Orizzonti progressisti. Crisi di un progetto e necessità di un nuovo umanesimo

Orizzonti selvaggi_159x250Era uno di quei pomeriggi uggiosi così tipici dell’autunno milanese, in cui la pioviggine contro i vetri appannati e lo sferragliare sui binari isolano completamente dal mondo, e ci vuole una certa dose di consuetudine, o d’intuizione, per scendere dal tram alla fermata giusta. Nessuna delle due mi è stata di grande aiuto, ma sono riuscita lo stesso ad infilarmi in via Pierlombardo ed a prendere posto in teatro giusto in tempo per non perdere l’inizio della presentazione del libro.
Sebbene non abbia condiviso ogni argomentazione o punta polemica, ho ascoltato la presentazione di Carlo Calenda un senso generale di sollievo. Sollievo perché finalmente qualcuno si era deciso ad affrontare di petto il problema della debolezza di visione del progressismo. Un problema che è andato suppurando da almeno due decenni e che, inspiegabilmente, non è stato in cima all’agenda della classe dirigente (politica, intellettuale, giornalistica, imprenditoriale) di quello che resta del centrosinistra.
All’uscita da teatro i lampioni ormai erano accesi, le auto sfrecciavano sulle pozzanghere di viale Monte Nero, e io non vedevo l’ora di cercare confronto e conforto nel libro.

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Sei buone ragioni per (ri)leggere La Certosa di Parma

Certosa di ParmaHo un problema: possiedo troppi libri. È stato scioccante anche solo formulare questo pensiero, ma è proprio così. Quando ho messo in ordine la libreria tirando fuori i libri dagli scatoloni e spolverando a fondo gli scaffali, mi ci sono voluti giorni e giorni. Non ho lo spazio fisico nemmeno per un foglio. Così ho adottato un criterio di ordine radicale: per ogni libro che entra, un altro deve uscire.
Ora, ci sono un paio di volumi a cui sto puntando perciò devo radiare qualcosa. La Certosa di Parma è entrato quasi subito nella rosa dei libri in uscita perché era uno dei romanzi al quale ero meno affezionata: letto con scarsissimo entusiasmo al ginnasio, mi aveva lasciato solo un blando ricordo del protagonista Fabrizio – un predicatore piagnone al ritorno da una scampagnata a Waterloo.
Mi sono dovuta in parte ricredere. Il romanzo mi ha rapita, accidenti a lui. E mentre giravo una pagina dietro l’altra continuavo a chiedermi: perché? Perché ne vale la pena? Perché è considerato un classico?
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JohnLock? La relazione fra Sherlock Holmes e John Watson nei racconti di Arthur Conan Doyle

Sherlock Holmes_RaccontiForse gli autori della serie non potevano immaginarlo, o forse sotto sotto ci speravano, ma la messa in onda di Sherlock (BBC, 2010-2017) ha dato la stura ad una ricchissima produzione di fanfiction e fanart che sviluppavano il rapporto fra Sherlock Holmes e John Watson in chiave romantica. In alcuni rami del fandom si è persino creata l’aspettativa che gli sviluppi omoerotici della partnership fra Holmes e Watson sarebbero stati incorporati nella serie stessa. Non solo, ma secondo sostenitrici e sostenitori della TJLC (The JohnLock Conspiracy), la natura omoerotica della relazione di Holmes e Watson sarebbe stata implicita sin nei racconti e nei romanzi di Arthur Conan Doyle. Ma sarà stato davvero così?
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Incanto poetico e crisi del cosmo. Le stelle gemelle di Miyazawa Kenji

Stelle gemelle300x450Il mese scorso sono andata a Bookpride, la fiera degli editori indipendenti, e non ho saputo resistere a due novità in uscita: una delle due è Le stelle gemelle, una raccolta di racconti per l’infanzia (e non solo) di Miyazawa Kenji.
Miyazawa non ha ancora avuto molta fortuna in Italia, ma la sua opera ha ispirato molti autori di serie e cinema di animazione in Giappone. Nell’opinione corrente è associato alla creazione di un mondo incantato a cui hanno accesso solo coloro che hanno mantenuto la loro innocenza.
Nei racconti di questa raccolta, tuttavia, al di sotto dell’incanto poetico per lo spendore della natura si avvertono movimenti misteriosi e destabilizzanti, che stridono con l’immagine dell’inoffensivo autore per bambini.
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Elogio della fermezza. In difesa di Fanny Price

Fanny Price, la protagonista di Mansfield Park, è fra le eroine austeniane meno amate. I lettori la accusano soprattutto di essere passiva, di non avere una volontà propria, e di non farsi carico dei propri desideri non facendo niente per realizzarli; in breve, di non meritare un lieto fine.

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Rileggendo il romanzo, però, quella che ho scoperto è stata una Fanny diversa: timida ed introversa, certo, ma anche tenace; un personaggio complesso, che non rinuncia alla propria autonomia di pensiero anche quanto tutto e tutti la spingono in un’altra direzione.
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Tre metri sopra il cielo

Tre metri sopra il cieloDiciamocelo: ero curiosa. Se n’è fatto un gran parlare e così via… mi sono detta che magari era effettivamente un bel romanzo (non è vero: ero pregiudizialmente dell’idea che sarebbe stato una schifezza, ma ora posso confermarlo autorevolmente: è una schifezza). Ma andiamo con ordine, e se avrete pazienza di seguirmi, faremo tante scoperte interessanti.

Stefano è un duro (e già qua si sprofonda nel ridicolo: si usa ancora dire “duro”?!) e divide le sue giornate (o meglio, le nottate, visto che di giorno dorme) tra la palestra, i locali più “in” ed una compagnia di amici con i quali fa gare di flessioni (che tristezza…) o comunella per andare a menare qualcuno che non si è portato con loro con il dovuto rispìettu. Anzi, in quanto ultimo vincitore di una gara di flessioni, è diventato il maschio alfa della brigata.

Babi va in terza liceo classico in una scuola privata per figlie di papà. Dopotutto, è una figlia di papà.
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