Sulla rivoluzione

Sulla rivoluzioneUn’altra lunga assenza, per la quale spero di essere giustificata: c’è voluto parecchio tempo perché digerissi il libro di Hannah Arendt (o perché lui digerisse me).

L’ho avuto a scaffale per anni, letto solo in minima parte per l’esame di filosofia morale, e da altrettanto tempo mi ripromettevo di leggerlo come si deve, da cima a fondo. Ho avuto la bella pensata di inserirlo nel gruppo di letture che sto facendo sulla storia americana, ma purtroppo ha finito per risucchiare molto più tempo di quanto non avessi intenzione di lasciargli: non so se sia la Arendt che scrive male o se sia io ad essermi orrendamente arrugginita, ma ho trovato il testo assai ostico. Ma andiamo con ordine.

La Arendt confronta le rivoluzioni americana e francese misurandone i rispettivi successi rispetto ad un metro di giudizio che dichiara sin da principio:

«Lo scopo della rivoluzione era, ed è sempre stato, la libertà» (p. 3)

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La guerra ineguale

La guerra inegualeL’ho acquistato alla presentazione che ne fece l’autore alla Casa della Cultura nel lontano 2006, mentre ero ancora intrippata a più non posso nell’esame di Storia della Filosofia politica, che quell’anno aveva come argomento il problema della guerra. Il corso era tenuto dal prof. Geuna, che ricordo ancora con piacere per la diligenza, la chiarezza, la disponibilità con gli studenti e l’impeccabile gusto nel vestire.

Ma sto divagando. L’argomento de La guerra ineguale è, naturalmente, la guerra. O meglio, è la trasformazione subita dal modo di combattere e di concepire la guerra nell’ultimo secolo. Continua a leggere

Il pilota di Hiroshima. Ovvero: La coscienza al bando /2

Il pilota di HiroshimaFinalmente trovo il tempo di diffondermi un po’ su questo interessante volumetto, scoperto quasi per caso nel corso di una pigra ricerca bibliografica sugli effetti del bombardamento atomico del Giappone. Si tratta di un argomento che mi interessa molto, ed ancora di più in seguito alla visita del Museo della Bomba di Hiroshima ed agli scambi di idee in materia con alcuni conoscenti giapponesi.Günther Anders è stato un filosofo e sociologo un po’ particolare, visto che non ebbe mai una cattedra e fece conoscere le proprie idee soprattutto con un’intensa attività pubblicistica e la partecipazione a movimenti d’opinione quali quello pacifista e contro la corsa agli armamenti atomici. Continua a leggere

Il pilota di Hiroshima. Ovvero: La coscienza al bando /1

Il pilota di Hiroshima«Lettera 12

A Günther Anders

senza data
[agosto o settembre 1959]

Vorrei ringraziarti delle buone parole che mi hai scritto perché non cerco la notorietà di un contratto cinematografico. Se una cosa del genere ha da farsi, deve avvenire nel modo da te descritto. Si ha una sola vita, e se le esperienze della mia vita devono essere utilizzate per il bene dell’umanità, è questo il modo in cui sarà utilizzata: non per denaro o per gloria, ma per la responsabilità che ho verso tutti. Continua a leggere

L’ermeneutica del soggetto

Ermeneutica del soggettoNon ricordo neanche più quanti mesi sia rimasto sulla mia scrivania, in vigile attesa del proprio momento. Finalmente, alla vigilia del viaggio in Giappone, ha trovato posto in valigia, al fianco di Olive Kitteridge, de L’isola di Arturo e della guida della Lonely Planet sulla quale, in un’altra occasione, ci sarebbe molto da dire.
Al termine delle giornate di vagabondamenti e studio, qualche pagina di Foucault mi  riportavano al di qua del continenete asiatico, fornendomi ottimo cibo per lamente. Gnamm ^_^

Foucault introduce una discontinuità inedita, o non sufficientemente tematizzata in precedenza, tra pensiero antico e modernità (si generalizza e si parla sempre di tendenze, non di caratteristiche inerenti all’epoca od alla “cultura”, come dimostrano svariati non trasucrabili autori che costituiscono eccezioni) nell’ambito dell’indagine sulla realtà. Continua a leggere

Cascare dal sonno

Cascare dal sonnoAttirata dalle sirene di un argomento che da tempo immemorabile mi affascina, ho vinto la mia reticenza verso tutto ciò che puzza di filosofico (è vero che mi son laureata in filosofia, ma è un’altra storia…) ed ho alfine allungato la manina esitante verso il libretto azzurro che occhieggiava dall’espositore in libreria.

Letto in una giornata di pendolariato ferroviario come sana variazione al romanzo di Gibson, si è rivelato essere proprio quello che un retropensiero diffidente malignava che fosse.

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Justine o le disgrazie della virtù

JustineNon avevo mai letto Sade, ma ultimamente ne abbiamo parlato spesso ad un corso in uni, così mi sono incuriosita ed eccomi qua.

Rimaste improvvisamente improvvisamente orfane e povere a 15 e 12 anni rispettivamente, le sorelle Juliette e Justine vengono cacciate dal convento dove stavano ricevendo un’educazione nobiliare, e sole al mondo devono provvedere al proprio sostentamento. Diverse per indole e temperamento, Justine e Juliette compiono due scelte opposte: la prima seguirà la strada della virtù, la seconda quella del vizio.
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