Scenes from the Enlightenment /2

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Altri grovigli
Diversamente da Hyeongjun, che ha una presenza carsica nel romanzo, Bopu compare e scompare come una fiamma al fosforo, occupando la scena per intero per poi ritrarsi nell’ombra delle stanze interne di Casa Bak. La cogliamo a sgattaiolare furtivamente per andare a vedere il volto del suo promesso, a poco meno di un’ora dalle nozze. Le hanno detto che è un figlio di Bak Seonggwon, ma quale? Quello che aveva visto di sfuggita un giorno e su cui aveva fantasticato tanto a lungo? Scottata dalla delusione, Bopu non può che sciogliersi in lacrime. Quindi si ricompone, indossa il suo abito da sposa, si rifà il trucco e va incontro allo sposo nella stanza in cui trascorreranno insieme la notte per la prima volta senza esitare nemmeno per un passo.

Il matrimonio è un pensiero costante per tutti i personaggi, una volta che raggiungono l’età pubere. Per Ssangne è un fulmine a ciel sereno. Bobu lo attende con curiosità. Daebong, compagno di scuola e di scorribande di Hyeonggeol, invece continua a sperare che gli impegni presi dal padre con la famiglia della sua promessa non arrivino a nulla, che per qualche ragione il matrimonio vada a monte. Così passa le sue serate irrequiete a zonzo con l’amico, oppure a casa di Chilsung, quando è sicuro che lui non ci sia, per giocare a carte e chiacchierare con la sua di moglie, la ragazza di P’yŏngyang.

Benché non ci sia un protagonista vero e proprio del romanzo, fra tutti i personaggi uno dei maggiori catalizzatori dell’azione è Hyeonggeol. Diciannovenne irrequieto a cui sta stretta la vita di paese,  è la personificazione dei sommovimenti dell’epoca in cui è ambientata la storia. Hyeonggeol si taglia i capelli corti (mentre tradizionalmente gli uomini tenevano i capelli lunghi legati in una crocchia), si oppone al matrimonio, appare sempre alla ricerca di qualcosa, anche se forse non sa bene cosa.

La grande corrente
Se è vero che l’attenzione di Kim Namch’ŏn per le vicende dei singoli personaggi crea una narrazione frantumata, è vero anche che il romanzo non è privo di unità. Daeha racconta la storia di due generazioni di una famiglia attraverso gli occhi dei suoi vari membri, ed attraverso di essa mette in scena la storia di una comunità. Ma in Daeha c’è anche un’altra narrazione, legata al momento storico in cui è ambientato il romanzo: è la storia dell’avvento delle “cose moderne” in Corea, dell’infiltrazione di merci e istituzioni moderne che si fanno strada attraverso le crepe della tradizione – una partita di calzini di foggia occidentale, un innario, un taglio di capelli, un torneo di atletica interscolastico.

La grande corrente allora può essere quella della vita del villaggio, che va avanti più forte dei drammi privati dei singoli personaggi.
Oppure può essere quella dei tempi moderni, e dell’ingresso del piccolo villaggio nell’alveo del grande fiume in cui scorre il resto del mondo.

Anche stilisticamente, il romanzo è molto bello. Ogni personaggio ha la sua temporalità, perciò l’effetto complessivo è di duttilità del tempo, di perdita di assolutezza del tempo collettivo.
L’inflenza del modernismo si sente – anzi, a questo punto mi piacerebbe capire meglio quale sia stata la formazione letteraria di Kim Namch’ŏn. Non so nemmeno quanti studi ci siano, perché per via della sua biografia tormentata (nel ’45 scelse il Nord comunista, dove però si rese inviso alle autorità prima di morire nei primi anni ’50) le sue opere sono state oggetto di censura fino al 1988 al Sud, mentre al Nord non so.

Mi piacerebbe rileggerlo. Dico di più: mi piacerebbe leggerlo in originale. Chissà se lo trovo alla mia libreria dell’usato di fiducia. Potendo esprimere una velleità totale, sarebbe bello provare a tradurlo.
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Autore: KIM Namch’ŏn (hangŭl: 김남천; hanja: 金南天)
Editore: Dalkey Archive Press   Anno: 2014 (Edizione originale: 1939)   254 pagg.
Titolo originale: Daeha (hangŭl: 대하; hanja: 大河)
Titolo in italiano: Il grande fiume, oppure La grande corrente
Traduttore: Charles La Shure
ISBN: 978-1-62897-068-5

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