Duemilaediciassette

Finalmente saluto un anno nel quale le letture sono state fagocitate dal lavoro di tesi. Secondo la contabilità di Goodreads, nel 2017 avrei letto 59 libri per un totale di 13’603 pagine – ma nel calcolo manca la tonnellata e mezzo di rosa scadenti che ho macinato fra febbraio e maggio, perciò dovrei aver superato il traguardo del 2016 di 64 libri x 19’104 pagine.
Ma i numeri non dicono tutto, e le letture di quest’anno che non sono state dettate da ragioni accademiche o dalla scarsa propensione all’impegno, sono state perlopiù disordinate. Ma mi hanno regalato alcune sorprese.

Narrativa

Ursula LE GUIN, La spiaggia più lontana, Le tombe di Atuan, L’isola del drago, Il mago (Nord)
Non conoscevo il mondo narrativo della Le Guin, ma il respiro delle sue storie, delle immagini che sceglie (rese splendidamente in italiano da Roberta Rambelli) mi hanno rivelato un fantasy affascinante, dalla profondità sobria e complessa, lontano dal manicheismo che ammorba il genere.
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Stephen KING, It (Sperling & Kupfer)
Finalmente ho colmato questa lacuna. Quando ero piccola, It era il libro orrorifico per eccellenza, infatti irritava i grandi e quindi faceva parte dell’armamentario del cool. Quello che ho letto l’anno passato è stato un romanzo potente, ma anche frustrante, perché King ha idee geniali ma spesso non le sviluppa appieno perdendosi dietro a sue fissazioni.

Jane AUSTEN, Mansfield Park (Penguin)
Era il libro della Austen che amavo di meno, quello con l’eroina più anonima. Ci è voluta questa rilettura per farmi ricredere, e farmi apprezzare il nerbo di una eroina silenziosa, timida, che quasi scompare quando si trova con gli altri personaggi, ma è in realtà attenta, risoluta, e poco incline a compromessi.

Saggistica
Per la saggistica è stata un’annata disastrosa. Non perché ne abbia letta poca, ma perché è stata poco varia, quasi tutta rivolta al lavoro di tesi.
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Chiudiamo qui questa parentesi mesta e parliamo un po’ delle perle nere di quest’anno…

Perle nere
Mi sono capitati brutti libri nella vita – scritti male, dalla struttura sbilenca, i personaggi insulsi, e la prosa sgraziata – ma quest’anno me ne sono capitati in mano di così singolarmente scadenti che ho dovuto prenderne nota.

Narrativa
Miranda LEE, The Millionaire’s Mistress (Harlequin) – ed. italiana A qualsiasi prezzo (HarperCollins)
Justine è un’universitaria procace e con la zucca vuota. Visto che non studia, non lavora, e nemmeno si trastulla con lo stuolo di cialtroni che si szerbinano al suo seguito, fatico a immaginare come abbia riempito i primi vent’anni della sua vita. Una mattina si sveglia e decide di aprire un B&B, e va a chiedere un prestito alla banca di cui è direttore Marcus. Marcus è un uomo inacidito nei confronti del genere femminile da un divorzio, ed è tutto quello che sappiamo di lui, perché per qualche motivo la Lee ha preferito non caratterizzarlo oltre. Fra i due scoppia la passione. Fine.
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I personaggi sono piatti, artificiali, e francamente odiosi, e mai cento pagine di romanzetto mi erano sembrate altrettanto lunghe e insensate.

Saggistica
Diego Fusaro, Pensare altrimenti (Einaudi)
A questo pamphlet avrei voluto dedicare un intero post, ma ho desistito perché non sono riuscita a spingermi a buttare via del tempo per finire di leggerlo. Sono esterrefatta che un editore che reputavo serio come Einaudi abbia pubblicato un testo così scadente: non hanno dei redattori da affiancare agli autori quando le argomentazioni sono stentate e l’italiano zoppica?! La tesi di Fusaro è che sistema economico, istituzioni statali e sovrastatali, mondo della cultura e delle comunicazioni formino un blocco monolitico che avrebbe a tal punto colonizzato le coscienze da impedire la formazione di un pensiero critico radicale.
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Si tratta evidentemente di una tesi che non sta in piedi – perché se così fosse, Fusaro non avrebbe avuto le risorse mentali per concepire il suo libro, senza contare che il supposto ordine dominante gli avrebbe messo i bastoni fra le ruote invece di mandare in stampa i suoi libri, di ospitarlo nei salotti televisivi, e di affidargli la formazione della classe dirigente di domani. Fusaro si presenta come un dissidente antisistema, ma è proprio quel sistema a consentirgli di costruirsi quell’immagine e di farla consumare al pubblico pagante; perché la varietà mercenaria è il punto di forza nonché il punto debole dell’economia di mercato applicata al settore della cultura.
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Mi chiedo, sinceramente, se Fusaro creda davvero alle cose che scrive, o se in realtà ci stia menando tutti per il naso, seminando strafalcioni in giro per vedere chi se ne accorge.

Buoni propositi per il 2017: bilancio
Ed è ora di fare i conti con quello che, un anno fa, mi ripromettevo di leggere: a quanti propositi ho tenuto fede, e quanti ho disatteso?
⇝ Almeno due libri di letteratura in lingua inglese ⇨ Ne ho letto solo uno: Cecil Forester, The General – ed è anche considerato “letteratura minore”. Quindi
⇝ Un libro di narrativa giapponese in lingua ⇨ Durian Sukegawa, An (è in uscita nel 2018 per Einaudi col titolo Le ricette della signora Tokue, 9788806236793)
⇝ Un libro di narrativa coreana in lingua ⇨
⇝ Un romanzo africano ⇨
⇝ Un romanzo nordeuropeo ⇨ Selma Lagerlöf, L’anello rubato
⇝ Una raccolta di fiabe ⇨ Andrew Lang, The Blue Fairy Book
⇝ Una rilettura ⇨ Jane Austen, Mansfield Park
Inoltre, in caso avessi finito la tesi entro giugno (e per la cronaca no, ho discusso a dicembre):
⇢ Un classico filosofico (possibilmente il primo volume dei Saggi di Montaigne) ⇨ Cos’avevo in mente quando mi sono proposta di leggere metà degli Essais?! Naturalmente
⇢ Un classico antropologico (avevo in mente How “Natives” Think. About Captain Cook, for Example di Marshall Sahlins) ⇨ ho letto proprio How “Natives” Think!. Quindi
⇢ Tre libri di storia giapponese/coreana moderna non legati alla tesi ⇨ Janice Kim, To Live To Work. Factory Women in Colonial Korea, 1910-1945 + Keith Howard, True Stories of the Korean Comfort Women + Frederick Dickinson, War and National Reinvention. Japan in the Great War, 1914-1919 

È difficile fare i conti con un anno come il 2017, in cui il lavoro di tesi ha divorato tutto il resto: lettura, blog, sport, sonno, salute. I programmi di lettura ne sono usciti stravolti, ma il rallentamento forzato mi ha messo in condizione di leggere in maniera più intensa. Non sono scontenta.

Buoni propositi per il 2018:
L’anno entrante è un enigma, non ho idea di cosa farò, né di dove mi porterà. Ma ho tante di quelle letture da recuperare, e tanta fame di libri arretrata… Perciò osiamo!
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Narrativa
✻ un romanzo americano
✻ un romanzo africano
✻ un romanzo europeo
✻ un romanzo nordico
✻ un romanzo del Sudest asiatico
✻ due romanzi di fantascienza
✻ un romanzo dell’orrore
✻ un classico greco o latino
✻ uno Shakespeare
✻ due riletture
Saggistica
❅ un classico filosofico
❅ un classico antropologico
❅ due libri di argomento scientifico
❅ sei saggi su Giappone/Corea
Inoltre
❉ un libro di narrativa coreana in lingua
❉ un libro di narrativa giapponese in lingua
❉ un libro di letteratura inglese/americana in lingua

In totale sono 25 libri, neanche poi tanti in fin dei conti.

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