero anche delle conferenze internazionali in materia.
    Poi, dopo la II Guerra Mondiale l’eugenetica è stata rigettata o, più precisamente, ricondotta storicamente al solo nazismo, quando invece leggi analoghe erano presenti in non pochi altri paesi, e in diversi degli Stati Uniti.
    Alcuni paesi, tra cui la Svezia, hanno proseguito a sterilizzare coattamente determinate categorie di individui (tra cui chi veniva classificato come “malato di mente”) almeno sino agli Settanta.
    È un passato con cui il blocco di paesi in cui viviamo mi pare faccia fatica a confrontarsi, quindi non mi stupisce che il libro di cui sopra non ne faccia cenno…

    • Sì, proprio come dici l’associazione dell’eugenetica al nazismo ha portato al suo oscuramento negli altri paesi, dove pure è stata a lungo consierata una importante frontiera per il miglioramento biologico del genere umano.

      In Italia, prima delle varie riforme ispirate al lavoro di Basaglia, gli internati dei manicomi non venivano propriamente sterilizzati, però venivano sottoposti a terapie ormonali per inibirne l’attività sessuale. Immagino che anche in altri paesi avvenisse qualcosa di analogo.

  3. Pingback: Duemilaetredici | Vacuo sognare

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