Gli elisir del diavolo

Elisir del diavoloQuando Hoffmann pubblicò Gli elisir del diavolo, monaci rinnegati scorrazzavano già nella letteratura gotica europea, turbando le lettrici con i loro desideri illeciti e l’oscuro commercio con il soprannaturale. Erano personaggi oscuri e misteriosi, certo, ma integri. Medardus, il protagonista de Gli elisir, invece perde un pezzo di se stesso ad ogni azione diabolica che compie, e finisce con lo smarrirsi nel labirinto della sua mente.
Per questo l’ho trovato più inquietante di qualsiasi gotico che mi sia capitato in mano: perché non c’è bisogno dell’intervento del soprannaturale per subire una dissociazione, perdere la presa sull’identità della propria mente. Continua a leggere

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I turbamenti del giovane Törless

I turbamenti del giovane TörlessUna cittadina dell’Impero Austro-Ungarico, fine dell’Ottocento oppure inizio del Novecento. Törless accompagna i genitori alla stazione al termine della loro breve visita. I signori Törless tornano a Vienna, il loro unico figlio alla vita monotona nel prestigioso collegio di W., dove alloggia e studia da ben quattro anni. Da qualche tempo si sono verificati dei furtarelli ai danni dei ragazzi, senza che si fosse riuscito ad indivisuare il colpevole.

Lo scoprono per caso Beineberg e Reiting, due amici di Törless, di qualche anno più grandi: si tratta di Basini, un ragazzo fatuo ed un po’ sprovveduto, periodicamente assillato dai debiti di gioco e gozzoviglie varie. I tre però non lo denunciano: Beineberg e Reiting decidono di “graziarlo” per consentirgli di redimersi seguendo le loro indicazioni; in realtà, due si godono la situazione di tenere una persona sotto costante ricatto; Basini, avendo tutto da perdere da una denuncia, sta al loro gioco. Continua a leggere

La signorina Else

Signorina Else

La signorina Else è uno dei racconti più letti di Schnitzler, dopo Doppio sogno. Come lo so? Non lo so. È una sensazione che ho da anni. Così finalmente l’ho letto, chiedendomi costantemente se fosse fondata o meno…

Else, diciannove anni, di famiglia piccolo borghese, viene raggiunta, mentre si trova in vacanza ospite di una zia facoltosa, da una lettera della madre in cui la implora di procurarsi una certa somma, ad ogni costo: il padre ha contratto un altro debito e la sua mancata estinzione avrebbe provocato senz’altro la rovina della famiglia. La madre si spinge fino ad indicarle la persona a cui chiedere: un ospite dello stesso albergo di Else, von Dorsday, mercante d’arte sulla sessantina che già una volta li aveva cavati d’impiccio.
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Tempo di spettri

Tempo di spettri

Tempo di spettri parla di due cose: della vendetta e dell’inarrestabile scorrere del tempo.

Al suo ritorno a Vienna il giovane ufficiale Georg Vittorin non ha che un pensiero: tornare in Russia ed uccidere Seljukov, colpevole ai suoi occhi di aver accelerato la morte di un commilitone. Il ricordo dell’atteggiamento sferzante e gratuitamente vessatorio del capitano, che a Vittorin ed ai suoi compagni, in qualità di comandante in capo del campo di prigionia in cui erano rinchiusi, aveva rifiutato di riconoscere qualsiasi dignità, acceca ancora Vittorin, rendendolo insofferente alle avvisaglie di cambiamento della società austriaca, ai segnali di sofferenza della sua famiglia, alle sollecitazioni della fidanzata.
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Il sentiero nel bosco

Sentiero nel bosco

«Gli parve cosa incredibilmente insensata non essersene accorto subito. Ora invece tutto era talmente chiaro. Non sapeva che accade sempre così a chiunque vada per i boschi. I boschi si svelano pe gradi, si discihudono piano alla comprensione del viandante, finché si mutano per lui in bellezza e gioia.»

Autore: Adalbert STIFTER

Editore: Adelphi   Anno: 1999  (Edizione originale: 1845)  114 pagg.

Titolo originale: Das Waldsteig

Traduttrice: Margherita Belardetti

ISBN: 88-459-1469-0

Il castello di Dumala

Castello di Dumala.jpg
È un piacere al quale non riuscirò mai a rinunciare quello di girare per una biblioteca soffermandomi davanti agli scaffali per prendere dei libri così, sull’ispirazione del momento. Le ragioni che mi spingono, in quel momento, a scegliere un libro piuttosto che un altro possono essere davvero le più varie, dall’aver letto parecchio dell’autore al non averlo mai sentito nominare fino alle motivazioni più frivole – perché mi attira la foggia della copertina, perché ho voglia di leggere un libro di quella collana, o solo perché la scheda dei prestiti è ancora bianca e voglio essere la prima a scriverci sopra cedendo al medesimo impulso che ci spinge a lasciare le nostre impronte su di una distesa intatta di neve fresca (certo, quando sulle schede si segnava nome e data era molto, molto più divertente; mi piaceva che il mio nome rimanesse legato al libro).
Nel caso de Il castello di Dumala ho esitato parecchio non tanto davanti al nome sconosciuto dell’autore, quanto al color tuorlo della copertina che mi dava l’impressione di stonare con l’ambientazione nordica del romanzo. In effetti, non stona soltanto con quella, ma tant’è.