Il giuoco delle perle di vetro

«Ma per quanto ci guardi e comunque voi lo presentiate, m’imbatto sempre nella medesima causa di tutte le vostre singolarità. Voi avete una stima eccessiva della vostra persona o dipendete troppo da essa: che non è la stessa cosa come essere una grande personalità. Uno può essere per intelligenza, volontà e costanza un astro di prima grandezza ma centrato così bene da girare col sistema, del quale fa parte, senza alcun attrito o spreco di energia; un altro possiede le stesse doti o ne ha magari di più belle ma l’asse del sistema non lo attraversa esattamente ed egli spreca metà della sua energia in movimenti eccentrici che lo indeboliscono e turbano chi gli sta intorno
(Herman Hesse, Il giuoco delle perle di vetro, p. 390)

Elogiare la sintesi di Hesse parlando di un mattone come Il giuoco può sembrare temerario, ma l’immagine dell’individuo non integrato come un elemento fuori asse, che nei suoi movimenti ordinari è costretto ad un’orbita eccentrica, mi ha colpita molto. Sarà anche perché è il modo in cui mi sento in questo periodo. Niente come la sintesi di una similitudine per mettere ogni cosa in prospettiva, anche il disagio, e riportare serenità.

Il giuoco delle perle di vetro di Herman Hesse è letto Ad Alta Voce (Radio3) da Daniela Di Giusto (nella prima puntata introduzione di Massimo Cacciari). Link alle puntate [qui].

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