Hoffmanniana

Ho appena scoperto (con qualche anno di ritardo, ma ero giovane e sprovveduta allora – mentre adesso sono sprovveduta e basta) che la casa editrice romana L’Orma ha avviato un progetto decennale di traduzione e riedizione dell’opera completa di E.T.A. Hoffmann, autore che potrebbe fregiarsi del titolo, fra altri di certo meno pregiati quali anticipatore del giallo, esponente di spicco del Romanticismo tedesco e Maestro del Fantastico, di narratore fra i preferiti in assoluto della sottoscritta.

Hoffmanniana

Hoffmann riunisce in sé un’immaginazione sbrigliata, una pepiera di ironia, ed una scrittura ornata ma dotata di leggiadria e grazia infinite. Ah, ed una libertà nella strutturazione delle storie che lascia ancora oggi senza fiato. E poi la capacità di infondere nel lettore un senso di stuporosa meraviglia, una sorpresa infantile così limpida da purificare l’animo.
Finora non è comparso granché qui su asaki, nonostante le mie irregolari ma ininterrotte sampagnate fra le sue pagine, perché a volte mi riesce difficile parlare di opere che amo molto e che mi fanno vibrare certe corde. (Che è il motivo per cui, ad esempio, non ho postato niente su La famiglia Aubrey di Rebecca West, romanzo di cui ho amato con ogni palpito del mio cuore balordo ogni rigo). Ma mi piacerebbe scrivere di lui, in futuro, pur sapendo che non riuscirei né a rendergli giustizia, né ad essere razionale.

Per concludere tornando dov’ero partita, il progetto editoriale de L’Orma, Hoffmanniana, si comporrà di dieci volumi, che affiancheranno alle nuove traduzioni un apparato critico. Finora sono usciti Gli elisir del diavolo, Notturni, Fiabe e Il gatto Murr.
La notizia mi ha allietato una giornata piovosa ed appesantita da incombenze sgradevoli. Non vedo l’ora di averne in mano un volume, e spero intensamente di non rimanerne delusa.

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Schiaccianoci /1

Sono andata a vedere le prove dello Schiaccianoci ieri sera alla Scala. Sono arrivata con un certo anticipo ma tutti i posti migliori erano già andati, perciò mi sono sistemata insieme ad una signora in un palco laterale. Sempre meglio che in piedi, dico io.

La trama dello Schiaccianoci è tratta da un racconto di E.T.A. Hoffmann. Adoro Hoffmann. Sono profondamente convinta che fosse un genio. Sono alla perenne ricerca della sua raccolta completa di racconti, anche se è fuori stampa da un pezzo. Comunque.

È quasi natale e tutti i bambini si assiepano intorno al vecchio Drosselmeier per ricevere in dono qualche giocattolo; la piccola Clara riceve uno schiaccianoci.

Quella sera Clara si addormenta con lo schiaccianoci in braccio ed inizia ad avere degli incubi: sogna che i Topi, guidati dal loro Re, stiano invadendo la casa. Solo l’intervento dei soldatini di piombo guidati dallo Schiaccianoci riesce a metterli in fuga.

Il Principe Schiaccianoci allora conduce Clara nel Paese degli Zuccheri, un viaggio iniziatico e di crescita fino al pas de deux finale (il cui coronamento è questa presa pazzesca).

Clara si ridesta e non le resta che domandarsi, mentre Drosselmeier si allontana, se sia stato tutto un sogno o realtà.

La coreografia di questa versione del balletto è firmata da Nureyev, che oltre ad aver aggiunto con il suo incorregibile narcisismo diverse variazioni virtuosistiche per il protagonista maschile, ha fatto coincidere lo Schiaccianoci con Drosselmeier.

Quindi, se prima si poteva immaginare che il Principe altro non fosse che una fantasia di Clara, adesso pare essere Drosselmeier a tirare i fili.

I racconti di Hoffmann sono pieni zeppi di figure di manipolatori: uomini, adulti, misteriosi e bislacchi (dall’Uomo della Sabbia a Coppelius) che sembrano fatti apposta per incarnare le paure ed allo stesso tempo i desideri delle persone.

Perciò ecco un balletto delizioso, con una splendida musica e splendide coreografie, che ha un effetto terapeutico sulle povere studentesse provate dalle ramanzine, come me; ma ecco anche una storia notturna, onirica ed inquietante…

Gli interpreti, specie i due protagonisti – Sabrina Brazzo ed Alessanro Grillo – sono stati veramente bravi. Per loro sfortuna avevo già visto questa versione del balletto, ballata dal signor N in persona insieme a Margot Fonteyn; qualsiasi paragone sarebbe crudeltà pura ;P Insomma, mi sono divertita un sacco e mi sono goduta lo spettacolo, ed è quello che conta. A questo ha contribuito anche la mia attempata compagna di palco, che ogni dieci minuti mi tirava la manica per chiedermi: ma dov’è Bolle? Ma quando arriva Bolle? Ma è sicura che quello non sia Bolle? Sarei scoppiata a ridere una dozzina di volte, ma avrei disturbato le prove…