L’assassinio del Commendatore /2. Ovvero perché non posso parlarne in maniera oggettiva

assassinio del Commendatore-1Quando leggo un libro la mia ambizione è sempre conciliare godimento della storia e vaglio critico; ma ci sono delle volte in cui non posso fare altro che alzare le mani e dichiarare la resa. Mi sono bastati un paio di capitoli de L’assassinio del Commendatore per sapere che mi sarebbe stato impossibile discuterne in termini oggettivi. Perché, come spesso mi accade con Murakami Haruki, L’assassinio del Commendatore è stato non tanto o non solo un romanzo, ma un’esperienza di lettura complessa.
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L’assassinio del Commendatore /1

Antonietta Pastore parla della poetica di Murakami Haruki, dell’ultimo romanzo L’assassinio del commendatore (Einaudi), e della traduzione dal giapponese.

Incanto poetico e crisi del cosmo. Le stelle gemelle di Miyazawa Kenji

Stelle gemelle300x450Il mese scorso sono andata a Bookpride, la fiera degli editori indipendenti, e non ho saputo resistere a due novità in uscita: una delle due è Le stelle gemelle, una raccolta di racconti per l’infanzia (e non solo) di Miyazawa Kenji.
Miyazawa non ha ancora avuto molta fortuna in Italia, ma la sua opera ha ispirato molti autori di serie e cinema di animazione in Giappone. Nell’opinione corrente è associato alla creazione di un mondo incantato a cui hanno accesso solo coloro che hanno mantenuto la loro innocenza.
Nei racconti di questa raccolta, tuttavia, al di sotto dell’incanto poetico per lo spendore della natura si avvertono movimenti misteriosi e destabilizzanti, che stridono con l’immagine dell’inoffensivo autore per bambini.
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Heike monogatari /1

祇園精舎の鐘の聲、諸行無常の響き有り。
沙羅雙樹の花の色、盛者必衰の理を顯す。
驕れる者も久しからず、唯春の夜の夢の如し。
猛き者も遂には滅びぬ、偏に風の前の塵に同じ。

Nei rintocchi delle campane del tempio di Gion Shōja riecheggia l’impermanenza di ogni cosa; il colore dei fiori di sāla rivela la verità che chi si trova all’apice dello splendore inevitabilmente andrà incontro al declino. I superbi durano poco, quanto un sogno in una notte di primavera; i potenti infine svaniranno, come polvere nel vento.

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(Mi scuso della traduzione paraponzi).

La decomposizione dell’angelo

La decomposizione dell'angeloEccomi qua, a concludere finalmente il ciclo di letture della tetralogia del Mare della fertilità (Hōjō no umi 豊饒の海) con il quarto ed ultimo romanzo. Non è stato faticoso quanto il terzo, ma mi ha suscitato molte domande sul senso complessivo di quest’opera: perché Mishima l’ha scritta? Qual è la relazione che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto avere con la sua visione del Giappone? E come si può reinterpretare, alla luce di tutto questo, il clamoroso suicidio che concluse e coronò la sua opera?

Siamo nuovamente a Tōkyō, è il 1970 e Honda Shigekuni (本多繁邦, “Paese rigoglioso”), è ormai un vedovo settantaseienne, che inganna il tempo viaggiando insieme all’amica anche lei anzianotta Hisamatsu Keiko (久松慶子, “Giuliva”). È proprio durante uno dei loro viaggi che conoscono Yasunaga Tōru (安久透, “Trasparente”), sedicenne parco di parole che lavora presso una stazione di avvistamento poco lontana dal porto. Continua a leggere

Il tempio dell’alba

Il tempio dell'albaCon molto, molto ritardo rispetto alle mie intenzioni ed alle previsioni iniziali, finalmente mi accingo a scrivere qualcosa su Il tempio dell’alba, terzo romanzo della tetralogia del Mare della fertilità (Hōjō no umi 豊饒の海). Per molti motivi, che cercherò di affrontare almeno in parte nel post, questo terzo romanzo si è rivelato più faticoso (e, se posso permettermi, meno riuscito) dei precedenti.

All’inizio del romanzo troviamo Honda Shigekuni (本多繁邦, “Paese rigoglioso”), divenuto consulente legale per grandi aziende e clienti facoltosi, a Bangkok per un viaggio di lavoro (siamo nel 1941). Qui incontra la giovanissima principessina Ying Chan, figlia del principe Pattanadid che era stato ospite dei Matsugae per qualche tempo (in Neve di primavera); considerata un po’ tocca dalle dame di corte per la sua convinzione di essere la reincarnazione di un giapponese, incontrando Honda Ying Chan si scusa per essersi suicidata senza salutarlo, e prova di conoscere alcuni fatti relativi alle vite di Kiyoaki e di Isao. Continua a leggere

A briglia sciolta

A briglia scioltaSiamo a Ōsaka, nel 1932, dove Honda Shigekuni (本多繁邦, “Paese rigoglioso”) ricopre l’incarico di giudice alla Corte d’Appello. Svolge il suo mestiere con scrupolosità metodica; quando, in occasionali pause dal lavoro, si arrampica in cima alla torre del palazzo di giustizia ed ammira il panorama, si figura la giurisprudenza come una struttura astratta che galleggia sopra il magma caotico del mondo, ed il suo lavoro come l’applicazione circostanziata della prima al secondo.

«A lui era stato assegnato il compito di guardiano dell’ordine costituito, che svolgeva applicando le leggi di questo mondo. Applicare il diritto era perciò come chiudere con un pesante coperchio di ferro il calderone in cui ribollivano i molteplici ingredienti della vita di ogni giorno.» (p. 56)

Sposato ma senza figli, Honda aderisce alla sua routine di casa e lavoro come un carrello alle rotaie; si è costruito un bozzolo di disinteresse per il mondo Continua a leggere