Duemilaediciotto

Anche nell’anno appena trascorso ho lasciato la contabilità a Goodreads (nel 2018 avrei letto 71 libri per un totale di 20’242 pagine), ma mai come nel duemilaediciotto i numeri raccontano solo una piccola parte di quello che la lettura è stata.
Sono tornata (forse troppo frettolosamente?) da un lungo soggiorno all’estero, ho cambiato tre lavori, ed ho affrontato grosse delusioni sia da me stessa che da persone e situazioni dalle quali avevo ragione di aspettare altro. Un marasma nel quale la lettura è stata uno spazio costante di pace e stabilità.
Ho anche scritto molto su asakiyumemishi, cercando di dare senso alla mia (piccola) partecipazione alla blogosfera con contenuti di buona qualità che sfidassero i miei usuali limiti in ampiezza e profondità; spero di esserci riuscita.
Vista l’intensità con cui ho letto e scritto, nel duemilaediciotto, fare classifiche è un esercizio particolarmente inutile, ma se mi guardo indietro ci sono dei libri che desidero celebrare per la loro bellezza e per la ricchezza di quello che mi hanno donato.

il grande gatsbyFrancis Scott FITZGERALD, Il grande Gatsby (trad. Fernanda Pivano, Einaudi)
Non posso che partire da Il grande Gatsby, ogni frase una scoperta folgorante e struggente. Mi sarebbe piaciuto parlarne sul blog e a lungo, ma mi mancano ancora gli strumenti e le parole per ricondurre al testo il groviglio di rabbia, tristezza, e dolcezza che mi si è avviluppato dentro leggendolo. Mi è rimasto dentro anche una volta finito il romanzo e chiusa la copertina; non conosco segno di riconoscimento migliore per un classico.

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