Il condominio

Ho iniziato a leggere Il condominio incuriosita da un autore che non avevo mai incontrato prima, dalla trama che prometteva una distopia di carattere sociologico, e dalla copertina con la Città nuova di Sant’Elia, la quale, insomma, prometteva bene. Dopo la prima ventina di pagine però ho perduto lo slancio e solo il ritorno a Seoul ed un pomeriggio a -14° che dissuadeva da qualsiasi progetto di uscita mi hanno spinta a terminare la lettura. Ora mi trovo nella situazione di scrivere qualcosa in proposito, il che è non poco imbarazzante.

Il condominio del titolo è un complesso di 4 edifici di 40 piani collegati fra loro, che ospitano mille appartamenti oltre ad una serie di serivzi fra cui ristorante, supermercato, piscina e scuola materna. L’architetto progettista del condominio, Anthony Royal, si era premurato che la distribuzione degli appartamenti ai condomini seguisse criteri gerarchici: ai comuni lavoratori i piani bassi, ai colletti bianchi i piani intermedi, a personaggi facoltosi e/o in vista i piani alti, riservando infine per se stesso l’attico all’ultimo piano.
Le relazioni fra condomini dei diversi piani però non tarda a guastarsi, con quelli dei piani alti che trascorrono le notti in festini interminabili i cui rifiuti vengono gettati con spregio e noncuranza sui balconi dei condomini dei piani inferiori, e gli abitanti dei piani bassi che fanno raid e ritorsioni andando ad insozzare le strutture comuni e le proprietà dei condomini dei piani alti. Quando le forniture di acqua ed elettricità iniziano a singhiozzare a partire dai piani bassi, esasperando gli animi, iniziano spedizioni notturne con pestaggi e razzie, e l’ordine sociale innervato nel palazzo finisce per collassare.

Ok, tutto questo suona interessante, ma purtroppo il romanzo è davvero carente di tensione. In qualsiasi corso di scrittura per princpianti si spiega che la molla elementare di una storia è un personaggio con un obiettivo che viene continuamente frustrato; quindi ci vogliono (come minimo) un personaggio, un’aspirazione, e degli ostacoli. Ne Il condominio di personaggi principali ne abbiamo tre: oltre al già citato Anthony Royal abbiamo Robert Laing, un docente universitario che abita in uno dei piani intermedi, e Richard Wilder, un reporter che abita con moglie e figli nei piani bassi. I loro obiettivi però sono piuttosto fumosi: se Royal ha voluto iscrivere un ordine sociale nel suo progetto architettonico (e purtroppo questa idea, che sarebbe stata anche interessante, non è stata sviluppata oltre), Wilder desidera scalare il condominio fino all’ultimo piano (per un senso di riscatto o rivalsa? Non lo sappiamo), mentre Laing non desidera niente in particolare: vivacchia; visto che è appena uscito da un divorzio verca di non infilarsi in un’altra storia sentimentale; quando iniziano le razzie si unisce senza eccessivo trasporto ad un gruppo di saccheggiatori; tira a campare, insomma.

Ora, sono d’accordo con chi sostiene che tutte queste norme sul come si scrive una storia funzionano solo per chi non le sa infrangere: esistono fior fior di romanzi splendidi privi di una trama degna di rilievo e che vivono grazie alla sola forza dei loro personaggi, o dell’ambientazione, od anche solo della scrittura del loro autore. Purtroppo non è questo il caso de Il condominio, che finisce per diventare inutilmente ampolloso nelle descrizioni delle varie azioni di vandalismo, senza aggiungere granché all’affresco complessivo della distruzione di un ordine sociale fondato su un’inamovibilità dichiarata (perché cosa c’è di più immutabile del cemento?).

Soprattutto, il mancato sviluppo di quest’idea di costruzione a tavolino di una società gerarchizzata, rende non necessario tutto il racconto del crollo del suo ordine. Quello che succede dopo non supera la prova del “E allora?” perché non sono stati chiariti a sufficienza i presupposti di ciò che viene fatto prima.

Inoltre ci sono un sacco di eventi che rimangono privi di una spiegazione convincente. Perché gli inquilini dei piani alti sono così sprezzanti nei confronti di quelli dei piani di sotto? Perché la gente smette di uscire dal condominio? Perché per i condomini è importante che ogni cosa si consumi all’interno del condominio e nessuno cerca un aiuto esterno? Perché quando gli impianti di elettricità, condizionamento hanno iniziato a guastarsi nessuno ha pensato di ripararli, invece di lasciar precipitare tutto il condominio in una spirale di violenza?

Non so, non mi ha convinta. Ho un sacco di libri di Ballard da parte, e vorrei dargli un’altra chance, ma Il condominio mi ha detto veramente poco.

Autore: James Graham BALLARD

Editore: Feltrinelli Anno: 2009 (Edizione orginale: 1975) 192 pagg.

Titolo originale: High Rise

Traduttore: Paolo Lagorio

ISBN: 9788807817557

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...