Misura per misura

Misura per misura_166x250«Gli sarà fatto com’egli ha fatto: frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente». (Levitico, 24, 19-20)
Pochi frammenti esprimono un’idea della giustizia come retribuzione implacabile con la sintesi e l’immediatezza di questo passaggio tratto dall’Antico Testamento. (Per l’edificazione di chi legge, l’episodio si conclude con la lapidazione di un blasfemo, in obbedienza alla prescrizione divina.)
Ma non si tratta dell’unica concezione di giustizia appartenente alla tradizione occidentale; ce n’è una di segno diametralmente opposto, basata sulla clemenza ed il recupero del reo, e la si può trovare nel Nuovo Testamento:
«Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». (Luca, 19, 8-10)
Anche l’ultimo dei peccatori, anzi, soprattutto l’ultimo dei peccatori, può ravvedersi e sperare in una seconda opportunità.
Cos’è quindi la giustizia? È più giusta la punizione della colpa, o la possibilità di riscatto? È questa la domanda intorno alla quale Shakespeare costruisce Misura per misura – una domanda che non consente di cavarsela con una risposta semplicistica.

Siamo a Vienna e il Duca Vincenzo, stanco dei continui consigli non richiesti dei suoi due congiunti Angelo ed Eschilo, lascia a loro il governo della città.

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Il Duca vuole dare loro una lezione, ma ha anche un secondo fine che chiarirà più avanti. Congedandosi raccomanda in particolare ad Angelo, più giovane, insesperto, e intransigente, di amministrare la giustizia con saggezza.

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Gli effetti del nuovo corso non tardano a manifestarsi: aderendo alla lettera di una legge disattesa da tempo, il giovane Claudio, fidanzato di Giulietta, viene arrestato per averla messa incinta prima del matrimonio; ad attenderlo è la pena capitale.

Il Duca Vincenzo però non era realmente partito: al contrario, era rimasto a Vienna in incognito per monitorare la situazione. Il Duca infatti sapeva, in cuor suo, che alcune delle critiche che Angelo ed Escalo gli rivolgevano erano fondate, e che l’amministrazione del ducato risentiva effettivamente di un certo lassismo. Il governo aveva bisogno di una sterzata, maggiore severità, ma sapeva anche che proveniendo da lui sarebbe stata meno credibile.
Lasciando le redini del governo ad Angelo ed Escalo, invece, il Duca contava di prendere due piccioni con una fava: da un lato avrebbe dato ai due leoni da tastiera una lezione sulla distanza fra il dire e il fare; dall’altro li avrebbe usati per raddrizzare la situazione quel tanto che bastava.

Nel frattanto, però, il caso di Claudio inizia a far apparire alcune crepe fra i due vicepremier. Ad Escalo arresto e pena capitale sembrano una punizione eccessiva per un comportamento imprudente da parte di due fidanzati, mentre Angelo è inamovibile.

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È a questo punto entra in scena Isabella. Si stava apprestando a prendere i voti in convento, quando le era giunta la notizia della condanna a morte del fratello Claudio. Consapevole della sua colpa, ma incapace di abbandonarlo, Isabella si reca da Angelo ad intercedere grazia. E qui le cose prendono una piega inattesa.

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Isabella si ritira disgustata, e va a riferire al fratello l’insuccesso della sua domanda di grazia. Claudio è sdegnato dal comportamento disonorevole di Angelo e dalla sua ipocrisia; quando la prima fiammata di sdegno si affievolisce, però, sonda la disponibilità della sorella a tornare sui propri passi.

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Frate Ludovico, lì presente, esorta Claudio a prepararsi a morire senza fare affidamento sulla possibilità di una grazia. Allo stesso tempo però, ottenuta la confidenza di Isabella, le propone un piano che dovrebbe consentirle di salvare capra e cavoli: fingere di cedere, fissare con Angelo un appuntamento in un luogo buio, e mandare al proprio posto un’altra persona. Ludovico avrebbe anche in mente la persona giusta: Mariana, una fidanzata che Angelo aveva scaricato in maniera poco cavalleresca.

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Così Frate Ludovico e Isabela prendono tutti gli accordi del caso con Mariana, ed Angelo passa la notte con lei convinto di avere fra le braccia Isabella. Tuttavia, mancando agli impegni presi, la mattina successiva Angelo conferma la condanna a morte di Claudio.
Frate Ludovico interviene appena in tempo e sospende l’esecuzione, ma quando Isabella gli chiede notizie, le mente; Frate Ludovico infatti ha un piano a propria volta, ed ha bisogno che per un po’ di tempo ancora Isabella creda il fratello morto. Consiglia invece a lei e Mariana di cercare giustizia presentando supplica al Duca, presto di ritorno.

Isabella e Mariana non sono le uniche a prepararsi in vista del ritorno del Duca; anche Angelo ed Escalo fanno i loro preparativi.
In particolare Angelo, che ha la coscienza sporca, è sollevato dal riserbo di Isabella, troppo pudica per mettere i suoi affati in piazza, e fa conto che la propria credibilità lo metta al riparo da qualsiasi accusa. Dopotutto ha fatto condannare a morte Claudio per timore che, una volta avuta salva la vita, si sarebbe vendicato dell’oltraggio alla sorella.

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Così il Duca torna a palazzo e si sta proprio complimentando con Angelo ed Escalo per il loro buon governo, quando Isabella irrompe accusando Angelo di essere uno spergiuro, un ipocrita, uno stupratore e un assassino, e chiedendo giustizia.

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Quando il Duca rivela di essere al corrente di ogni cosa, perché aveva sficcanasato ovunque sotto le mentite spoglie di Frate Ludovico, infine Angelo confessa.

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A questo punto le parti sono invertite: reo confesso, Angelo è in attesa della sentenza capitale. Il suo stesso modo di amministrare la giustizia, tutto sbilanciato in favore della severità piuttosto che della clemenza, lo destinerebbe alla condanna a morte.

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Solo a questi punto il Duca scopre anche la sua ultima carta: Claudio è ancora vivo! Siccome l’assassinio non ha avuto luogo, l’onore di Mariana è salvo, e anche Isabella l’ha perdonato, il Duca può prendere un provvedimento di clemenza nei confronti di Angelo.

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Misura per misura è un magnifico gioco di contrasti. Claudio commette una colpa e riceve il giudizio di Angelo; Angelo commette una colpa simile, ma in peggio, e riceve il giudizio del Duca. In ultimo, la vita di Angelo dipende da quella di Claudio.
Angelo è un giudice inflessibile, convinto della necessità di restaurare la certezza della pena; il Duca ha un atteggiamento più liberale e sotto il suo governo molti crimini restano impuniti, ma la sua indulgenza salva la vita a due uomini. Chi è il più giusto fra i due?
La risposta di Shakespeare è che non c’è una risposta. Perlomeno, non una astratta ed assoluta. È la presenza di questo nodo di fondo a far sì che Misura per misura sia considerato un dramma dialettico (la dicitura inglese rende meglio l’idea: problem play).

L’acribia di Angelo è necessaria per restaurare l’autorità sociale della legge, ma rischia di degenerare in un esercizio sterile e disumano; l’indifferenza del giudice non è solo garanzia di imparzialità, ma anche l’anticamera di una degenerazione che stritola gli uomini che rimangono impigliati negli ingranaggi della giustizia. Invece il Duca, soggetto a stanchezza e disillusione (e infinitamente intrigante, in tutti i sensi), molto più umanamente, sa che severità e clemenza devono coesistere nell’esercizio della giustizia; che ci vuole prima di tutto una conoscenza spassionata degli esseri umani; e che gli umani sono fatti di un legno storto.

Solo la giustizia divina è assoluta – assolutamente severa o assolutamente clemente. L’uomo non è assoluto, né è in grado di esercitare o di sopportare questa assolutezza, ma ha bisogno di una giustizia a misura del suo mondo. Il meglio che possa fare chi governa è tendere alla giustizia, senza mai dimenticare di essere umano e fallibile.
Shakespeare non è in grado di dire chi fra Angelo e il Duca sia più giusto (anche se è chiaro che la sua personale simpatia vada al Duca), ma riflette su cosa sia giusto fare: tendere all’adesione al principio, riconoscere l’umanità nel prossimo, rimanere umili. Un percorso molto più intricato e spinoso della via dell’assoluto.

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Titolo: Misura per misura
Autore: William SHAKESPEARE
Editore: Marsilio Anno: 2003 (Prima rappresentazione: 1604) 291 pagg.
Titolo originale: Measure for Measure
Traduttore: Alessandro Serpieri
ISBN: 978-88-317-8287-6

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