Lecturer Kim and Professor T

Lecurer Kim and Professor T

Un altro classico coreano moderno di cui ho sentito tanto parlare e che é stato pubblicato con il testo a fronte da Asia Publishers. Ne sto leggendo diversi in questo periodo, perché mi interessano e sono perlopiù brevi, quindi comodi da portare in giro e gratificanti da finire in questo periodo di lavoro molto intenso.

Il lettore Kim ed il professor K è ancora un’altra storia scritta e ambientata nella Corea della colonizzazione sotto l’impero giapponese.

Seoul, metà Anni Trenta. Al termine di un percorso accademico brillante, Kim viene assunto come lettore di tedesco presso un college prestigioso. Si tratta del primo ed unico coreano di un corpo docente composto esclusivamente da giapponesi, e sin dal suo arrivo è un osservato speciale. Continua a leggere

Annunci

Potatoes (감자) /2

La caduta
Il tema centrale del romanzo è quello della caduta della protagonista: non solo la sua perdita di status sociale, ma anche – anzi, soprattutto – la sua perdita di statura morale.
Per capire meglio la faccenda della caduta, occorre tenere presente che la società coreana è stata divisa per secoli in un sistema piuttosto rigido di classi sociali: la posizione più alta era occupata dagli studiosi confuciani, seguiti dai contadini, da artigiani e commercianti, e infine da schiavi e fuoricasta. La famiglia di Poknyŏ è formata da studiosi impoveriti e divenuti contadini; la ragazza invece, sposata ad un fannullone, percorre in breve tempo l’intera piramide sociale in discesa, passando da contadina a lavoratrice a servizio, e infine a fuoricasta.
Avrebbe potuto essere la storia patetica dell’umiliazione di una donna costretta dalle circostanze materiali a tradire i valori in cui crede; Kim Tong-in invece prende una strada più complessa. Continua a leggere

Il giuoco delle perle di vetro

«Ma per quanto ci guardi e comunque voi lo presentiate, m’imbatto sempre nella medesima causa di tutte le vostre singolarità. Voi avete una stima eccessiva della vostra persona o dipendete troppo da essa: che non è la stessa cosa come essere una grande personalità. Uno può essere per intelligenza, volontà e costanza un astro di prima grandezza ma centrato così bene da girare col sistema, del quale fa parte, senza alcun attrito o spreco di energia; un altro possiede le stesse doti o ne ha magari di più belle ma l’asse del sistema non lo attraversa esattamente ed egli spreca metà della sua energia in movimenti eccentrici che lo indeboliscono e turbano chi gli sta intorno
(Herman Hesse, Il giuoco delle perle di vetro, p. 390)

Elogiare la sintesi di Hesse parlando di un mattone come Il giuoco può sembrare temerario, ma l’immagine dell’individuo non integrato come un elemento fuori asse, che nei suoi movimenti ordinari è costretto ad un’orbita eccentrica, mi ha colpita molto. Sarà anche perché è il modo in cui mi sento in questo periodo. Niente come la sintesi di una similitudine per mettere ogni cosa in prospettiva, anche il disagio, e riportare serenità.

Il giuoco delle perle di vetro di Herman Hesse è letto Ad Alta Voce (Radio3) da Daniela Di Giusto (nella prima puntata introduzione di Massimo Cacciari). Link alle puntate [qui].

Heike monogatari /1

祇園精舎の鐘の聲、諸行無常の響き有り。
沙羅雙樹の花の色、盛者必衰の理を顯す。
驕れる者も久しからず、唯春の夜の夢の如し。
猛き者も遂には滅びぬ、偏に風の前の塵に同じ。

Nei rintocchi delle campane del tempio di Gion Shōja riecheggia l’impermanenza di ogni cosa; il colore dei fiori di sāla rivela la verità che chi si trova all’apice dello splendore inevitabilmente andrà incontro al declino. I superbi durano poco, quanto un sogno in una notte di primavera; i potenti infine svaniranno, come polvere nel vento.

rabbit-1-smiley-004

(Mi scuso della traduzione paraponzi).

La decomposizione dell’angelo

La decomposizione dell'angeloEccomi qua, a concludere finalmente il ciclo di letture della tetralogia del Mare della fertilità (Hōjō no umi 豊饒の海) con il quarto ed ultimo romanzo. Non è stato faticoso quanto il terzo, ma mi ha suscitato molte domande sul senso complessivo di quest’opera: perché Mishima l’ha scritta? Qual è la relazione che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto avere con la sua visione del Giappone? E come si può reinterpretare, alla luce di tutto questo, il clamoroso suicidio che concluse e coronò la sua opera?

Siamo nuovamente a Tōkyō, è il 1970 e Honda Shigekuni (本多繁邦, “Paese rigoglioso”), è ormai un vedovo settantaseienne, che inganna il tempo viaggiando insieme all’amica anche lei anzianotta Hisamatsu Keiko (久松慶子, “Giuliva”). È proprio durante uno dei loro viaggi che conoscono Yasunaga Tōru (安久透, “Trasparente”), sedicenne parco di parole che lavora presso una stazione di avvistamento poco lontana dal porto. Continua a leggere

Il tempio dell’alba

Il tempio dell'albaCon molto, molto ritardo rispetto alle mie intenzioni ed alle previsioni iniziali, finalmente mi accingo a scrivere qualcosa su Il tempio dell’alba, terzo romanzo della tetralogia del Mare della fertilità (Hōjō no umi 豊饒の海). Per molti motivi, che cercherò di affrontare almeno in parte nel post, questo terzo romanzo si è rivelato più faticoso (e, se posso permettermi, meno riuscito) dei precedenti.

All’inizio del romanzo troviamo Honda Shigekuni (本多繁邦, “Paese rigoglioso”), divenuto consulente legale per grandi aziende e clienti facoltosi, a Bangkok per un viaggio di lavoro (siamo nel 1941). Qui incontra la giovanissima principessina Ying Chan, figlia del principe Pattanadid che era stato ospite dei Matsugae per qualche tempo (in Neve di primavera); considerata un po’ tocca dalle dame di corte per la sua convinzione di essere la reincarnazione di un giapponese, incontrando Honda Ying Chan si scusa per essersi suicidata senza salutarlo, e prova di conoscere alcuni fatti relativi alle vite di Kiyoaki e di Isao. Continua a leggere

Sudditi

Sudditi(- Dov’eri finita? Sei caduta nella tana del Bianconiglio ed hai perso la voia del ritorno?
– Ho semplicemente avuto tanto da fare, purtroppo.
– Ancora saggistica? E la narrativa?
– Sto incubando qualcosa su Mishima. Ma è molto, molto difficile.)
Negli ultimi tempi ho iniziato ad interessarmi un po’ di più di politica, spronata soprattutto dalla situazione tragica ma non seria in cui versiamo. Essendo piuttosto ignorante in materia ho sentito l’esigenza di cercare delle coordinate di riferimento, e siccome il comunitarismo è un orientamento trasversale che sta informando i discorsi e le proposte di un numero crescente di attori politici, ho pensato che hey!, non ci fosse occasione migliore per emanciparmi dalla mia disabilitante ignoranza che leggere la breve (ma densa?) trattazione in proposito di uno dei suoi esponenti italiani più noti.

A Massimo Fini la democrazia rappresentativa di matrice liberale non piace un granché, per vari motivi. La sua tesi principale (e l’unica per la quale fa almeno il tentativo di sviluppare un’argomentazione) è che il sistema democratico rappresentativo sia intrinsecamente incoerente: che i suoi portati siano in stridente contraddizione con finalità e principî ispiratori. Continua a leggere