Teorema

E niente, dopo Ragazzi di vita sono voluta tornare sulla scena del delitto ma io e Pasolini sembriamo destinati a non incontrarci. Anche in Teorema, PPP fa delle scelte che non capisco (ignoranza mia, ci mancherebbe) e che non riesco ad apprezzare molto.

La nostra storia è ambientata in una villa immersa nel verde, situata nella semi-campagna dei dintorni di Milano, dove una famiglia più che benestante è raggiunta da un ospite, un ragazzo sulla ventina dagli occhi chiari. Trasudando una sensualità innocente, ma non ingenua, il ragazzo dagli occhi chiari porta un elemento di perturbazione in Paolo, il padre di famiglia, presidio della morale convenzionale borghese; in sua moglie Lucia, specchio del benessere materiale e dell’annoiata morale della famiglia; nel figlio Pietro, irrequieto in bilico fra adolescenza e giovinezza; nell’introversa figlia minore Odetta; nella devota domestica Emilia.
Alla sua partenza, repentina quanto il suo arrivo, ciascuno dei cinque è come rinato a se stesso, e si scrolla di dosso le costrizioni sociali che aveva fino ad allora così disciplinatamente portato addosso, fin nel suo stesso corpo. Paolo si denuda in Stazione Centrale e dona la sua fabbrica agli operai; Lucia si abbandona al piacere del sesso fuori delle pastoie del matrimonio; la domestica Emilia diventa una taumaturga.

Parto da un’osservazione laterale. Premesso che non ho visto il film, solamente alcuni spezzoni ed immagini sparsi, devo dire di essere rimasta piuttosto perplessa dal casting di Terence Stamp. Il ragazzo dagli occhi chiari che compare nel romanzo, perlomeno, come l’ho immaginato io, è una figura sensuale sì, ma anche quasi angelica nel suo candore. La forza dirompente con la quale infrange la vita e le opinioni dei suoi ospiti non è nella volontà di infrangere le regole, bensì nella libertà da quelle regole. Il ragazzo dagli occhi chiari non fa pressioni sui personaggi, ma si limita ad usare in piena libertà il proprio corpo. Se i suoi ospiti ne sono turbati è perché questa libertà li pone di fronte alle loro stesse contraddizioni: alle pulsioni che vivono ed ai limiti convenzionali che hanno abbracciato.

Tuttavia Terence Stamp non riflette per niente questa immagine. Ha il volto troppo scavato, e nelle immagini che ho visto ha un sorriso allusivo, quasi malizioso. È carnale e fin troppo umano, mentre ai miei occhi il ragazzo dagli occhi chiari è una figura quasi magico-simbolica; non ha nome, non ha passato né futuro; ad un certo punto, senza ragione apparente arriva, ed allo stesso modo se ne va. Cosa aveva in mente Pasolini? Non mi è molto chiaro.

Teorema non mi ha fatta impazzire. Santo cielo, si capisce che è stato scritto da uno che sa scrivere, che ha un istinto mostruoso per la parola. Però è proprio proprio didascalico, una specie di manifesto della liberazione sessuale sessantottina. Magari all’epoca era sconvolgente, ma adesso questo suo schematismo conferisce alla narrazione una rigidità che non saprei chiamare con altro nome che di rigor mortis. A tratti pare una parabola sul piacere, l’uso del corpo e la morale borghese. Come De Sade, che travestiva i suoi racconti pornografici da dissertazioni filosofiche sulla liberazione morale; ma al contrario.  rabbit-1-smiley-060

Sono rimasta piuttosto sorpresa nel leggere che il film ebbe problemi per via di alcune scene giudicate troppo esplicite, al limite dell’oscenità; nel romanzo infatti non c’è niente di tutto ciò, il narratore è estremamente pudico. Anzi, è talmente pudico che a rimanere fuori dalla narrazione non sono solamente gli eventi pruriginosi che scandalizzarono (e richiamarono al cinema) il pubblico italiano del tempo, ma molta dell’interiorità dei personaggi. Il narratore li descrive, ma l’impressione è quella di un racconto delle scene del film fatto a beneficio di qualcuno che non ha potuto vederlo. rabbit-1-smiley-061

Nel complesso non mi ha avvinta; posso valutarne equanimemente i pregi, ma dopo il primo paio di capitoli la lettura ha iniziato a farsi noiosetta, nonostante – grazie al cielo – forse proprio per il fatto è stato concepito dopo il film, in questo romanzo non si trovi il vezzo tutto pasoliniano per l’ “autentico” ed il “grezzo”, che nelle mani di un artista che grezzo non era, diveniva una sorta di riproduzione affettata della semplicità.

Autore: Pier Paolo PASOLINI
Editore: Garzanti Anno: 1999 (Edizione orginale: 1968) 206 pagg.
ISBN: 9788811669043

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...