L’archivio della contessa D**

Complice tutta una serie di circostanze convergenti, negli ultimi tempi mi capita sempre più di rado di girare fisicamente fra gli scaffali di una biblioteca o di una libreria. Mi dispiace molto, perché i luoghi pieni di libri sono infinitamente suggestivi e densi di stimoli ed anticipazioni: promettono ore gradevoli, producono un’attesa – un po’ come le croste dorate di paste, sfogliarelle, panzerotti e focacce dietro il bancone di una panetteria ad una persona genuinamente golosa.
Ho preso però un’altra abitudine: quella di girovagare a zonzo fra le pagine dei cataloghi online dei singoli editori. Stavo bighellonando nella pagina dedicata alla collana Il divano di Sellerio quando questo librettino ha punto la mia curiosità, e visto che curiosamente in biblioteca c’era, l’ho prontamente preso in prestito.

Che dire, mi è capitata un’autentica chicca. L’archivio è un romanzo breve in forma epistolare che raccoglie lettere, biglietti e telegrammi inviati alla nostra fantomatica contessa D**; ma, sebbene tutti i suoi corrispondenti le scrivano dei propri casi chiedendole consiglio o consolazione, non leggiamo mai le risposte. La nostra protagonista è elusiva, discretissima in tutto ciò che la riguarda.
In questo vortice di chiacchiere, questioni ereditarie, gelosie, piccoli inganni e pettegolezzi, in questo piccolo scorcio sul mondo dell’aristocrazia russa di tardo Ottocento, la nostra contessa è sempre coinvolta, ma raramente si trova al centro dell’azione: è troppo discreta per questo. Al più si limita a dare qualche suggerimento, con tutto il tatto che la situazione richiede, rimamendo sempre ai margini della scena.
Le varie missive sono diverse per lunghezza, tenore, confidenzialità: si va dalle numerose lettere à coeur ouvert della cara amica Mary alle pagine petulanti della principessa Krivobokaja a certi telegrammi dai quali la destinataria dovrebbe intuire più di quanto non si dica. La nostra contessa intreccia una rete di relazioni sociali molteplici e stratificate, rispetto a ciascuna delle quali si presenta come una persona diversa: la moglie devota, l’idolo irraggiungibile, l’amica fedele, la nipote sollecita, benefattrice dei sofferenti… Chi però sia veramente Ekaterina Aleksandrovna non ci è dato sapere: continua a sfuggire, meravigliosa creatura alata nel gran teatro dell’alta società.
È la sua amica Mary ad entrare in crisi, quando alcune delle sue maschere entrano inestricabilmente in conflitto portandola sull’orlo dell’esaurimento nervoso: dietro consiglio di Ekaterina va riposarsi presso un ritiro campestre e da qui, lontana dalla società pietroburghese e dalla sua influenza deleteria, scrive all’amica l’ultima lettera del romanzo, un accorato invito a cercare se stessa: «si può forse vivere in società senza mentire?». Mary non riesce a darsi una risposta, e noi non sappiamo se il suo appello ed i suoi propositi siano andati a segno o siano infine svaporati come tutte le buone intenzioni.

«E che cosa sarà di me, questo inverno? Reciterò qualche parte nella commedia del vostro mondo o rimarrò spettatrice indifferente di questo vano affaccendarsi, di questa lotta eterna di ogni immaginabile orgoglio ed interesse? Chi lo sa? Qui vivra, verra.» (p. 125)

Apuchtin è un autore poco noto, e non senza ragione: scrisse poca prosa e ne pubblicò ancora meno, perché non sopportava l’idea che le sue creazioni fossero date in pasto a critici, salotti e a quella stessa società che frequentava, ma non stimava poi molto, perché ne avvertiva il vuoto al di sotto delle correnti da cui era continuamente mossa. Per reazione nella narrativa si affida allora a potere salvifico della natura (non come universale ma in piccolo, come spazio che restituisce il singolo all’immediato ed al tangibile) e della memoria, specialmente dell’infanzia, del tempo precedente l’ingresso in società.
Ha una scrittura che mi piace molto: acuta, sintetica, efficace ma elegante. È un vero peccato che abbia scritto così poca prosa: appena tre romanzi brevi, di cui uno fantastico (si intitola Fra la morte e la vita ed è stato pubblicato nel 1993 dal microeditore L’Argonauta: se qualcuno dovesse averne notizia, per favore si faccia vivo!).

Autore: Aleksej Nikolaevič Apuchtin (Алексе́й Никола́евич Апу́хтин)
Aditore: Sellerio Anno: 1993 (Edizione originale: 1890) 130 pagg.
Titolo originale: Archiv grafini D** Povest’ v pis’mach (Архив графини Д ** Повесть в письмах)
Traduttrice: Caterina Maria Fiannacca
ISBN: 9788838909290

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