Farsaglia

Uno di quei libri che mi dico "prima o poi leggerò", passano gli anni e finalmente leggo, scoprendo qualcosa di inaspettato e sorprendente.

Al ritorno dalle Gallie conquistate (o "pacificate", come andava di moda eufemizzare già allora), Cesare decide di tentare il tutto per tutto valicando il Rubicone in armi; il Senato reagisce alla sua sfida per la conquista del potere in Roma armando Pompeo. Fra i due inizialmente ci sono solo schermaglie, e mentre Pompeo cerca alleati, Cesare sconfigge ad una ad una le divisioni provinciali. Quando si giunge alla battaglia campale di Farsalo, l'indecisione costa a Pompeo molto cara: l'esercito distrutto, il Senato sconfitto, si dà alla fuga per essere assassinato a tradimento da un alleato infido e desideroso di mettersi in luce agli occhi del nuovo padrone di Roma.

Lucano fa del suo meglio per tratteggiare in Cesare il personaggio eterno del politico privo di scrupoli, ardimentoso e rapace, dispostissimo a calpestare le leggi e ad usare il prossimo per i propri fini. Lucano parteggia nettamente per Pompeo ma l'indecisione di quest'ultimo, il suo continuo soppesare la situazione ed attendere lo svilupparsi degli eventi ne fanno un condottiero riluttante se non inetto, al contrario di Cesare che forza spesso la situazione per volgerla a proprio favore. (L'unico leader al contempo capace e moralmente degno pare Catone Uticense, il quale però si mette in moto solo quando ormai tutto pare perduto: la sua ultima immagine è alla testa dei rimasugli dell'esercito pompeiano, in marcia attraverso il deserto libico, andare incontro a ciò che noi sappiamo essere la sua morte).

Ciò che più mi ha colpita di questo poema epico è il suo non essere per nulla epico (guerresco, semmai). I protagonisti sono tutti alquanto criticabili e ci vengono mostrati in momenti poco edificanti: Pompeo in fuga dal campo di battaglia, Cesare che simula sgomento alla vista della sua testa mozzata.
Gli unici a cui è concesso crogiolarsi in una dimensione eroica (o quasi) sono i semplici fanti, quando in battaglia guidano le truppe alla vittoria trascendendo il loro misero rango; tuttavia, più che modelli sembrano vittime della cruda visione della politica dell'autore: le loro gesta al più saranno capitalizzate in sede politica da qualche comandante ambizioso, mentre il loro coraggio e sacrificio finiscono per divenire gesti di estremo accecamento.
Più delle gesta dei singoli però Lucano è attratto, quasi còlto da una sorta di libidine, per i dettagli truculenti. Arti troncati di netto, occhi che schizzano dalle orbite, fuoriuscite di visceri, putredini varie e chi più ne ha più ne metta. Il suo iperrealismo, inserito in una visione del mondo segnata da ingiustizia e violenza. sembra voler dire due cose: la prima è che la guerra è una cosa sporca, perché è crudele e sanguinaria e perché è orchestrata da uomini che decidono di sacrificarne altri con la massima indifferenza; la seconda, che non sempre si può scegliere se prendervi parte oppure no: capita di esserci dentro e basta, ed il più delle volte si viene schiacciati dal suo colossale ingranaggio.

Pazzesco che a distanza di quasi duemila anni un libro mantenga una simile potenza.

Autore: Marco Anneo Lucano
Editore: Adelphi   Anno: 1967 (Stesura originale: 65 d.C. )   523 pagg.
Titolo originale: Pharsalia. Bellum civile
Traduttore: Ludovico Griffa
ISBN: 9788845900174