Come nasce una dittatura /2

Oltre all’opposizione esterna, rappresentata dai partiti socialisti, dal partito popolare e dalle testate che facevano riferimento ad essi, Mussolini doveva tenere a bada anche la sua maggioranza composita: il listone che aveva la maggioranza in parlamento era composta da fascisti, destra storica, nazionalisti e varie altre forze coalizzatesi in funzione anticomunista che non erano certo desiderose di promuovere la violenza.
Non solo: Mussolini doveva tenere insieme anche il Pnf, di cui Borgognone ricostruisce le due anime: da un lato lo squadrismo di provincia, incarnato da ras come Roberto Farinacci ed intellettuali come Curzio Malaparte, per i quali la timidezza del duce nel rivendicare l’assassinio e proteggere gli assassini era un segno del rammollimento prodotto dai palazzi romani; dall’altro i «revisionisti», nazionalisti sostenitori dello stato centralizzato e dei principi di legge e ordine, che da tempo chiedevano a Mussolini di arginare i raid violenti e l’esaltazione dell’illegalità e del “me ne infischio” degli squadristi.
Tenendo insieme la sua coalizione dando a intendere a ciascuna delle sue componenti di condividerne le istanze, manovrando le fughe di notizie sulle indagini in corso per controllare l’entità dello scandalo che ne sarebbe scaturito, ed alternando minacce alle opposizioni e promesse che la giustizia avrebbe fatto il suo corso, Mussolini riuscì a traghettare la sua compagine attraverso le acque agitate della crisi prodotta dallo scandalo, sempre presentandosi come l’unica figura unificatrice del fronte antisocialista.
In quel semestre anzi colse l’occasione per tutelarsi: in novembre emanò un decreto che consentiva alle forze dell’ordine di ritirare i giornali riportanti notizie atte a turbare l’ordine pubblico ed a fare multe salate; gli attirò le critiche delle componenti moderate del Parlamento, che però preferirono ancora appoggiare Mussolini piuttosto che unirsi alle forze socialiste.
Il tempo passava e Mussolini era ancora al suo posto: il decretò che sospendeva di fatto la libertà di stampa passò, il governo incassò varie volte la fiducia della Camera, ed il 3 gennaio del 1925 si sentì abbastanza forte da uscire dall’angolo passando al contrattacco: nel suo discorso denunciò le violenze dei socialisti, presentò il fascismo come l’ultima sponda del patriottismo e ne rivendicò sprezzantemente la guida.
Iniziò in quel momento la dittatura? Giovanni Borgognone ricostruisce un quadro ancora fluido ed incerto. Le opposizioni erano impotenti perché le istituzioni statali si schierarono con il governo prima ancora dell’approvazione delle «leggi fascistissime». Rotto un tabù con l’omicidio Matteotti, altri esponenti di primo piano delle opposizioni furono pestati ed uccisi; i galantuomini della vecchia classe politica – Giovanni Giolitti, Vittorio Emanuele Orlando ed Antonio Salandra – che avevano continuato a costituire un punti di riferimento, erano ormai decrepiti e morirono di vecchiaia uno dopo l’altro.

Il libro di Borgognone è ottimo: ricostruisce gli eventi con puntualità ma senza perdersi dietro ad ogni virgola e starnuto (l’approcio adottato invece da Renzo De Felice nella sua monumentale biografia, che avevo trovato stroncante), e fornisce di volta in volta informazioni di contorno per contestualizzare il tale evento spicciolo o la talaltra dichiarazione.
Oltre a ricostruire il delitto Matteotti ed i successivi sei mesi di crisi, Come nasce una dittatura compie almeno altre due operazioni:

  1. Restituisce volto e spessore alla figura di Giacomo Matteotti, oggigiorno ingiustamente ricordato solo sotto forma di cadavere propedeutico all’avvento della dittatura fascista o di nome per vie e corsi. Si trattò invece di un uomo onesto, disinteressato e coraggioso, che misurava le parole ma andava in fondo a ciò che intraprendeva. È un peccato che sia ricordato per il modo in cui è morto e non per il modo in cui è vissuto.

  2. Borgognone riporta svariati stralci di discorsi parlamentari e di articoli di giornale, aprendo così una finestra sul discorso pubblico del tempo: sono rimasta affascinata dagli argomenti a cui i vari attori politici facevano ricorso ed ancora di più dalla lingua italiana, che al confronto è invecchiata assai più rapidamente, mentre si potrebbero ritrovare argomentazioni piuttosto simili anche in tempi recenti. Anche uno scribacchino in fez nero si esprimeva in un lessico piuttosto variegato e flamboyant.

Allora, come nasce una dittatura? Perché il fascismo riuscì ad attecchire? Quali furono le condizioni del suo successo? Traendo spunto dalla lettura di Borgognone (ed altri autori) provo a fare qualche ipotesi:

  1. Innanzitutto una crisi economica sufficientemente grave da provocare un arretramento significiativo dello stile di vita e delle prospettive della classe media.

  2. Una grave crisi economica è già di per sé un elemento destabilizzante, ma diviene dirompente in presenza di un sistema politico debole, peggio ancora se infestato da clientelismo, lobbismo ed opacità.

  3. La presenza di un gruppo organizzato che faccia leva su questi due elementi critici proponendosi come “unica soluzione” alternativa ad ogni altro agente politico.

Il fascismo fece esattamente questo: produsse una narrazione conveniente della crisi in corso e si propose come unico movimento politico capace di unire le energie della nazione e proiettare l’Italia in un futuro di prosperità, potenza e normalità; allo stesso tempo fece un uso sia sistematico che istintivo della violenza per annientare ogni opposizione.

«Il regime democratico italiano, secondo i fascisti, aveva dato al popolo l’illusione di essere sovrano, lasciando però di fatto il potere a forze irresponsabili e segrete e respingendo la gente comune ai margini dello Stato. Il fascismo si proponeva pertanto come un movimento politico in difesa del popolo e contro quelle oligarchie di politicanti che, falsando la volontà delle masse, avevano sino ad allora governato a proprio esclusivo vantaggio. Si riteneva giunto il momento in cui la sovranità sarebbe dovuta passare a chi sapeva «decidere» in nome del popolo.» (p. 15)

L’unica vera mancanza del libro è l’assenza di una bibliografia strutturata. Ho preso nota di un paio di titoli (uno, La rivoluzione liberale di Piero Gobetti, l’ho da parte da leggere già da qualche tempo) ma avrei gradito assai di più una bella biografia ragionata. Anche in sua assenza, una lettura ottima.

Titolo completo: Come nasce una dittatura. L’Italia del delitto Matteotti
Autore: Giovanni BORGOGNONE
Editore: Laterza Anno: 2012 265 pagg.
ISBN: 9788842098331

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...