L’estate dei morti viventi

L'estate dei morti viventi - www.liberonweb.itEro piuttosto incuriosita da Lasciami entrare, il film di vampiri vincitore di non so quanti premi che era in programmazione a Milano fino all’altroieri. Pensavo id leggere il romanzo da cui è stato tratto, ma la quarta di copertina non mi ha entusiasmata. Così ho virato sull’altro romanzo di Linqvist tradotto in italiano.

Durante un’afosa giornata di agosto in cui la tensione elettromagnetica fa impazzire gli apparecchi elettrici e provoca un’ondata di emicranie, si verifica l’impossibile: i morti iniziano a risvegliarsi.
Come si può facilmente immaginare, l’evento coglie di sorpresa le autorità, che raccolgono i morti viventi in un’ospedale cittadino per effettuare gli accertamenti del caso. L’oggetto di ricerca di medici e scienziati è fonte di sentimenti assai più complessi per coloro che hanno di recente perso una persona cara: se David cerca di elaborare il lutto e di far conciliare il figlio Magnus con l’improvvisa scomparsa della madre, Mahler is aggrappa alla speranza di veder tornare in vita il nipotino Elias perito da poco in un incidente; se la vecchia Elvy vede nel risveglio dei morti la resurrezione della carne annunciato dalle Scritture, sua nipote Flora vuole esserne testimone senza pregiudizi.

Linqvist si misura con l’aspetto psicologico della morte come evento che ferisce ed influisce sui vivi. Chissà perché, via via che procedevo con la lettura, cercavo di immaginarmi cosa comporterebbe il risveglio dei morti in una città italiana: me lo sono figurata non come uno sconvolgimento dell’ordine naturale on un fattore di stress emotivo per i parenti dei cari estinti, ma come un gigantesco intoppo burocratico. La sola idea dei morti viventi concentrati in un’ASL mi è sembrata allucinante più ancora del loro risveglio dal sonno eterno: chissà come la prenderebbero i pazienti in filaall’accettazione, vedendosi passare davanti dei morti! I giornali parlerebbero dell’"emergenza morti viventi" non diversamente dall’"emergenza rifiuti", e chiederebbero ai filosofi più spendibili dal punto di vista mediatico di commentare l’evento; la Chiesa farebbe i salti mortali per non compromettersi sbilanciandosi in giudizi coerenti con la Bibbia ma che potrebbero non corrispondere alla realtà dei fatti, dovendo dare l’impressione di aver previsto tutto, mentre gli amministratori riuscirebbero ad infilare qualche appalto ad amici ed amici di amici per la gestione dell’"emergenza", "eredità del precedente governo" secondo il governo e gestita "con provvedimenti insufficienti" a detta dell’opposizione.
Insomma, non sono riuscita a respirarci l’atmosfera tragica di cui è permeato invece L’estate dei morti viventi: non ci si sarebbe curati dei morti in quanto tali, ma ciascuno avrebbe cercato di tirare acqua al proprio mulino, nella migliore tradizione del dramma giocoso.

Il romanzo è diseguale ed alterna parti più pulite, leggibili, ad altre la cui pesantezza suggerisce il bisogno di maggiore limatura. Nel complesso non è male, ma ho avuto l’impressione che mancasse qualcosa. O fore sono solamente in vena di storie un po’ più allegre.

Autore: John Ajvide LINQVIST  (Svezia)
Editore: Marsilio   Anno: 2008 (Edizione originale: 2005)  378 pgg
Titolo originale: Hanteringen av odöda
Traduttrice: Giorgio Puleo
ISBN: 978-88-317-9454-X