Prudenti come serpenti

Io e questo romanzo ci siamo incrociati una prima volta in Azalai quando lui era ancora una novità e si pavoneggiava, la copertina su tonalità naturali e l’aria un po’ sfrontata di chi ancora non si è gettato nella mischia. Lo snobbai con un’arricciata di naso ed un tocco di sufficienza per dirigermi allo scaffale dedicato al Giappone, che è sempre la mia meta quando vado lì. Ho pensato che non ci saremmo più incontrati; ma mi sbagliavo. Così alla fine, senza neanche leggere bene la trama, l’ho iniziato e bam!, mi ha intrigata dalla prima all’ultima pagina.

Tutto inizia con il matrimonio di Bolanle e Baba Segi. Baba Segi è chiaramente irretito dalla particolarità di Bolanle, dalla sua giovane freschezza; meno chiaro è invece cosa ci trovi lei. Quando Bolanle dà in casa la notizia scoppia il putiferio: non l’hanno certo fatta studiare per vederla diventare la quarta moglie di un flaccido poligamo di mezz’età. Bolanle però è irremovibile: farebbe questo ed altro pur di sottrarsi all’atmosfera pesante di casa, e Baba Segi le offre un porto sicuro pieno di bambini e di calore. Perlomeno, questo è quello che pensa Bolanle; ma dopo due anni di matrimonio deve guardare in faccia una realtà ben diversa: le altre tre mogli di Mama Segi la vedono di cattivo occhio, come una pericolosa rivale che ha dalla propria l’imbattibile dote di essere istruita; anche i sette bambini di Baba Segi, influenzati dalle madri, cercano di tenerla a distanza; i rapporti con Baba Segi stesso si sono raffreddati a causa della sua incapacità di dargli figli.
Poiché Bolanle è una ragazza istruita e non vuole sentirne di trangugiare beveroni preparati da guaritori e mediconi, Baba Segi acconsente di portarla a farsi visitare in ospedale. A questo punto le altre mogli inziano i loro tentativi attivi di farla cacciare di casa prima che le analisi mediche siano portate a termine e portino alla luce più di quanto non convenga.

«Non ti ribolle il sangue quando vedi le altre portare i loro bambini sulla schiena? Non ti si riempiono gli occhi di lacrime vedendo le madri che allattano i loro neonati? Tu più di chiunque altra dovressti essere disposta a fare qualunque tentativo! Solo i figli possono rendere completa la nostra permanenza in questo mondo! Vuoi rimanere per sempre un verme infecondo?» (Baba Segi a Bolanle, pag. 52)

Narrativa africana? No grazie, preferisco bazzicare l’estremo oriente. Non so bene perché, ma spesso quando scorgo qualche romanzo africano, sono punta dalla spiacevole impressione che l’editore possa averlo proposto in italiano più per un malposto senso del politically correct che per convinzione nella validità dell’opera. Ma, tutto considerato, sono io ad essere prigioniera di un’immagine rigida e distorta: un romanzo non è la prima cosa che assocerei all’Africa. Prima vengono i Masai, i Boscimani, Lucy, i guerriglieri del delta del Niger, la cosmologia Dogon, i sobborghi urbani venuti su disordinatamente su strade fangose e l’apartheid. Ma è sempre salutare (e sottilmente piacevole) veder smascherati i propri pregiudizi.
La trama mi ha rapita, la regia mi ha divertita creando un senso di complicità, la scrittura è riuscita a veleggiare leggera come una piuma anche attraverso i vari scogli della storia, dramma e farsa allo stesso tempo, sino alla conclusione (che personalmente ho apprezzato molto).
Ho amato in maniera particolare il gioco di voci fra le quattro narratrici, che rivela a mano a mano la diversa origine di ciascuna delle mogli di Baba Segi, le diverse aspettative dal matrimonio, i diversi progetti di vita, il rapporto diverso con genitori, figli, marito e co-mogli:

«Mio marito pensa di avere tutto sotto controllo e io glielo lascio credere. Voglio che lui lo creda ma in verità sono io che tengo insieme questa famiglia. Le cose buone che accadono qui, accadono grazie a me. Solo io posso gridare vendetta e solo io so come riportare la calma.» (Iya Segi, prima moglie di Baba Segi, pag. 110)
«Anche un bambino avrebbe capito perché mio padre desse risalto a qualità che fino a poco prima lo avevano contrariato; ero il risarcimento per il pessimo raccolto. Ero come uno di quei tuberi di manioca nelle cassette. Anzi, forse ero ancora meno, ero una cosa strana – un tubero con occhi, naso, braccia e due gambe.» (Iya Tope, seconda moglie di Baba Segi, pag. 89)
«Nella mia testa scorrevano le immagini dell’inferno: fuoco, facce che si scioglievano, arti bruciacchiati. Quando mi chiese di ripetere la Preghiera del Peccatore insieme a lui, il suono dei gemiti di Nonna che si lamentava e digrignava i denti copriva la sua voce. Immaginavo mio zio e la sua donna che sfrigolavano sopra un rogo acceso con gli averi di mio padre. Quello sì che era eccitante.» (Iya Femi, terza moglie di Baba Segi, pag. 131)

Ho avuto l’impressione che la Shoneyin avesse un debole per Iya Femi, la terza moglie, risentita nei confronti di Bolanle per averla spodestata dal rango di moglie più giovane e desiserabile, ed animata da una tumultuosa vita interiore fatta di orgoglio, affronti e ripicche. Diseredata a tradimento e venduta dallo zio ad una matronale megera chiamata semplicemente Nonna, Iya Femi cova la sua vendetta come un tizzone. Anche il matrimonio con Baba Segi, che la sottrae al suo precario stato semiservile, è parte del disegno di Iya Femi per vendicarsi di Nonna. C’è però un risvolto tragicamente patetico in tutto il suo agire: Iya Femi è rimasta scottata da una serie di ingiustizie e smacchi, ma anche dopo essere riuscita a sottrarsi al potere di chi l’aveva calpestata, non è capace di liberarsi da quel mondo piccolo in cui l’avevano rinchiusa. Torna dallo zio solamente per dare fuoco alle proprietà che le aveva sottratto; quando Bolanle si offre di insegnarle a leggere e a scrivere – qualcosa che aveva desiderato saper fare tutta la vita – rigetta la sua proposta e si accanisce contro di lei e contro i suoi libri. Iya Femi è un personaggio odioso ed affascinante.
Prudenti come serpenti è stato una sorpresa davvero piacevolissima. Talmente piacevole da suggerirmi un nuovo buon proprosito: quello di cercare di leggere almeno un romanzo africano all’anno. Ce la posso fare.
Forse. XD

Autrice: Lola SHONEYIN
Editore: 66tha2nd Anno: 2012 (Edizione originale: 2010) 256 pagg.
Titolo originale: The Secret Lives of Baba Segi’s Wives
Traduttrice: Ilaria Tarasconi
ISBN: 978-88-96538-26-5