Divorare il cielo

Divorare il cieloCome molti, pur non avendo mai letto Giordano lo conoscevo di nome per via della risonanza di cui ha goduto il suo romanzo d’esordio, La solitudine dei numeri primi. A dire il vero un’amica me lo aveva sconsigliato in termini molto netti (citando l’epica scena del peperone – o forse era un pomodoro?), finendo per disuadermi dalla lettura. (Cinquanta sfumature invece me l’aveva sconsigliato, sempre lei, in termini tanto ilari e perentori da suscitare la mia curiosità.) Questo per dire che mi sono accostata a Divorare il cielo in una condizione di ignoranza non priva di un’ombra di diffidenza. La lettura infine mi ha lasciata perplessa.
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Teorema

Teorema-romanzoE niente, dopo Ragazzi di vita sono voluta tornare sulla scena del delitto ma io e Pasolini sembriamo destinati a non incontrarci. Anche in Teorema, PPP fa delle scelte che non capisco (ignoranza mia, ci mancherebbe) e che non riesco ad apprezzare molto.

La nostra storia è ambientata in una villa immersa nel verde, situata nella semi-campagna dei dintorni di Milano, dove una famiglia più che benestante è raggiunta da un ospite, un ragazzo sulla ventina dagli occhi chiari. Trasudando una sensualità innocente, ma non ingenua, il ragazzo dagli occhi chiari porta un elemento di perturbazione in Paolo, il padre di famiglia, presidio della morale convenzionale borghese; in sua moglie Lucia, specchio del benessere materiale e dell’annoiata morale della famiglia; nel figlio Pietro, irrequieto in bilico fra adolescenza e giovinezza; nell’introversa figlia minore Odetta; nella devota domestica Emilia. Continua a leggere

Ho freddo

Ho freddoPrima di iniziare a parlare di Ho freddo, occorre sgombrare il campo da un equivoco: non si tratta di un libro di vampiri. O meglio: non in senso classico. Niente aglio, niente croci, niente canini acuminati, ma anche niente carnagione che brilla alla luce del sole: niente Lestat e niente clan Cullen. Allo stesso tempo però, pur nella sua assenza, la figura del vampiro riesce a tenere il centro della scena. Si tratta di un’idea, un’ipotesi con la quale prima o poi tutti i personaggi del romanzo devono fare i conti – ciascuno a proprio modo.

Siamo a Rhode Island, nei primi anni dell’Ottocento o negli ultimi del Settecento – non ricordo bene. La storia inizia con l’arrivo nell’operosa e timorata cittadina di Cumberland di una coppia di gemelli provenienti dalla Vecchia Europa: Aline e Valcour de Valmont. Continua a leggere

XY

XY VeronesiNon mi capita spesso di leggere narrativa italiana, e periodicamente qualche autore provvede a ricordarmi perché. In questo caso a farmi da promemoria è stato Sandro Veronesi, con il quale in qualche modo avevo già fatto  superficialmente conoscenza: qualche anno fa, mentre aspettavo che un commesso della Libreria del Corso si liberasse, lessi un paio di capitoli di Brucia Troia e pensai: “puah”. Ma è sempre meglio concedere seconde chance, no? Continua a leggere

Il Sergente nella neve

Il sergente nella neve.jpgSin dall’inizio avevo deciso che sarebbe stato questo il mio libro per l’inverno; ero anche convinta che ne sarei stata entusiasta. L’entusiasmo atteso però non è arrivato, e parlare di questo libro è diventato strano e difficile. Certo, mi è piaciuto, ma l’asciuttezza quasi scorbutica delle frasi ha reso l’avvicinamento problematico, quasi fosse sgradito al narratore. Come se avesse voluto dire: immagina e compatisci in un altro momento; adesso ascolta.

Il Sergente nella neve ripercorre la disastrosa ritirata della disastrosa spedizione dell’esercito italiano in Russia, durante la Seconda Guerra Mondiale. Rigoni era un sottufficiale di collegamento negli Alpini, distaccato in un avamposto in prima linea. Continua a leggere