Elogio della fermezza. In difesa di Fanny Price

Fanny Price, la protagonista di Mansfield Park, è fra le eroine austeniane meno amate. I lettori la accusano soprattutto di essere passiva, di non avere una volontà propria, e di non farsi carico dei propri desideri non facendo niente per realizzarli; in breve, di non meritare un lieto fine.

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Rileggendo il romanzo, però, quella che ho scoperto è stata una Fanny diversa: timida ed introversa, certo, ma anche tenace; un personaggio complesso, che non rinuncia alla propria autonomia di pensiero anche quanto tutto e tutti la spingono in un’altra direzione.

La prima accusa mossa a Fanny Price è quella di essere un personaggio passivo. In un certo senso è vero: se si immaginano le eroine di Jane Austen su uno spettro di vivacità di carattere, Fanny sarebbe ad un estremo, in compagnia di Elinor Dashwood (Ragione e sentimento) ed Anne Elliot (Persuasione); Elizabeth Bennet (Orgoglio e pregiudizio) sarebbe al centro; ed Emma Woodhouse (Emma) e Marianne Dashwood (Ragione e sentimento) si troverebbero all’altro estremo.

Matrice personaggi della Austen

Tuttavia, nel caso di Fanny, la passività non è unicamente un tratto caratteriale: se anche non fosse lei stessa timida ed introversa, Fanny Price sarebbe comunque condannata all’impossibilità di affermarsi attivamente dalla sua condizione sociale. Fanny infatti è povera, seconda di nove figli di un sottufficiale di marina troppo attaccato alla bottiglia per fare carriera, e la sua condizione di parente povera le viene ribadita di continuo dai Bertram, i parenti che l’hanno presa in casa a titolo caritatevole.
Perciò Fanny è impossibilitata ad agire non solo dal suo carattere schivo, ma anche dalla sua posizione sociale. È quindi un’eroina che dà prova delle sue qualità reagendo agli eventi intorno a lei, piuttosto che innescandoli. Le sue doti sono poco vistose, ma centrali nella visione etica della Austen: discernimento e fermezza.

Sir William Beechey - Harriet BeecheyRelegata ai margini dell’azione, Fanny diventa un’osservatrice acuta. In un primo momento il suo giudizio sembra dipendere dalla guida di quello di Edmund, ma l’arrivo di Henry e Mary Crawford nella canonica di Mansfield Park diviene per lei l’occasione di svincolarsi anche dalla tutela del cugino.
Quello del discernimento, della facoltà di giudizio, è uno dei temi di fondo di Mansfield Park. Austen tesse la prima parte del romanzo, e in particolare la famigerata gita a Sotherton, tutt’intorno ai difetti di giudizio prodotti in Tom, Maria e Julia da un’educazione compiacente, in Henry e Mary dalle frequentazioni libertine londinesi. L’insistenza esplicita di Austen su questo punto è rivelatrice; ad esempio, a proposito del desiderio di Maria di flirtare con un uomo diverso dal proprio fidanzato, scrive:

«Maria’s notion on the subject were more confused and indistinct. She did not want to see or understand.» (Cap V, p. 71)
«Le idee di Maria in proposito erano più confuse e indistinte. Non voleva né vedere né capire.» (Cap V, p. 45)

Anche il discernimento di Edmund perde il filo, spuntato dalla somma sventola per gli occhi dolci di Mary Crawford. E così si riduce ad arrampicarsi sugli specchi per negare i difetti di lei, e proiettarle addosso le qualità del suo ideale di donna:

«I know her disposition to be as sweet and faultless as your own, but the influence of her former companions makes her seem, gives to her conversation, to her professed opinions, sometimes a tinge of wrong. She does not think evil, but she speaks it – speaks it in playfulness – and though I know it to be playfulness, it grieves me to the soul.» (Cap XXVII, p. 268)
«So che il suo carattere è dolce e innocente quanto il tuo, ma l’influsso delle sue precedenti compagnie la fa sembrare… talvolta dà alla sua conversazione, alle opinioni che esprime, una sfumatura di torto. Lei non pensa il male, ma lo dice, lo dice per scherzo, e sebbene io sappia che scherza, ciò mi rattrista profondamente.» (Cap XXVII, p. 271)

Pur ammirando le maniere eleganti e disinvolte dei Crawford, a differenza dei cugini, Fanny non se ne lascia irretire. Alla fin fine, è l’unica a rendersi conto di cosa stia succedendo – diversamente dalle eroine più attive della Austen, che prendono delle cantonate mica da ridere. Non rinuncia alla sua autonomia di giudizio neanche quando ciò la allontana dal suo unico amico e confidente.

Il discernimento, ed il suo prezzo amaro di isolamento, è una virtù che Fanny può esercitare rimanendo in penombra. Tuttavia la proposta di matrimonio di Henry Crawford la catapulta dalla condizione di spettatrice silenziosa a quella di agente con una voce propria. E Fanny usa quella agibilità e quella voce per respingere Crawford. Tutta la seconda parte del romanzo è dominata dai tentativi dei Crawford e dei Bertram di persuadere Fanny a sposare Henry – per gratitudine, per dovere, perché pretendono di sapere cosa sia meglio per lei – e dalla resistenza di lei, a costo di essere fraintesa e di attirarsi l’ostilità delle persone a lei più care.

Henry:
«He had vanity, which strongly inclined him, in the first place, to think she did love him, though she might not know it herself; and which, secondly, when constrained at last to admit that she did know her own present feelings, convinced him that he should be able in time to make those feelings what he wished.» (Cap XXXIII, p. 316)
«La sua vanità lo spingeva a pensare che Fanny in realtà lo amasse, pur senza rendersene conto, e anche quando fu finalmente costretto ad ammettere che in quel momento lei conosceva il proprio animo, la stessa vanità lo spingeva a ritenere che con il tempo sarebbe riuscito a trasformare quei sentimenti in quelli che lui desiderava.» (Cap XXXIII, p. 328)
Sir Thomas:
«I am half inclined to think, Fanny, that you do not know your own feelings.» (Cap XXXII, p. 308)
«Sono incline a credere, Fanny, che stessa non conosca i tuoi sentimenti.» (Cap XXXII, p. 318)
Edmund:
«I cannot suppose that you have not the wish to love him – the natural wish of gratitude. You must have some feeling of that sort. You must be sorry for your own indifference.» (Cap XXXV, p. 336)
«Non posso pensare che tu non voglia amarlo, che tu non provi un naturale desiderio di gratitudine. Credo anche che vorresti ricambiarlo, che la tua indifferenza ti addolori.» (Cap XXXV, p. 352)
Lady Bertram:
«And you must be aware, Fanny, that it is every young woman’s duty to accept such a very unexceptionable offer as this.» (Cap XXXIII, p. 323)
«Devi renderti conto, Fanny, che è dovere di ogni giovane accettare un’offerta lusinghiera come questa.» (Cap XXXIII, p. 335)

A tutti Fanny risponde con la ferma rivendicazione della sua autonomia di soggetto morale. Se anche timidezza e ritrosia le impediscono di esprimersi in maniera perentoria, Fanny non rinuncia ad aderire ai suoi principi, fra i quali figura l’impossibilità di accettare un uomo per il quale non ha stima, per quanto ricco e rispettato dai propri cari.

Mansfield Park è un romanzo pervaso da una morale rigorosa, quasi un apologo della virtù premiata; solo che nella visione di Jane Austen la virtù non è obbedienza, né vantaggio sociale, bensì un esercizio quotidiano di decodificazione e di coerenza. È rifiutare un matrimonio con un uomo del quale non si ha stima, benché lui sia ricco e l’unione caldeggiata dai propri benefattori, ad esempio. Fanny può sembrare debole, nondimeno è attrezzata per fare fronte alla minaccia di rovina che lambisce sempre i margini dei romanzi della Austen (la fuga di Lydia, lo scandalo di Henry e Maria, la tresca di Mr. Elliot, la rovina sfiorata di Georgiana, la seduzione e abbandono di Eliza Williams).
Nella visione della Austen, discernimento e fermezza sono doti individuali necessarie, visto che nessuno può permettersi di delegare le scelte fondamentali della propria vita ad altri – tantopiù che gli adulti (specialmente i genitori) sono spesso guide morali inaffidabili. Fanny Price, pur con tutta la sua timidezza, introversione, ritrosia, e modi impacciati, dimostra di essere uno dei personaggi più forti dell’intero romanzo; forse è meno immediata da apprezzare perché la sua forza non si esprime con mots d’esprit, bensì con gentile fermezza; ma sempre di forza si tratta.

rabbit-1-smiley-044Link su Fanny Price e Mansfield Park
Reasons I like Fanny Price su Mansfield Park. Thoughts on Jane Austen’s novel
Character Study: Fanny Price su The Bibliologist
In defence of Fanny Price su The little white attic
Why is Mansfield Park Jane Austen’s best book? su Les Expectations de Hurlevent
An Invitation to Mansfield Park su Sarah Emsley
Susanna Clarke introduces her choice for December: ‘Mansfield Park’ by Jane Austen per The Telegraph
John Mullan on Fanny Price per The Guardian

Mansfield Park
Autore: Jane AUSTEN
Editore: Einaudi Anno: 2013 (Edizione originale: 1814) 482 pagg.
Traduttore: Luca Lamberti
ISBN: 978-88-06-21562-0

Edizione in lingua originale
Editore: Barnes & Noble Anno: 2004 (Edizione originale: 1814) 464 pagg.
Curatrice: Amanda Claybaugh
ISBN: 9781593081546

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