Potatoes (감자) /2

La caduta
Il tema centrale del romanzo è quello della caduta della protagonista: non solo la sua perdita di status sociale, ma anche – anzi, soprattutto – la sua perdita di statura morale.
Per capire meglio la faccenda della caduta, occorre tenere presente che la società coreana è stata divisa per secoli in un sistema piuttosto rigido di classi sociali: la posizione più alta era occupata dagli studiosi confuciani, seguiti dai contadini, da artigiani e commercianti, e infine da schiavi e fuoricasta. La famiglia di Poknyŏ è formata da studiosi impoveriti e divenuti contadini; la ragazza invece, sposata ad un fannullone, percorre in breve tempo l’intera piramide sociale in discesa, passando da contadina a lavoratrice a servizio, e infine a fuoricasta.
Avrebbe potuto essere la storia patetica dell’umiliazione di una donna costretta dalle circostanze materiali a tradire i valori in cui crede; Kim Tong-in invece prende una strada più complessa. Quello che colpisce di Patate, infatti, è il pervertimento del sistema di valori di Poknyŏ: l’accettazione di comportamenti che l’educazione confuciana impartitale in famiglia le aveva insegnato a rigettare. Poknyŏ trasgredisce, una dietro l’altra, a tutte le norme che avevano delimitato il suo mondo, e lei stessa esce trasformata da questo processo.
Le patate del titolo simboleggiano proprio i bisogni materiali, modesti ma indispensabili, che fungono da incentivo alle trasgressioni di Poknyŏ. La caduta di Poknyŏ corrisponde quindi allo spostamento del centro del suo mondo morale dagli imperativi appresi in famiglia al cesto di patate, ovvero al soddisfacimento dei bisogni materiali.

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Nella postfazione, Bruce Fulton presenta due letture critiche della parabola discendente di Poknyŏ; la lettura tradizionale sottolinea la subalternità di Poknyŏ rispetto ai ruoli previsti per le donne dalla società del tempo (padrona di casa, serva, prostituta); Fulton invece sottolinea il suo ruolo attivo nel disporre strategicamente di se stessa in faccia alle circostanze contingenti.
Non so fino a che punto abbia senso cercare di definire il personaggio di Poknyŏ come subalterno o proattivo (dopotutto, a quali donne era concesso di emanciparsi dai suoli sociali canonici? e d’altro canto, l’intrapendenza di Poknyŏ non è forse parte integrante della sua caduta?), e ho qualche dubbio che fosse questo l’intento dell’autore.
A me sembra che la questione centrale del racconto sia la trasformazione sociale e morale del personaggio. Il bilancio di questa trasformazione dipende dal valore attribuito dal lettore al cesto di patate: se si pone l’accento sui valori, Poknyŏ è vittima di una perversione dettata dalle circostanze; se invece si assegna il primato alla sopravvivenza, quella di Poknyŏ è una emancipazione da norme oppressive.

Vale peraltro la pena di ricordare che Kim Tong-in, riprendendo il tema della donna caduta, rivisita un grande classico del Naturalismo francese (vedi il già citato Germinie Lacerteux dei fratelli Goncourt, o Gervaise ne L’Assommoir di Zola).

Porta dei Sette Astri (Ch’ilsŏngmun) di P’yŏngyang [fonte]

Geografie dell’esclusione
Prima di concludere il post, volevo prendere nota di due cose segnalate da Fulton; ad una non avevo fatto caso, mentre l’altra non mi era sfuggita.
La prima riguarda la geografia del racconto. Non è casuale il fatto che che Poknyŏ e suo marito risiedano fuori dalle mura di P’yŏngyang. Kim lo sottolinea sin dall’incipit:

«Rissa, adulterio, omicidio, furto, detenzione… i bassifondi fuori della Porta dei Sette Astri erano un terreno da cui nascevano ogni tragedia e violenza di questo mondo. Prima di andare ad abitare lì, Poknyŏ e suo marito erano stati contadini.» (p. 8/9)

L’esclusione geografica di Poknyŏ e suo marito dalla città potrebbe alludere alla loro esclusione dalla società civile. Ci si può poi dividere se questa esclusione abbia una valenza negativa (ostracismo dalle relazioni comunitarie “normali”) o positiva (liberazione da strutture sociali rigide, simboleggiate dalle mura). Secondo me Kim Tong-in avrebbe propeso per una lettura negativa.
La seconda riguarda la geografia sociale del racconto: l’amante fisso di Poknyŏ, Wang, infatti è cinese, ed a giudicare dalle somme pagate a Poknyŏ in cambio dei suoi favori, è anche benestante – o lo è al confronto degli abitanti del quartiere della Porta dei Sette Astri. Sarebbe interessante saperne di più sugli “stranieri dell’Impero” residenti nella Corea coloniale, sui loro rapporti con coreani e giapponesi, e sulle loro sorti dopo il 1945.

Sono davvero contenta di questa lettura. Finché mi trovo qui cercherò di approfittare della biblioteca universitaria perciò chissà, in una forma o in un’altra la letteratura coreana troverà di nuovo spazio qui su Asaki. ^_^

Autore: KIM Tong-in (hangŭl: 김동인; hanja: 金東仁)
Editore: Asia Publishers   Anno: 2015 (Edizione originale: 1925)   68 pagg.
Collana: Bi-lingual Edition Modern Korean Literature #086
Titolo originale: Gamja (hangŭl: 감자)
Traduzione del titolo: Patate
Traduttore: Kevin O’Rourke
ISBN: 979-11-5662-060-0

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