Evelina /3

Educazione e moralità
Evelina è stato associato al genere letterario della Commedy of manners. In effetti si tratta di una messinscena di personaggi ricorrenti nel teatro e nella narrativa del tempo: il fop (Sir Lovel), il rake (Sir Willoughby), la dama attempata che vuole apparire più giovane (Madame Duval, protagonista di un memorabile ballo in cui prende il posto di Evelina). La Burney però si spinge oltre il teatrino di maschere: effettua una intenta riflessione sulla differenza fra rispetto formale dell’etichetta ed autentica nobiltà d’animo. Continua a leggere

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Evelina /2

Evelina è un romanzo ricchissimo di spunti. Davvero, ricchissimo. Basta iniziare a tirare e ne vengono fuori a bizzeffe, come i fazzoletti annodati dal cappello di un prestigiatore. In parte ciò è dovuto al fatto che sotto il profilo della forma romanzo, Evelina è ancora un po’ primitivo. Per dire, la Austen, che era una lettrice appassionata della Burney, stava già su un altro pianeta, letterariamente parlando.

Identità incertaEvelina_Joshua Reynolds_Sara Campbell
Evelina è la figlia naturale di un aristocratico, e questa condizione, benché accuratamente mantenuta segreta, le causa un mare di problemi. Il primo e principale è che non consente di definire la sua posizione sociale. Il riconoscimento ufficiale da parte del padre le consentirebbe di fare parte a pieno titolo dell’alta società, ma in assenza del riconoscimento paterno Evelina rimane in una sorta di limbo. Continua a leggere

Evelina /1

EvelinaFino a qualche giorno fa non conoscevo né Evelina né Frances Burney. Proprio mai sentite nominare. Poi sono comparse in un documentario che parlava del romanzo romantico inglese come precursore del grande romanzo dell’Ottocento. La curiosità ha avuto la meglio (come sempre, del resto), e del resto una biblioteca ben fornita le ha fatto da sponda.

Evelina, la protagonista del romanzo, è una giovane di grande bellezza, beneducata e di buon cuore, ma di origini oscure. Continua a leggere

L’archivio della contessa D**

L'archivio della contessa DComplice tutta una serie di circostanze convergenti, negli ultimi tempi mi capita sempre più di rado di girare fisicamente fra gli scaffali di una biblioteca o di una libreria. Mi dispiace molto, perché i luoghi pieni di libri sono infinitamente suggestivi e densi di stimoli ed anticipazioni: promettono ore gradevoli, producono un’attesa – un po’ come le croste dorate di paste, sfogliarelle, panzerotti e focacce dietro il bancone di una panetteria ad una persona genuinamente golosa.
Ho preso però un’altra abitudine: quella di girovagare a zonzo fra le pagine dei cataloghi online dei singoli editori. Stavo bighellonando nella pagina dedicata alla collana Il divano di Sellerio quando questo librettino ha punto la mia curiosità, e visto che curiosamente in biblioteca c’era, l’ho prontamente preso in prestito.

Che dire, mi è capitata un’autentica chicca. L’archivio è un romanzo breve in forma epistolare che raccoglie lettere, biglietti e telegrammi inviati alla nostra fantomatica contessa D**; ma, sebbene tutti i suoi corrispondenti le scrivano dei propri casi chiedendole consiglio o consolazione, non leggiamo mai le risposte. La nostra protagonista è elusiva, discretissima in tutto ciò che la riguarda. Continua a leggere

Il pilota di Hiroshima. Ovvero: La coscienza al bando /3

Il pilota di HiroshimaCol procedere della lettura, è emerso un tema ben più inquietante di quello atomico. Claude Eatherly venne internato in un ospedale psichiatrico perché con qualche maldestro tentativo di reato (una rapina nel corso della quale si era persino dimenticato di prendere il malloppo) aveva messo in imbarazzo l’Esercito degli Stati Uniti, e venne giudicato, più che un criminale, psichicamente instabile. Eatherly accettò l’internamento di buon grado, tanto che risultava “ospite volontario” della struttura, ma quando, dopo qualche tempo, ritenne di aver riflettuto abbastanza, di aver trovato un nuovo equilibrio e di poter riprendere la vita civile, la sua domanda di dimissioni venne ripetutamente respinta.

Il problema che affliggeva Eatherly era un dilemma di origine etica, non una psicosi; la riflessione ed il dialogo lo avevano aiutato a prenderne coscienza, a riconoscerlo, a fare sì che orientasse il suo agire senza il bisogno di infierire su se stesso o su altri. Il medico curante stesso riconosceva che Eatherly non era un individuo pericoloso, e allora perché il suo rilascio non fu consentito? Cos’era successo nel frattempo? Continua a leggere

Il pilota di Hiroshima. Ovvero: La coscienza al bando /2

Il pilota di HiroshimaFinalmente trovo il tempo di diffondermi un po’ su questo interessante volumetto, scoperto quasi per caso nel corso di una pigra ricerca bibliografica sugli effetti del bombardamento atomico del Giappone. Si tratta di un argomento che mi interessa molto, ed ancora di più in seguito alla visita del Museo della Bomba di Hiroshima ed agli scambi di idee in materia con alcuni conoscenti giapponesi.Günther Anders è stato un filosofo e sociologo un po’ particolare, visto che non ebbe mai una cattedra e fece conoscere le proprie idee soprattutto con un’intensa attività pubblicistica e la partecipazione a movimenti d’opinione quali quello pacifista e contro la corsa agli armamenti atomici. Continua a leggere

Il pilota di Hiroshima. Ovvero: La coscienza al bando /1

Il pilota di Hiroshima«Lettera 12

A Günther Anders

senza data
[agosto o settembre 1959]

Vorrei ringraziarti delle buone parole che mi hai scritto perché non cerco la notorietà di un contratto cinematografico. Se una cosa del genere ha da farsi, deve avvenire nel modo da te descritto. Si ha una sola vita, e se le esperienze della mia vita devono essere utilizzate per il bene dell’umanità, è questo il modo in cui sarà utilizzata: non per denaro o per gloria, ma per la responsabilità che ho verso tutti. Continua a leggere