Incanto poetico e crisi del cosmo. Le stelle gemelle di Miyazawa Kenji

Stelle gemelle300x450Il mese scorso sono andata a Bookpride, la fiera degli editori indipendenti, e non ho saputo resistere a due novità in uscita: una delle due è Le stelle gemelle, una raccolta di racconti per l’infanzia (e non solo) di Miyazawa Kenji.
Miyazawa non ha ancora avuto molta fortuna in Italia, ma la sua opera ha ispirato molti autori di serie e cinema di animazione in Giappone. Nell’opinione corrente è associato alla creazione di un mondo incantato a cui hanno accesso solo coloro che hanno mantenuto la loro innocenza.
Nei racconti di questa raccolta, tuttavia, al di sotto dell’incanto poetico per lo spendore della natura si avvertono movimenti misteriosi e destabilizzanti, che stridono con l’immagine dell’inoffensivo autore per bambini.

Miyazawa Kenji (1896-1933) è stato un agronomo, poeta, e narratore originario del Tōhoku, una regione settentrionale del Giappone le cui uniche ricchezze erano il gelo invernale ed i racconti popolari. Il paesaggio del Tōhoku è il mondo delle sue storie, tutte ambientate a Ihatov, la trasfigurazione fantastica di Iwate. I personaggi delle sue storie sono immersi in una natura vivente, quando non ne sono parte essi stessi: uomini e bambini dunque, ma anche animali, piante, stelle e creature fantastiche. Tutti animati, tutti parlanti, sullo stesso piano nell’Altrove fantastico (異空間) delle sue fiabe.

Stelle gemelle_Paesaggio di Iwate&Totoro

Hagiwara, studioso di Miyazawa che ha scritto dei lavori in inglese e quindi molto citato, riconduce il senso di incanto e innocenza che pervade le storie di Miyazawa alla continua integrazione fra Altrove fantastico e realtà umana – ribadita dai motivi circolari ricorrenti nelle storie (ne è un esempio la danza circolare dei cervi di bosco ne “Le origini della danza del cervo”).

Anche le fiabe raccolte in questo volume sono ambientate nell’Altrove fantastico di Ihatov, e partecipano del medesimo immaginario; vi si respira un incanto poetico, legato alla contemplazione estatica della natura: le onde del vento sull’erba, le stelle del cielo al mattino, la luce che accende le nubi al crepuscolo, il candore di una distesa di neve. Tuttavia le storie sono attraversate anche da venature inquietanti. Sono meravigliose, ma di un meraviglioso perturbante, che disorienta e lascia in chi le legge un senso di smarrimento e perdita.
Si tratta di un aspetto della narrativa di Miyazawa che personalmente trovo molto affascinante, ma stridente con l’immagine del tessitore di fiabe incantate per i più piccini, e proviene proprio dall’incrinatura della circolarità della forma narrativa della fiaba.

La quasi totalità delle fiabe, intese come racconti popolari più o meno fantastici, rispetta una struttura narrativa tripartita: un primo atto in cui viene presentata la situazione iniziale, l’ordine viene sconvolto, e l’eroe è chiamato all’avventura; un secondo atto in cui l’eroe supera le prove che incontra sul proprio cammino, con o senza aiuti magici; ed un terzo atto nel quale l’eroe ottiene la ricompensa, e l’ordine iniziale viene ristabilito. Proprio perché la storia conduce alla riparazione di un ordine turbato, si parla di struttura restaurativa; inoltre il movimento di ritorno all’ordine iniziale rende la struttura restaurativa circolare, e perciò stesso rassicurante.

Struttura restaurativa

Per illustrare il funzionamento della struttura tripartita, ed a riprova della sua diffusione, ho preso un esempio aprendo a caso il primo volume delle Fiabe italiane di Calvino:
“La corona rubata” (fiaba n. 46)
👑 Primo atto: La Fata Alcina ruba al Re la corona (turbamento dell’ordine). Il principe Beniamino si mette in viaggio per recuperarla (richiamo all’avventura).
👑 Secondo atto: Il principe Beniamino supera le prove che incontra per via (prova).
👑 Terzo atto: Il principe Beniamino restituisce la corona al Re suo padre (ripristino dell’ordine); infine sposa una Regina e diventa Re a propria volta (ricompensa).
Si tratta di una struttura narrativa molto semplice e altrettanto efficace, e infatti è impiegata moltissimo sia nella narrativa (basti pensare a tutto il giallo classico) che nel cinema.

Le fiabe di Miyazawa però spesso e volentieri violano la struttura tripatita classica, o la rispettano solo in parte. Deviano, prendono altre strade. È questo a renderle sottilmente inquietanti, malinconiche, e affascinanti.
🌱 Nel racconto “Le ghiande e il gatto selvatico”, Ichirō riceve una convocazione presso il tribunale del Gatto Selvatico per aiutarlo a dirimere un caso spinoso. Ichirō si mette in cammino e dopo molto girovagare, attraversando una galleria di alberi di noce moscata raggiunge il prato di erba dorata dove il Gatto Selvatico tiene consiglio. Ichirō effettivamente aiuta il Gatto Selvatico a risolvere la questione, ma nonostante le rassicurazioni Ichirō non riceve più lettere di invito dal Gatto Selvatico: in altre parole, Ichirō supera le varie prove, ma perde comunque l’accesso all’Altrove fantastico del bosco e ne resta addolorato.
🌱 Ne “La stella del falco notturno”, il falco del titolo è infelice perché è bistrattato dagli altri uccelli e si sente intrappolato in una vita le cui alternative sono uccidere altri esseri viventi o essere uccisi a propria volta. Decide allora di fuggire «lontano, lontano, nel cielo sconfinato», ma anche il sole e le stelle lo respingono. Allora con la forza della disperazione si innalza nel cielo, si accende e diviene una stella. La storia di fuga verso il cielo del falco notturno è profondamente malinconica, e perdipiù si svolge contro lo sfondo di un devastante incendio che sta divorando le montagne.
🌱 Ne “L’ufficio dei gatti”, il quarto segretario viene trattato dall’alto in basso dagli altri gatti dell’ufficio per via delle macchie di fuliggine sul suo pelo. Il gatto fa del suo meglio per essere gentile e comprensivo, ma il mobbing non fa che peggiorare. La soluzione è risolta con un deus ex machina imprevisto, senza che l’eroe abbia superato alcuna prova, e con un rivolgimento della situazione iniziale.

Miyazawa incrina la circolarità strutturale che garantiva la restaurazione dell’ordine nelle fiabe. Le sue storie non sono rassicuranti, ma perturbanti, perché l’avventura intrapresa dall’eroe non porta necessariamente ad una restaurazione dell’ordine iniziale, ma può condurre in molte altre direzioni. Talvolta sono gli eroi ad essere incapaci di superare le prove che incontrano, altre sembra l’ordine del mondo ad entrare in crisi e non consentire scioglimento. Una circolarità narrativa interrotta che si alterna a quella magico-simbolica notata da Hagiwara.
L’abbandono alla contemplazione del fruscio del vento fra le foglie, della luce che filtra fra le cime degli alberi, della distesa di stelle nel firmamento e delle altre bellezze della natura sembra a volte offrire l’unico sollievo.

Non potrei essere più contenta per questa uscita della collana Asiasphere.

Ho consultato:
Amitrano, Giorgio. Introduzione a Una notte sul treno della Via Lattea e altri racconti di Miyazawa Kenji. Marsilio.
Aristotele. Poetica. Laterza.
Calvino, Italo. Fiabe italiane. Einaudi.
Campbell, Joseph. L’eroe dai mille volti. Guanda.
Hagiwara, Takao. The Theme of Innocence in Miyazawa Kenji’s Tales. Tesi di dottorato, Università dell’Illinois, 1986.
Inoue, Hisashi. “Tsumekusa no michishirube”, postfazione a Chūmon no ooi ryōriten. Shinchōsha
Propp, Vladimir. Morfologia della fiaba. Newton Compton.
Tisi, Maria Elena. Postfazione a Le stelle gemelle e altri racconti di Miyazawa Kenji. Atmosphere Libri.
Vogler, Chris. Il viaggio dell’eroe. Dino Audino Editore.

Titolo completo: Le stelle gemelle e altri racconti
Autore: MIYAZAWA Kenji
Editore: Atmosphere Libri   Anno: 2018   201 pagg.
Titolo originale: Futago no hoshi (双子の星)
Traduttrice: Anita Luna Banchero
ISBN: 978-88-6564-254-2

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