La conquista dell’America

todorov-conquista-9788806219482Ho avuto un lungo conto in sospeso con La conquista dell’America di Todorov. Ne avevamo letti dei brani alle superiori, ma ai tempi non avevo capito bene di cosa parlasse. Gettai la spugna, e questo libro è rimasto a lungo un desiderio insoddisfatto. Adesso che ho iniziato ad occuparmi di storia coloniale, però, La conquista dell’America è diventato una lettura necessaria – rivelandosi un libro affatto diverso da come me l’ero immaginato.

Come suggerisce il titolo, La conquista dell’America parla della conquista della Mesoamerica da parte degli spagnoli. Tuttavia, Todorov non si limita a ricostruire gli eventi, ovvero le successive fasi dell’arrivo degli Europei e della sottomissione degli imperi americani da parte dei conquistadores. Il vero oggetto della sua ricerca sono le dinamiche dei rapporti con un Altro molto diverso da sé, di cui la storia dei contatti fra Europei ed Indios costituisce una ricchissima riserva di episodi. Perciò le domande che si pone studiando il primo secolo di contatti fra spagnoli ed Indios riguardano gli atteggiamenti, le strategie, le finalità, gli apparati simbolici di cui disponevano gli uomini di allora alle prese con una sfida di tale portata – e le conseguenze delle loro scelte.

Todorov presenta una piccola galleria di personaggi storici e vaglia le loro relazioni con la controparte amerindia (o spagnola) cercando di comprendere come ragionassero, quale fosse la loro percezione dell’altro, e come ciò si sia tradotto in strategie comunicative con l’Altro. Si tratta di uno studio particolarmente interessante perché è basato su un esame serrato dei loro stessi scritti e di altre testimonianze dirette.
Le star sono Cristoforo Colombo, il re azteco Moctezuma, Hernán Cortés e Bartolomè de Las Casas, ma anche le ibridazioni ispano-americane rappresentate dall’etnografo domenicano Diego Durán e dallo studoso francescano Bernardino de Sahagún sono piuttosto interessanti.

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Colombo è sconvolgente perché il suo modo di ragionare è dominato da una logica finalistica di stampo medievale: in altre parole, non fa ipotesi sulla base degli elementi empirici che rileva nel mondo, ma al contrario cerca nel mondo i segni che confermino quanto è già convinto di sapere con assoluta certezza (di essere sbarcato in India, ad esempio, o – tragicamente – che le popolazioni dei Caraibi possedessero molto oro). Nel caso di Moctezuma, la logica profetica è ancora più marcata perché si innesta su una concezione ciclica della storia; la comparsa di un evento imprevisto rispetto al quale i comportamenti usuali risultavano inefficaci lo mandò in crisi. La sua controparte, Cortés, invece adottò un approccio strumentale: non si preoccupava tanto di cosa fosse o cosa significasse ciò che si trovava davanti, ma a come potesse sfruttarlo per raggiungere il suo obiettivo. Il profilo di Las Casas tracciato da Todorov è altrettanto sorprendente: il grande difensore dei popoli nativi americani era estremamente critico della condotta rapace e violenta degli spagnoli, ma non era contrario alla conquista purché finalizzata all’evangelizzazione. Durán studia usi e credenze religiose amerindie per rendere più efficace il messaggio evangelico, ma la scoperta di elementi comuni fra cristianesimo e culti nativi lo porta ad ipotizzare una comune ascendenza israelitica. Sahagún scrisse testi cristiani in nahuatl e una etnografia della religione locale, nella quale finì per raccogliere testimonianze native della vita in Mesoamerica prima e durante la conquista.

Nell’epilogo, Todorov parla delle due forme di razionalità vincitrici nell’Occidente trionfante, ovvero logos (scienza moderna) e mythos (letteratura e discipline umanistiche), e si duole che il primo abbia preso il sopravvento sul secondo. Todorov però scriveva nel 1982, e chissà, forse allora sembrava che il progresso scientifico avrebbe finito per sovradeterminare l’intero nostro modo di pensare. Ma nell’era della post-verità il mythos pare essersi preso la rivincita: uno storytelling distopico sta alimentando una rivolta contro i numeri. Forse avevamo concesso il predominio agli hard facts solo perché erano incartati in una narrazione che li inquadrava come strumenti al servizio del dominio umano sul mondo, mentre ora li respingiamo perché è cambiata narrazione, e i numeri sono diventati strumenti del controllo altrui sulle nostre vite. In entrambi i casi, è il mythos a determinare gli spazi del logos, e non viceversa.

Nel rapporto con il culturalmente altro, poi, il mythos sta dimostrando la sua persistenza. C’è ancora in noi qualcosa della impervietà ai fatti di Colombo, della crisi di Moctezuma, del pragmatismo strumentale di Cortés, della benevolenza paternalistica di Las Casas, della sorpresa di Durán alla scoperta di somiglianze, del desiderio di Sahagún di guardare con gli occhi dei propri interlocutori.

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Titolo completo: La conquista dell’America. Il problema dell’«altro»
Autore: Tzvetan TODOROV
Editore: Einaudi   Anno: 2014 (Edizione originale: 1982)   320 pagg.
Titolo originale: La conquête de l’Amerique. La question de l’autre
Traduttore: Aldo Serafini
ISBN: 9788806219482

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