Metamorfosi (L’asino d’oro)

Metamorfosi_L'asino d'oroStavo armeggiando nello scaffale dei classici greci e latini, quando dalle ultime pagine del volume sono scivolati un ritaglio di giornale ed una nota adesiva di un arancione fluo quasi offensivo nella quale mi ripromettevo una rilettura. Detto, fatto: Metamorfosi è diventato il mio classico antico di quest’anno. Una rilettura spassosa, e più intrigante di quanto non anticipassi per via della sua struttura a incastro che richiama i primi tentativi di narrativa lunga in prosa.

Lucio, un giovane greco diretto in Tessaglia per affari, spera di approfittare del viaggio per soddisfare la sua curiosità circa le arti magiche per cui la regione è famosa. La scoperta che Panfile, la moglie dell’amico di famiglia che lo ospita, sia dedita alla magia, lo entusiasma: con la complicità della servetta Fotide tenta un sortilegio, ma i due sbagliano unguento e invece che in gufo Lucio si ritrova trasformato in asino. Proprio quella notte dei ladroni attaccano la casa di Milone, e si portano via, insieme al bottino, il povero Lucio in forma asinina. Il rapimento dà il via alle peripezie di Lucio, che cambia molti padroni finendo ogni volta in nuovi guai prima di ottenere la grazia dalla dea Iside.

Ma le avventure di Lucio, che hanno ispirato il titolo alternativo del romanzo, sono in realtà la cornice approntata da Apuleio per presentare una dozzina di racconti a incastro (fabulae inclusae). Le fabulae sono di argomento vario (ci sono storie di magia, racconti licenziosi, racconti sensazionalistici del crimine, e curiosi ibridi), di lunghezza diversa (si va dai due paragrafi del racconto licenzioso della moglie del lavandaio ai sessantadue della favola di Amore e Psiche), e distribuiti irregolarmente (i libri III, VII e XI ne sono privi, mentre il libro IX ne è pieno).
Questa struttura a cornice ricorda più Le mille e una notte o i Racconti di Canterbury che un romanzo moderno – anzi, è ben possibile che L’asino d’oro li abbia persino influenzati (mentre è indubbio che abbia influenzato Boccaccio, avendo questi prelevato da Apuleio il racconto licenzioso della giara). La formula dei racconti ad incastro sormontati da una cornice è un tentativo di creare un’opera di narrativa di medie dimensioni avendo a disposizione come modello preesistente di narrativa in prosa il racconto breve. (In realtà non si tratta di un’innovazione di Apuleio: pare si sia rifatto ad un’opera di Luciano di Patre – all’epoca i diritti di autore non esistevano e gli scopiazzamenti non erano malvisti – ma siccome quest’ultima non sì è conservata fino a noi, non siamo in grado di fare confronti.)

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Le caratteristiche compositive della raccolta di racconti a incastro rende problematica l’individuazione di un tema unificante, vista la varietà dei racconti. Lo sanno bene i latinisti, che si sono divisi fra chi sostiene che la tematica principale de L’asino d’oro sia l’ascesi iniziatica, e chi invece è dell’opinione che la finalità del romanzo sia l’intrattenimento del lettore. I primi possono citare la centralità del tema della curiositas nella vicenda di Lucio come pure nella favola di Amore e Psiche (sia Lucio sia Psiche a cercano una conoscenza che era loro interdetta spinti dalla curiosità, e dovranno poi superare numerose prove per acquisire quella conoscenza in maniera legittima, tramite una iniziazione); i secondi basano la propria argomentazione sull’assenza della tematica iniziatica da gran parte delle fabulae e sulla dichiarazione programmatica dello stesso Apuleio all’inizio dell’opera: «Attento lettore: ti divertirai!» (I, 1).
Personalmente, sono dell’idea che una finalità non escluda l’altra. Se De Sade è riuscito a scrivere romanzi la cui tematica era allo stesso tempo erotica e filosofica (ne ho parlato qui), non vedo perché Apuleio non possa aver scritto un libro allo stesso tempo mistagogico e intrattenitivo.

Una certa imperizia compositiva emerge invece nello sviluppo dei personaggi – o meglio, del personaggio, perché Lucio è l’unico ad avere a dispozione lo spazio per sviluppare un arco, non costretto dalle dimensioni spesso anguste delle fabulae.
Lucio è un personaggio vivace e pieno di difetti che è facile da prendere in simpatia: è bugiardo, lascivo, scansafatiche, un po’ vigliacco e pronto a piangersi addosso ad ogni occasione. Il suo difetto tragico (fatal flaw) è la curiosità che lo spinge a cercare alla leggera conoscenze proibite. La curiosità infatti lo caccia in un brutto guaio – la trasformazione in asino – ed uscirne diventerà il suo obiettivo. Date queste premesse, in un racconto dalla classica struttura ripartita (struttura presente ne L’asino d’oro) la traiettoria del personaggio di Lucio dovrebbe articolarsi in cinque tappe: 1. Lucio è eccessivamente curioso (situazione iniziale); 2. Lucio viene trasformato in asino (transizione); 3. Lucio-asino affronta numerose avventure (prove); 4. superamento della curiosità (scioglimento); 5. Lucio torna umano (ricompensa).

Metamorfosi_Asino d'oro_arco Lucio

Lucio però rimane se stesso anche in sembianze asinine, e nonostante le numerose disavventure, nel libro X è ancora codardo e tutto il resto, e soprattutto è ancora curioso. La metamorfosi di Lucio in uomo è dovuta ad un intervento ex machina di Iside e non da una crescita interiore di Lucio. È la dea stessa ad annunciare, in una visione onirica: «Abbandona ormai i pianti e i lamenti, scaccia il dolore: per opera mia, già splende per te il giorno della salvazione.» (XI, 5).
Le peripezie di Lucio quindi servono più come espedienti per inserire nel testo le fabulae che come momenti di preparazione del personaggio alla trasformazione finale: in altre parole, nelle vicende di Lucio la funzione strutturale di cornice prevale a scapito della caratterizzazione del personaggio.

La lettura di Metamorfosi è stata piena di sorprese, e mi ha consentito di riscoprire un autore ed un mondo. In Apuleio convivono serenamente l’alto e il basso, il rapimento contemplativo della dea e la comicità di bassa (talvolta bassissima) lega: in questo è un uomo del suo tempo e del suo mondo.
Sono contenta della mia scelta di classico antico per quest’anno, ed ho già una mezza idea per la lettura dell’anno a venire.

Autore: APULEIO (Lucius Apuleius Madauranensis)
Editore: Mondadori   Anno: 1988 (Periodo di composizione: dopo il 158 d.C.)   477 pagg.
Titolo originale: Metamorphoseon Libri XI (Asinus aureus)
Traduttrice: Marina Cavalli
ISBN: 978-88-04-36546-4

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