Storia vera e terribile tra Sicilia e America

Storia vera e terribileIl 20 luglio 1899 cinque immigrati italiani, tre dei quali fratelli, furono linciati a Tallulah, una sonnolenta cittadina della Louisiana. Dopo un breve scontro a fuoco, i cinque furono malmenati, legati, seviziati ed impiccati dalla folla. E non si è nemmeno trattato di un episodio isolato: solo pochi anni prima la folla, probabilmente incitata dalle autorità cittadine, aveva linciato undici detenuti italo-americani a New Orleans.
Secondo le ricostruzioni dell’epoca, il linciaggio di Tallulah sarebbe stato scatenato dallo sconfinamento di una capra dei fratelli nel terreno di un vicino. Perplesso dalla sproporzione fra offesa e reazione, Deaglio ha indagato sull’episodio; l’ha ricostruito e l’ha inserito nel contesto economico e sociale del delta del Mississippi, traendo conclusioni molto distanti da quelle della stampa dell’epoca.

Secondo Deaglio, il linciaggio di Tallulah fu tutt’altro che una “reazione spontanea” della popolazione locale, anche sfuggita di mano: al contrario, fu un’azione premeditata, che obbediva ad un progetto di pulizia etnica degli italo-americani dalla contea di Madison, dove si trova Tallulah.

L’argomentazione di Deaglio ha un punto debole, proprio nel modo in cui è strutturata. Si tratta di un modo di condurre il ragionamento che mina parte del suo discorso, in maniera insidiosa. E non si tratta di un episodio isolato, perché prima di dispiegarsi nell’analisi del linciaggio di Tallulah, questa fallacia compare nel modo in cui Deaglio discute del fenomeno migratorio dalla Sicilia agli Stati Uniti negli ultimi decenni dell’Ottocento.

È noto che, mediamente, i governi italiani dell’epoca non scoraggiarono il fenomeno: molto pragmaticamente, l’emigrazione costituiva una valvola di sfogo alla questione meridionale. Tuttavia, Deaglio compie un passo ulteriore: sostiene che la politica dello Stato italiano nei confronti dei Siciliani consistesse nel «ridurli in miseria e fargli sparare addosso dai Carabinieri», deliberatamente, allo scopo preciso di farli emigrare; si sarebbe trattato quindi di «una deportazione di esseri umani concepita tra governi, allo scopo di realizzare uno dei più foschi progetti nell’era moderna» (p. 56).
Può essere utile disassemblare i vari passaggi del suo ragionamento.

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Il punto di partenza è il riconoscimento di una situazione di fatto: numerosi siciliani furono incentivati a partire dalla loro condizione oggettiva di povertà, e dalla scarsità di prospettive offerte dall’Italia. (Questo in realtà era vero di tutte le province italiane con economia prevalentemente rurale e natalità alta, ma concentriamoci insieme a Deaglio sulla Sicilia).
L’azzardo logico di Deaglio è sostenere che quella condizione reale di povertà sarebbe stata il frutto della politica deliberata dei governi. Solitamente gli storici spiegano la povertà di una regione tramite un intreccio di cause: la relativa carenza di infrastrutture, capitale, e di messa a frutto del capitale umano rispetto alle altre economie alle quali la regione ora era strettamente connessa e in diretta concorrenza. Deaglio fa sormontare questo complesso intreccio dalla deliberazione dei governi. Si tratta di un atto di accusa estremamente grave: secondo Deaglio, i governi post-unitari avrebbero messo all’ordine del giorno l’impoverimento della propria popolazione. Deaglio non fornisce delle prove di quanto sostiene, né fa riferimento a studi storici ben documentati che dimostrino questa tesi.
Quella che si osserva è la riduzione di un fenomeno complesso ad un’unica causa, senza dimostrarla. Il discorso sembra filare perché questa causa unica pare comprovata da chiare finalità (la deportazione, il fosco progetto); ma le finalità sono a loro volta comprovate dalla presenza di un’unica causa al fenomeno. In altre parole, Deaglio fa incagliare parte del suo ragionamento in una logica circolare invece di ricorrere alle uniche prove valide che avrebbero potuto sostenerlo: i documenti dell’epoca (o studi storici che si basino su di essi).

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In definitiva, Deaglio fa delle affermazioni sui motivi storici dell’emigrazione dalla Sicilia, ma non riesce a sostenerle: a causa della riduzione del fenomeno ad un’unica causa, e della mancata dimostrazione della realtà di quella causa, il suo discorso si arena. (Rimane avvolto nel più fitto mistero il fosco progetto al quale tutta la politica di depauperamento e deportazione delle masse sarebbe stato orientato).

Tornando all’argomento principale di Storia terribile fra Sicilia e America, una parte del discorso di Deaglio presenta il medesimo tallone d’Achille. Come si accennava sopra, Deaglio critica la ricostruzione del linciaggio di Tallulah diffusa presso la stampa dell’epoca; compie una controindagine portando alla luce le incongruenze della versione ufficiale e il contesto dell’immigrazione siciliana nel Sud degli Stati Uniti, e propone una ricostruzione diversa e alternativa: non si sarebbe trattato di un incidente, bensì di un’aggressione premeditata che faceva parte di un «progetto di eliminare dalla parrocchia tutti gli italiani» (p. 159), un complotto motivato dall’odio razziale. Quindi, i cardini su cui si basa la sua versione sono due: premeditazione e movente razziale.
Per quanto riguarda la premeditazione, Deaglio coglie un aspetto essenziale dei linciaggi: non si trattava di episodi isolati di violenza di massa innescatasi spontaneamente, bensì di spedizioni punitive premeditate. La stampa dell’epoca li minimizzava come spiacevoli, ma inevitabili, eccessi di legittima difesa, ma si trattava di veri e propri agguati organizzati dalle comunità bianche locali, seguiti da un’orgia di violenza; lo fu a Tallulah, così come in innumerevoli altre occasioni.
Il discorso del movente razziale, invece, è assai più intricato. Secondo i più autorevoli studi sui linciaggi nel Delta del Mississippi, questi agguati erano orchestrati ai danni di individui devianti rispetto alle norme, ufficiali e ufficiose, di rigoroso segregazionismo razziale delle comunità del Sud degli Stati Uniti, ma soprattutto erano l’occasione, per la comunità bianca, di ribadire il proprio predominio sociale in faccia alle nuove minoranze in ascesa ed alle difficoltà economiche. Deaglio però si spinge oltre, e compie nuovamente la riduzione di un fenomeno complesso ad un’unica causa: non l’intreccio di concorrenza sul piano economico, minaccia allo status dei bianchi da parte di gruppo sociale arrivato da poco ma già in ascesa, e infrazione delle leggi segregazioniste; semplicemente, l’odio razziale nei confronti dei meridionali.

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Il problema con questa ricostruzione è che non ci sono gli elementi per dimostrarla. Anzi, altre indagini hanno portato alla luce testimonianze che smentiscono la tesi del puro e semplice odio razziale contro i siciliani di Tallulah. La causa scatenante del linciaggio sarebbe stata la politica del negozio di ortofrutta dei cinque immigrati di non servire i clienti bianchi prima dei clienti neri. Sì perché, nel Sud segregazionista, se un cliente bianco entrava in un negozio, veniva servito prima dei clienti neri arrivati prima di lui. Nel negozio dei cinque, i clienti bianchi facevano la fila come i clienti neri. Si tratta di un’inezia, ma il segregazionismo era fatto di una miriade di queste inezie che marcavano in ogni aspetto della vita sociale la posizione sociale inferiore dei neri. Un esempio della minuzia delle infrazioni si trova in una testimonianza agghiacciante, ma illuminante, del segregazionismo nel Sud degli Stati Uniti:

«La resistenza alle Leggi segregazioniste Jim Craw da parte degli immigrati siciliani non sono una novità per me né per alcun Siciliano originario del Sud degli Stati Uniti. Mio padre è nato e cresciuto a Bryan, Texas. Raccontava spesso che un giorno tre membri del locale Ku Klux Klan avevano bussato alla porta di mio nonno. Gli avevano intimato di non far entrare più i suoi amici neri dalla porta principale e di non mangiare più con loro allo stesso tavolo. La minaccia era chiara: se non l’avesse fatto, lui in prima persona avrebbe fatto una brutta, oppure il Klan una sera sarebbe tornato ed avrebbe dato alle fiamme la casa e massacrato la famiglia, mio padre ed i suoi sette fratelli inclusi.»
«Sicilian immigrants’ resistance to Jim Crow Laws are nothing new to me or any Sicilian with roots in the American South. My father was born and raised in Bryan, Texas. One story he told often was the day that three members of the local Ku Klux Klan knocked on my grandfather’s door. In threatening language they told my grandfather that he had to stop allowing his black friends in through their front door and to stop eating at the dinner table with them. The threat was clear: if he didn’t, he personally would either come to a violent end or the Klan would return some night and burn the house down, killing the entire family, including my father and his seven siblings.»
(Ken Scambray, “Corda e sapone”)

(Per la cronaca, nonno Scambray continuò a frequentare i suoi amici neri, ma per non irritare il Klan da allora mangiarono insieme solo in piedi e all’aperto.)
Quindi si può dire che i linciatori erano razzisti, ma è problematico sostenere che i linciaggi di Tallulah siano stati l’esecuzione di un progetto di sterminio etnico dei siciliani o degli italo-americani. Il movente razziale c’era, ma va trovato nel razzismo di cui erano imbevute le leggi e le norme sociali; la tesi del complotto anti-siciliano puro e semplice risponde in maniera troppo semplicistica alla ricerca delle cause.

Al di là di questo problema della struttura dell’argomentazione, Storia terribile fra Sicilia e America è una lettura irresistibile perché parla della migrazione italiana verso gli Stati Uniti anche sotto molti altri aspetti: racconta delle leggende metropolitane che giravano fra gli immigrati in viaggio, racconta della comunità italo-americana di New Orleans e del linciaggio di cui fu oggetto nel 1891 (solo pochi anni prima dell’episodio di Tallulah), racconta della patata bollente che furono i migranti nei rapporti diplomatici fra Regno d’Italia e Stati Uniti d’America.

Valutazione complessiva: aaa_arancia(shimizumari)aaa_arancia(shimizumari)aaa_coni(shimizumari)

Altre risorse per approfondire
Allen, James et al. Without Sanctuary. Lynching Photography in America. Twin Palms 978-0-944092-69-9.
Dray, Philip. At the Hands of Persons Unknown: The Lynching of Black America. Penguin 9780375754456.
Salvetti, Patrizia. Corda e sapone. Storie di linciaggi degli italiani negli Stati Uniti. Donzelli 9788879897907.
Scambray, Ken. “Corda e Sapone: how the Italians were lynched in the USA”. L’Italo-Americano 13 dicembre 2012.
Smangs, Mattias. Doing Violence, Making Race. Routledge 9781138679825.
Willis, John C. Forgotten Time: The Yazoo-Mississippi Delta After the Civil War. University of Virginia Press 9780813919713.

Titolo: Storia vera e terribile tra Sicilia e America
Autore: Enrico DEAGLIO
Editore: Sellerio   Anno: 2015   214 pagg.
EAN: 978-88-389-3320-2

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