Waiting for Ferry

A tutti voi abitatori degli intorni di Milano, hinterland est:
Questo venerdì Anna Olcese, autrice del libro "Ferry Il cuore e la spada" attualmente presente sul mio scaffale, lo presenterà al pubblico inaugurando la terza edizione della rassegna Segrate Scrive.
Non sono sicura di riuscire ad esserci perché ho già un impegno, ma ci proverò.

Warp!

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Moi dix Mois – Live! /3

Non appena saliti sul palco i Moi dix Mois hanno preso a suonare a tutto spiano. È difficile inserire la loro musica in un unico genere, perché nei MdM Mana-sama riversa tutte le sue ossessioni, tutto ciò che lo incusiosice e che lo affascina; si può parlare di un punk gotico, ma non mancano le citazioni ed i riferimenti più vari, dal rock alla musica sacra.
Tra una canzone e l’altra il secondo chitarrista, K, si rivolgeva al pubblico in Japanglish invitandolo di volta in volta a fare più casino, a "sentire l’oscurità" od a partecipare a qualche coreografia.


{filmato originale della serata. Nb non mio}

A neanche metà della serata siamo saliti dal parterre alla zona rialzata col bar, perché Ila voleva fare qualche foto per immortalare l’evento ma essendo vietatissimo, aveva bisogno di due spliungoni come me e Matteo per farle da schermo. Tra l’altro, io, Matteo e Ros’ eravamo gli unici vestiti normali, e quel che è meglio, io e Matteo eravamo addirittura in bianco in mezzo al pubblico rigorosamente in nero; eravamo curiosamente fuori posto (chi mi conosce già sospetta, ed a ragione, che io l’abbia fatto a bella posta ). Appollaiati lassù godevamo di una bella panoramica e ci siamo scambiati commenti simpaticamente velenosi su tutto ciò che ci capitava a tiro: la tale canzone, il look dei vari membri dei MdM, questo o quel personaggio nel pubblico, l’improbabile inglese di K, qualche esagitato che pogava e così via. Io ogni tanto interrompevo per ridere come una matta alla vista di qualcosa di particolarmente buffo – sono rimasta quasi senza fiato quando il cantante Seth, in una mise da travestito della pubblicità del campari, si è messo ad agitare i capelli stile metallaro.
Il pubblico naturalmente era folcloristico quanto la band, e quanto l’occasione richiedeva; abbiamo notato che la composizione era mista, equalmente ripartita tra maschi e femmine così come la porzione di pubblico agghindata a tema per l’occasione. Così a occhio l’età sarà stata compresa tra il 16 ed i 26, con qualche eccezione (come le nostre Ila e Ros’ che alzavano un pochino la media).
Tra il look pù curati, ricordo una ragazza in busto e crinolina, ampia sottana di raso nero ed una mantilla di pizzi scarlatti, ed un ragazzo vestito da damerino del Settecento.

{Mana-sama durante Metaphysical}

Nella seconda metà del concerto (esaritasi la vis fotografandi dell’Ila) mi sono potuta godere un po’ di più le canzoni. Avrei preferito tornare nel parterre, ma pazienza. Non male. Divertente.

*Commenti sulla via del ritorno*

Ros’: Non mi è spiaciuto. Però mi era piaciuto di più il concerto dei D’espairs Ray. Era più… più concerto, ecco.
Ila: ?!? Ma va’, molto meglio i Moi dix Mois.
Tama: Anch’io ho preferito il concerto dei D’espairs Ray. Tra l’altro ultmamente sto ascoltando un sacco il loro cd e dire che non è nemmeno il mio genere.
Ila: L’unica cosa è che l’altro chitarrista [K naturellement, essendo il chitarrista Mana; n.d.Tama] imitava troppo smaccatamente Marilyn.
Tama: Marilyn… Monroe, naturalmente?
Ila: Naturalmente.

Piccola nota a margine finale: Sono così contenta che sia vietato fumare nei locali pubblici! Sarei finita affumicata. Detestavo uscire una sera e dover mettere tutto, me stessa compresa, in lavatrice.

Moi dix Mois – Live! /2

Il concerto dei Moi dix Mois era in programma all’Alcatraz il 22 ottobre scorso; l’esibizione del gruppo di supporto doveva iniziare alle 20:00, ma in realtà torme di fan sfegatati attendevano l’arrivo dei MdM già dal pomeriggio.

{Arrivo dei MdM all’Alcatraz. Per chi avesse sensibilità religiosa, avverto che ci sono un paio di bestemmie di sottofondo. Nb Il video, come quelli che seguono, non è mio. A quell’ora io ero a sgobbare sulla tesi ;P}

Io e Ros’ ovviamente siamo arrivate con signorile ritardo, intorno alle 20:30; abbiamo ritirato i biglietti che con un eccesso di zelo Ros’ aveva prenotato ed abbiamo atteso i nostri compagni di ventura: Matteo e soprattutto Ila. In effetti la fan è lei (non una fan, ma un’adepta di Mana-sama); mentre la aspettavamo davanti all’Alcatraz ci siamo scambiati opinioni poco lusinghiere sulla loro musica, specie sul loro ultimo album Dixanadu che non è piaciuto a nessuno di noi… neanche ad Ila, come avremmo scoperto poco più tardi ("Dixanadu? Fa addormentare. Li preferivo più hard!" contenta lei…).
Durante la nostra attesa il pubblico ha continuato ininterrottamente ad entrare alla spicciolata nel locale, che è andato via via riempiendosi nel corso della serata.

L’ingresso dei Moi dix Mois è stato accolto dal pubblico con un boato; naturalmente il più acclamato è stato Mana-sama, sul quale vale la pena aprire una piccola parentesi.

*Vita, musica e miracoli di Mana-sama*

La carriera musicale di Mana-sama (‘Mana’ è il nome d’arte e ‘sama’ il suffisso onorifico) è iniziata ben prima della nascita dei MdM. Già sulle scene indie da qualche tempo, nel 1992 fondò i Malice Mizer, che conquistarono un successo strepitoso con il loro elecrtopop ricco di contaminazioni ma soprattutto con il loro look.. ecco… davvero stravagante.

{Malice Mizer – Brise (live). Il cantante è Gackt, mentre Mana è il chitarrista con la parrucca bionda che gira in monopattino. Consiglio la visione anche di Bel Air (live), per avere un’idea più chiara della loro immagine diciamo… singolare}

Mana-sama però tollerava poco le contestazioni perciò all’apice del successo dei MM silurò Gackt – siamo nel ’99 – il quale iniziò una fortunatissima carriera solista, sostituendolo con Klaha e virando verso un sound più cupo ed un look più gotico. Nel novembre del 2001 i MM sono stati messi in pausa e pochi mesi più tardi Mana-sama ha fondato i Moi dix Mois. A scanso di equivoci, i MdM sono nati esplicitamente come progetto solista di Mana, che non si perita di modificare la formazione del gruppo come più gli aggrada. Musica e testi sono esclusivamente suoi, così come il concept del gruppo e la sua immagine.
Curiosità: Mana è noto per il suo non parlare mai in pubblico; anche nelle interviste bisbiglia le risposte ad un membro del gruppo che ha il compito di ripeterle ad alta voce.

*chiusa parentesi*
continua…

Il Dibbuk

Il Dibbuk - www.edizionieo.it

Con questa lettura credo di aver raggiunto nuove vette di frivolezza letteraria. Ad incuriosirmi irresistibilmente infatti è stato il titolo – o meglio, il fatto che è identico a quello di una canzone (bruttina) di Gackt. Ora, Gackt è un cantante pop giapponese. Il libro in questione è un classico della letteratura yiddish. Le opzioni sono due: mi sono persa qualche passaggio, oppure la globalizzazione è davvero qualcosa di mostruoso!

Chanan, un promettente studente del Talmud da qualche tempo interessatosi di Kabbalah, muore di crepacuore alla notizia che la sua amata Lea è stata promessa ad un altro, nonostante la promessa stretta a suo tempo dai rispettivi padri. Il giorno delle nozze, tre mesi dopo la scomparsa di Chanan, il suo spirito irrequieto si impossessa di Lea impedendole di sposare il fidanzato.
Lea-Chanan viene condotta davanti ad un tribunale rabbinico presieduto da Reb Esriel, che porta alla luce la cattiva condotta il padre di Lea; solo con grande fatica riesce a rabbonire gli spiriti di Chanan e di suo padre Nassim, morto da tempo; al momento di abbandonare il corpo dell’amata, Chanan invita lo spirito di Lea a seguirlo; lei accetta…

Il Dibbuk (דיבוק) nel folklore ebraico è uno spirito irrequieto che tenta di entrare nel corpo di qualche persona vivente – come indica il suo etimo di "attaccamento". Le ragioni del vagabondare di questi spiriti nel mondo dei vivi è che per qualche ragione non hanno trovato collocamento nell’aldilà – perché da vivi avevano combinato qualcosa di particolarmente grave, o perché non hanno terminato la loro missione sulla terra – secondo me l’"attaccamento" si rifersice anche a questo.
Ora, spiriti non dissimili esistono anche nel folklore giapponese (così come in tutte le culture che hanno dei residui di sciamanesimo). Il bello degli spiriti giapponesi è che possono vagare e combinar guai anche da vivi. Possono separarsi da un corpo ed andare a tormentare qualcuno senza che la persona da cui si è staccato lo spirito se ne accorga.
I più temibili sono gli spiriti scatenati dalla gelosia, perché andranno a tormentare (fino alla morte, se non si interviene con un esorcismo) il rivale vero o presunto. Chi ha letto il Genji monogatari (trad. it. Storia di Genji, principe splendente) avrà presente l’orrenda fine che fa Aoi, posseduta dallo spirito di Dama Rokujo.
Per questo in Giappone si diceva (una volta, adesso non so) che non c’è cosa più temibile di una donna gelosa.
Se questo poi possa costituire un raccordo tra teatro yiddish e pop giapponese, è tutto da dimostrare…

Autore: Sholem An-Ski
Editore: e/o   Anno: 1986 (Scritta nel: 1918, rappresentata per la prima volta nel 1920 a Vilnius) 93 pagg.
Titolo originale: Der Dibuk (דער דיבוק אדער צווישן צוויי וועלטן)
Traduzione del titolo: Il Dibbuk o Tra due mondi
Traduttore: Simon Avisar
ISBN: 88-7641-040-6

Schiaccianoci /2

Ho scovato questa perla e ve la offro 🙂 Si tratta del grand pas de deux finale dello Schiaccianoci, coreografia di Nureyev, ballato dal signor N e Merle Park nel ’68 (ma non so bene dove, non vorrei scrivere stupidaggini).

Il finale, come tutti i gran finali, è un tantino cafone (piatti, rulli di tamburi a go go, etc) però è così bello che glielo perdoniamo volentieri :)))

Schiaccianoci /1

Sono andata a vedere le prove dello Schiaccianoci ieri sera alla Scala. Sono arrivata con un certo anticipo ma tutti i posti migliori erano già andati, perciò mi sono sistemata insieme ad una signora in un palco laterale. Sempre meglio che in piedi, dico io.

La trama dello Schiaccianoci è tratta da un racconto di E.T.A. Hoffmann. Adoro Hoffmann. Sono profondamente convinta che fosse un genio. Sono alla perenne ricerca della sua raccolta completa di racconti, anche se è fuori stampa da un pezzo. Comunque.

È quasi natale e tutti i bambini si assiepano intorno al vecchio Drosselmeier per ricevere in dono qualche giocattolo; la piccola Clara riceve uno schiaccianoci.

Quella sera Clara si addormenta con lo schiaccianoci in braccio ed inizia ad avere degli incubi: sogna che i Topi, guidati dal loro Re, stiano invadendo la casa. Solo l’intervento dei soldatini di piombo guidati dallo Schiaccianoci riesce a metterli in fuga.

Il Principe Schiaccianoci allora conduce Clara nel Paese degli Zuccheri, un viaggio iniziatico e di crescita fino al pas de deux finale (il cui coronamento è questa presa pazzesca).

Clara si ridesta e non le resta che domandarsi, mentre Drosselmeier si allontana, se sia stato tutto un sogno o realtà.

La coreografia di questa versione del balletto è firmata da Nureyev, che oltre ad aver aggiunto con il suo incorregibile narcisismo diverse variazioni virtuosistiche per il protagonista maschile, ha fatto coincidere lo Schiaccianoci con Drosselmeier.

Quindi, se prima si poteva immaginare che il Principe altro non fosse che una fantasia di Clara, adesso pare essere Drosselmeier a tirare i fili.

I racconti di Hoffmann sono pieni zeppi di figure di manipolatori: uomini, adulti, misteriosi e bislacchi (dall’Uomo della Sabbia a Coppelius) che sembrano fatti apposta per incarnare le paure ed allo stesso tempo i desideri delle persone.

Perciò ecco un balletto delizioso, con una splendida musica e splendide coreografie, che ha un effetto terapeutico sulle povere studentesse provate dalle ramanzine, come me; ma ecco anche una storia notturna, onirica ed inquietante…

Gli interpreti, specie i due protagonisti – Sabrina Brazzo ed Alessanro Grillo – sono stati veramente bravi. Per loro sfortuna avevo già visto questa versione del balletto, ballata dal signor N in persona insieme a Margot Fonteyn; qualsiasi paragone sarebbe crudeltà pura ;P Insomma, mi sono divertita un sacco e mi sono goduta lo spettacolo, ed è quello che conta. A questo ha contribuito anche la mia attempata compagna di palco, che ogni dieci minuti mi tirava la manica per chiedermi: ma dov’è Bolle? Ma quando arriva Bolle? Ma è sicura che quello non sia Bolle? Sarei scoppiata a ridere una dozzina di volte, ma avrei disturbato le prove…