Offspring of Empire

Offspring of empireSono davvero contenta di recensire un libro straordinario non solo per la qualità del suo contributo agli studi di area – talmente brillante da travalicare la storia di Corea e Giappone e giungere ad illuminare di sbieco anche i nodi dello sviluppo industriale e dell’imperialismo europei – ma anche perché costituisce un modello di eleganza formale per la saggistica storica. Di cosa parla Offspring of Empire? Perché quello che dice è importante e ci riguarda da vicino? E come mai lo dice così bene?

Come recita il sottotitolo, l’oggetto del libro sono le origini del capitalismo coreano.  Per inserire il problema in contesto, bisogna sapere che la Corea del Sud ha conosciuto una crescita economica fulminea negli anni Settanta e Ottanta, ed oggi è una delle economie più dinamiche del mondo. Gli storici coreani hanno a lungo sostenuto che già nella seconda metà dell’Ottocento stesse emergendo una forma di protocapitalismo autoctono, strozzato in culla dallo sfruttamento coloniale giapponese (1910-1945).
La tesi di Eckert è che, al contrario, il protocapitalismo coreano fosse stato in realtà assai esile e limitato, incapace di produrre l’accumulo di capitale necessario per sostenere il decollo industriale, e che fosse stato in realtà il periodo coloniale a gettare le premesse del successivo boom.

Per dimostrare la sua tesi, Eckert studia la saldatura fra sistema economico imperiale giapponese e realtà coreana, e lo fa attraverso la microstoria di una industria tessile coreana attiva nel periodo coloniale, la Kyŏngbang.

Siccome al sistema economico partecipano attori sia pubblici che privati, Eckert esamina i rapporti della Kyŏngbang con ciascuno di essi, per poi valutare i rapporti fra industria coreana e struttura economica imperiale nel suo complesso.
Nell’affrontare i rapporti fra impresa ed enti pubblici, Eckert mostra in che modo ed in che entità la Kyŏngbang abbia dipeso da società creditizie partecipate per ottenere il capitale necessario per avviare, far funzionare, ed espandere in patria ed all’estero i propri impianti; e d’altro canto mostra anche come l’azienda abbia risposto investendo in settori di interesse pubblico, secondo gli auspici del governo coloniale.
Sul versante del privato, invece, mostra come la Kyŏngbang – al pari delle altre aziende manifatturiere – si approvvigionasse di materie prime, macchinari e capitale umano presso fornitori giapponesi; inoltre, dipendeva dal blocco economico imperiale anche per il riassorbimento dei propri prodotti, assai più richiesti sul mercato della Manciuria che su quello interno.

Il libro di Eckert però non si occupa unicamente di rapporti economici: la storia della famiglia Kim, storica proprietaria della Kyŏngbang, fa da sfondo alla sua indagine sul trapasso della cultura imprenditoriale da un mondo imperniato sulla comunità ristretta del villaggio o della regione e sulla rendita fondiaria ad un mondo borghese globalizzato, fondato sul sapere tecnico-scientifico e sul capitale.
La storia di due vertenze sindacali finite male (per gli operai) invece fornisce a Eckert il materiale per trattare della politica sociale praticata dall’azienda: i vertici dell’impresa si allearono sistematicamente con le autorità coloniali, secondo una configurazione che rivela come l’antagonismo di classe fra imprenditori e classe operaia avesse la meglio sulla solidarietà fra connazionali nei rapporti con le autorità coloniali giapponesi.
La conclusione di Eckert è che le prome forme di sviluppo capitalistico coreano si svilupparono entro il contesto coloniale giapponese e ne furono fatalmente influenzate anche nei decenni successivi alla Liberazione.

Offspring of Empire_struttura

Tornando alle domande iniziali, perché considero Offspring of Empire un modello di storiografia? E perché questo saggio su un processo storico specifico di un Paese lontano può essere interessante anche per noi?
Offspring of Empire è un modello di eleganza formale grazie alla sua chiarezza espositiva, resa possibile da una struttura ordinata che non è che il riflesso della chiarezza mentale raggiunta da Eckert sulla questione. Un risultato tantopiù sorprendente se si tiene presente il dialogo continuo con una mole di fonti ragguardevole. Questa chiarezza strutturale rende chiaro il disegno argomentativo dell’autore sin dall’inizio e consente di collocare al suo interno ogni elemento dell’esposizione in ogni fase della lettura.
Non solo, ma questa sua struttura così chiara fornisce anche uno schema interpretativo del fenomeno della prima rivoluzione industriale che si può riutilizzare trasponendolo in un contesto diverso. Personalmente, sarei terribilmente curiosa di leggere una storia della prima industrializzazione nell’Italia preunitaria organizzata nella medesima maniera, magari mettendo a confronto le microstorie di due industrie, una del Nord ed una del Sud, per illustrare le somiglianze e le differenze dei tessuti economici entro i quali operavano.
Ci aiuterebbe a capire meglio in che cosa sia consistita la prima industrializzazione in termini di produzione della ricchezza, di traffico di merci e capitale, di conoscenza tecnico-scientifica e del potere ad essa collegato, nonché di partecipazione dei vari strati della società. In altre parole, ci aiuterebbe a capire meglio il mondo in cui viviamo.

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Titolo completo: Offspring of Empire. The Koch’ang Kims and the Colonial Origins of Korean Capitalism, 1876-1945
Autore: Carter J. ECKERT
Editore: University of Washington Press   Anno: 2014 (Prima edizione: 1991)   388 pagg.
Traduzione del titolo: Progenie dell’Impero. I Kim di Koch’ang e le origini coloniali del capitalismo coreano, 1876-1945
ISBN: 978-0-295-99388-1

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