I veleni della dolce Linnea

II veleni della dolce Linnea - www.liberonweb.it«È una cannonata.»
Questa la sintetica opinione di mia nonna, entusiasta del romanzo per ragioni ben presto comprensibili.

Linnea Ravaska è un’amabile vecchietta sugli ottanta ed abita in una idilliaca casetta di campagna. Vecchietta, casetta, un crepuscolo della vita fatto di vezzeggiativi? Neanche per idea. Linnea è funestata dalle visite del nipote Kauko, che periodicamente la taglieggia e si ferma a banchettare da lei con due compari della medesima risma. Durante l’ultima di queste visite rubano due automobili (una per andare ed una per tornare), pestano a sangue diversi abitanti del paese, le uccidono il gatto, rubano un lattonzolo da una fattoria vicina e la obbligano a scotennarlo, mentre loro si riposano insozzando la sauna ed intasandola di vomito. Fin qui tutto normale. La goccia che fa traboccare il vaso è il testamento in favore di Kauko che la obbligano a firmare. Intuendo di essere in pericolo, Linnea si rifugia in città da Jaakko, suo ex amante ed ora confidente. («Il bello dell’andare a letto con un medico», riflette Linnea, «è che non sporca niente. Un altro vantaggio era che, a distanza di decenni, poteva continuare ad avvalersi delle sue competenze professionali gratuitamente.» E brava Linnea).
Ospite del medico, prepara un veleno micidiale. Prende a girare con una siringa di questa mistura letale nella borsetta, insieme ad una vecchia Mauser (perché non si sa mai); lo scopo iniziale è quello di averle a disposizione per potersi togliere la vita in caso fosse caduta nelle grinfie del nipote o dei suoi disgraziati amici. Tuttavia sia Jari che Pera, durante i loro tentativi di rapimento, finiscono rocambolescamente ad iniettarsi da sé il veleno, mentre il destino riserva a Kauko una fine ancora più stupida.

«Volevano farla fuori e invece lei li accoppa tutti e tre»: ecco il motivo di tanto entusiasmo da parte di mia nonna!
Tornando ceri (per così dire): avevo tentato di leggere qualche altro libro di Paasilinna (segnatamente Il figlio del dio del tuono e forse proprio I veleni della dolce Linnea); inoltre avevo ascoltato il racconto di un’episodio de Il mugnaio urlante alla Maratona Racconti di Lettura di Cologno del 2007 e, tra tutto, ricordo di non averne conservato una gran impressione.
I suoi libri sono bruttini; ma è un bruttino che, alla lunga, suscita simpatia. Da qui alle metafore piriche, però…
Una lettura tutto sommato piacevole, non indimenticabile. L’ironia di Paasilinna non mi ha sedotta, né hpo trovato divertenti le sue piccole stoccate alle società scandinave modellate su un modello socialista di cui siamo soliti sentir cantare le lodi. In genere di scrittura che mi fa ridere a crepapelle è piuttosto diversa; il primo esempio che mi viene in mente è Tom Sharpe, e chi ne abbia letto un libro mi intenderà al volo.
I veleni della dolce Linnea è tutt’al più carino. Però il personaggio di Linnea, così minuto e concreto, è irresistibile.

Autore: Arto Paasilinna (Finlandia)
Editore: Iperborea   Anno: 2003 (Edizione originale: 1988)   204 pagg.
Titolo originale: Suloinen myrkynkei Häjä
Traduttori: Helinä Kangas e Antonio Maiorca
ISBN: 978-88-7091-117-6