Potatoes (감자) /1

potatoes-%ea%b0%90%ec%9e%90Questo libretto mi è capitato in mano mentre gironzolavo fra gli scaffali della biblioteca universitaria in cerca di tutt’altro. È stata una casualità entusiasmante, perché questo racconto, con la sua fama di essere una delle opere fondative della letteratura coreana moderna, è stato fra i miei desiderata per un sacco di tempo.

La giovane Poknyŏ vive insieme al marito, un nullafacente molto più anziano di lei, in un quartiere malfamato sorto fuori dalle mura di Pyŏngyang. Patate è il racconto della caduta di Poknyŏ, un graduale degrado morale innescato dalla miseria e dall’incapacità della ragazza di mantenersi ligia agli imperativi etici ai quali era stata educata anche al mutare delle circostanze.
Poknyŏ infatti proviene da una famiglia di studiosi confuciani caduti in disgrazia e ridottisi a tirare avanti come contadini. L’infelice matrimonio combinatole dalla famiglia ad un uomo cronicamente incapace di tenersi un lavoro è lo scivolo che conduce entrambi ad una condizione di sempre maggiore indigenza. Finiti sul lastrico come contadini, cercano prima di lavorare a servizio, e sono infine costretti a trasferirsi fuori dalle mura di Pyŏngyang.
Poknyŏ alterna l’accattonaggio e qualche lavoretto saltuario, quindi finisce per prostituirsi on gli altri mendicanti del quartiere; infine ricorre al furto, e quando viene colta sul fatto a rubare un cesto di patate, il proprietario dell’orto, un cinese di nome Wang, ne fa la propria mantenuta con il beneplacito del marito.

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Émile Zola a P’yŏngyang
Il motivo per cui Patate occupa un posto non di secondo piano nella storia della letteratura coreana moderna è che si tratta della prima opera letteraria del Naturalismo coreano.
Il Naturalismo è un movimento nato in Francia nella seconda metà dell’Ottocento sull’onda dei progressi della scienza e della sua promessa positivistica di riuscire un giorno ad afferrare e spiegare la realtà nella sua interezza. Ciò che i naturalisti si proponevano di fare era di introdurre il metodo scientifico in letteratura: quindi di raccontare storie aderenti alla realtà, utilizzando un metodo di scrittura che mirava all’analisi minuta delle vicende e riduceva ai minimi termini gli interventi del narratore. Il risultato sono stati romanzi corposi, terribili, e bellissimi (ricordo ancora la lettura di Gérminale di Zola come un graffio di indicibile splendore – seguito dalla decisione di non leggere più di un Zola all’anno).
Ora, questa idea – e le opere nate sulla sua scorta – ebbe tanto successo che fece presa anche fuori dalla Francia. Normalmente alle superiori si accenna alla sua diramazione italiana – il Verismo – e lì ci si ferma. Ma ci si perde il bello! Le opere dei naturalisti (soprattutto di Zola) infatti arrivarono fino in Giappone, prima in traduzione inglese ed in un secondo momento nell’originale francese; qui, nei primissimi anni del Novecento, furono ripubblicate in traduzioni giapponesi variamente infedeli (per renderle più accessibili al grande pubblico a personaggi furono dati nomi giapponesi e così via). Fu proprio una di queste traduzioni di Zola a finire in mano a Kim Tong-in mentre era in Giappone a fare l’università, a folgorarlo, e a spingerlo a cimentarsi lui stesso nella scrittura di un racconto naturalista: si tratta di proprio di Patate, che nel 1925 introdusse il naturalismo anche in Corea.
Fra la pubblicazione di Germinie Lacerteux (1865) e di Patate (1925) trascorsero sessant’anni: tanto il tempo impiegato da un’idea per coprire la distanza fra Parigi e P’yŏngyang. Sessant’anni sono un sacco di tempo. Mi piace pensare a questa idea che si mette in cammino, che cambia abiti e parlata dopo aver incontrato gente diversa ed averne accettato l’ospitalità, e ogni volta si rimette in viaggio. Un giorno lo studente Tong-in la incontra sulla bancarella di una libreria di Tōkyō, le offre ospitalità, la invita anche ad accompagnarlo a casa.
Si tratta di un pensiero che funge da contravveleno all’ansia da velocità da cui siamo afflitti: un’idea sufficientemente potente arriverà ovunque ci siano orecchie disposte ad ascoltarla, e questo indipendentemente da tempo e distanze.

[continua]

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