Fidanzati dell’inverno

Fidanzati dell'invernoEro in libreria per una commissione, qualche mese fa, quando Fidanzati dell’inverno, con la sua maglifica copertina illustrata azzurra, ha attirato la mia attenzione. Me ne sono incapricciata ancora prima di scoprire che si stava trasformando in un piccolo caso letterario: uno young adult francese con l’ambizione di iniettare nuova linfa creativa e dignità letteraria in un genere che stava correndo il rischio di appiattirsi sul successo commerciale di alcune serie di romanzi, ormai diventati formule.
Quando finalmente l’ho avuto fra le mani, però, sono rimasta piuttosto delusa: dalla trama incerta ai personaggi indefiniti, Fidanzati dell’inverno non riesce a mantenere le sue molte promesse.
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Sei buone ragioni per (ri)leggere La Certosa di Parma

Certosa di ParmaHo un problema: possiedo troppi libri. È stato scioccante anche solo formulare questo pensiero, ma è proprio così. Quando ho messo in ordine la libreria tirando fuori i libri dagli scatoloni e spolverando a fondo gli scaffali, mi ci sono voluti giorni e giorni. Non ho lo spazio fisico nemmeno per un foglio. Così ho adottato un criterio di ordine radicale: per ogni libro che entra, un altro deve uscire.
Ora, ci sono un paio di volumi a cui sto puntando perciò devo radiare qualcosa. La Certosa di Parma è entrato quasi subito nella rosa dei libri in uscita perché era uno dei romanzi al quale ero meno affezionata: letto con scarsissimo entusiasmo al ginnasio, mi aveva lasciato solo un blando ricordo del protagonista Fabrizio – un predicatore piagnone al ritorno da una scampagnata a Waterloo.
Mi sono dovuta in parte ricredere. Il romanzo mi ha rapita, accidenti a lui. E mentre giravo una pagina dietro l’altra continuavo a chiedermi: perché? Perché ne vale la pena? Perché è considerato un classico?
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La strada di Swann

madeleine-1bSanto cielo che imbarazzo. Allora è così che ci si sente quando ci si trova di fronte a qualcosa di una bellezza e di una complessità tale da superare ogni nostra capacità di misurarle o anche solo di capacitarcene, e ancora estasiati e schiacciati dalla riverenza, si cerca di infilare qualche pensiero – di scrivere un post! XD – coscienti che non c’è modo di evitare di dire qualche colossale stupidaggine. Chiedo venia in anticipo. Ma siate indulgenti: sragiono per troppa bellezza.
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Autunno

Autunno Delerm.jpgQuest’anno mi sono preoccupata per tempo della lettura autunnale, ma ho procrastinato parecchio il relativo post. Ho avuto un po’ di sfortuna e qualche vicissitudine, ma la colpa è soprattutto mia, ahimé.

Nel corso delle ricercuzze per la sfida delle stagioni, ho scoperto che le stagioni godono di popolarità editoriali molto diverse. I libri estivi e primaverili sono in testa alla hit parade, quelli invernali non se la cavano male, grazie alle tematiche natalizie, mentre le storie autunnali languono senza speranza in fondo alla classifica.

Chissà perché.  L’autunno, con il suo tripudio di colori soffuso di malinconia, è decisamente la mia stagione preferita. Continua a leggere

Justine o le disgrazie della virtù

JustineNon avevo mai letto Sade, ma ultimamente ne abbiamo parlato spesso ad un corso in uni, così mi sono incuriosita ed eccomi qua.

Rimaste improvvisamente improvvisamente orfane e povere a 15 e 12 anni rispettivamente, le sorelle Juliette e Justine vengono cacciate dal convento dove stavano ricevendo un’educazione nobiliare, e sole al mondo devono provvedere al proprio sostentamento. Diverse per indole e temperamento, Justine e Juliette compiono due scelte opposte: la prima seguirà la strada della virtù, la seconda quella del vizio.
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Al Paradiso delle signore

Al paradiso delle signoreNon c’è niente da fare: quando si dice “romanzo” il mio pensiero corre sempre a qualcosa di questo genere. Si può ben dire che Al Paradiso delle Signore incarni il mio archetipo di romanzo, benché il romanzo, come genere, sia per sua natura proteiforme, infinitamente malleabile.
Il romanzone del’Ottocento continua ad irradiare un fascino a cui difficilmente so resistere.
Dionisia (Denise) è una ventenne esile ma determinata, appena arrivata dalla provincia con i due fratelli al seguito. Rimasti orfani, pensavano di chiedere aiuto allo zio Baudu, piccolo commerciante di stoffe parigino, il quale però dà loro una brutta notizia: da qualche tempo gli affari vanno a rilento e non ha lavoro da offrire. Così, sistemato il fratello Gianni (Jean) a bottega ed il piccolo presso un sorta di asilo, Dionisia entra a lavorare come commessa al Paradiso delle Signore, il grande magazzino dirimpetto le cui grandi vetrine illuminate in cui stoffe ed abiti trionfano in un tripudio di colori l’avevano riempita di meraviglia non appena arrivata a Parigi.

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