Hyperion

Pagina dopo pagina, man mano che l’universo di Hyperion si dispiegava, si è fatta strada una sensazione particolare: una sorta di scampato pericolo, di piccola vertigine per aver schivato il rimpianto che non leggere questo romanzo mi avrebbe provocato. È quello che sarebbe successo, non fosse stato per alcune gentili pressioni. Tu-sai-chi, davvero grazie mille.

Hyperion costituisce una sorta di rivisitazione fantascientifica dei Racconti di Canterbury: sette pellegrini sono diretti alle Tombe del Tempo, luogo di riposo del misterioso dio assassino Shrike. Nessuno di loro è un seguace del culto dello Shrike, ma ciascuno spera ardentemente di ricevere il premio destinato, secondo la leggenda, a chi porti a termine il pellegrinaggio: veder esaudito un desiderio, quale che esso sia.
I sette si svegliano sull’Yggdrasil, astronave alberiforme dell’ordine Templare giunta ormai in prossimità del misterioso pianeta Hyperion che ospita le Tombe del Tempo; per ingannare il tempo, e per fugare la diffidenza reciproca, poiché circola voce che uno di loro sia una spia al servizio degli invasori alieni Ouster, lungo il cammino i sette raccontano ciascuno la propria storia.
Si susseguono così il Racconto del prete, del soldato, del poeta, dello studioso, dell’investigatrice e del console, man mano che i pellegrini si avvicinano alla meta attraversando gli strani paesaggi di Hyperion. Ciascun racconto rispecchia la diversa provenienza, estrazione e personalità del pellegrino cui appartiene; il suo modo di vedere le cose come pure il frammento di conoscenza che ha della situazione complessiva: un guazzabuglio che ci si inizia a figurare solo mettendo insieme i tasselli delle storie e che, non ho remore ad ammetterlo, via via che il romanzo si avvicinava alle sue battute finali, mi ha intrigata più ancora del mistero in cui erano avvolti pellegrini, pellegrinaggio, Shrike e Tombe del Tempo.

Si dà il caso che i pianeti che fanno parte dell’universo di Hyperion siano confederati e governati da un unico ente esecutivo, l’Egemonia; la sua capacità di esercitare il potere di governo però si basa in larga parte su alcune tecnologie messe a disposizione dal Nucleo, un sistema di Intelligenze Artificiali autonome che hanno assiste le autorità umane per propria spontanea decisione. Il Nucleo consente all’Egemonia di gestire una immensa mole di dati; e rende possibili spostamenti interplanetari tramite delle teleporte.
L’Egemonia però è attraversata da delle linee di frattura; Dan Simmons non ne fa l’argomento principale, né le lascia completamente sullo sfondo; fa sì che periodicamente riemergano nelle storie dei pellegrini, con un andamento carsico nella narrazione delle cose.
L’Egemonia è destabilizzata dalle incursioni degli Ouster, invasori tecnologicamente più evoluti di cui non sono chiare le origini, le finalità né la strategia; di uno dei loro raid è stato testimone il colonnello. Al proprio interno, l’Egemonia sconta lo scontento di alcune popolazioni planetarie locali che non hanno beneficiato dalla connessione alla Rete interplanetaria (Racconto del console). Inoltre la dipendenza dal Nucleo la rende intrinsecamente fragile: basterebbe un cambiamento di equilibri fra le varie Intelligenze Artificiali – uno spostamento d’opinione – per alterare lo stile di vita dei cittadini dell’Egemonia nonché la capacità dell’Egemonia stessa di esercitare il suo potere di governo.
Scontro di civiltà, perdita di consenso, dipendenza da una tecnologia sulla quale non c’è controllo: un bel tris.

Tutto in una prosa bella ma non orpelluta, anzi equilibrata; azzarderei quasi: classica. Le pagine introduttive fino al Racconto del prete mi hanno fatta penare, imbruttite come sono dalla prosa prosaica americana, dalla quale però Simmons magicamente frulla via non appena entra in Hyperion e nelle vite dei suoi personaggi.

Se c’è una cosa che amo del fantastico è la disinvoltura con cui consente ai narratori di maneggiare i limiti del reale. Adoro quando i personaggi si innamorano di graziose serpi all’ombra di un sambuco, quando montano su cavalcature volanti per andare sulla Luna, quando stormi di anatre selvatiche si portano via interi laghi ghiacciati e chi ha ricevuto in ricompensa dell’oro fatato si ritrova con la saccoccia piena di foglie secche. È intrigante quando l’autore ricorre al fantastico per rivelare aspetti poco evidenti del reale; ma ci si può beare anche solo del galleggiare con la fantasia in un mondo alternativo.
Lo scarso interesse verso robot e pistole laser mi ha tenuta lontana dalla fantascienza per molto tempo, lasciandomi ora il piacere della scoperta.

Autore: Dan SIMMONS
Titolo originale: Hyperion
Traduttore: G. L. Staffilano
Editore: Interno Giallo Anno: 1991 (Edizione originale: 1989) 422 pagg.
ISBN: 8835600545

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