Timidezza e dignità

Timidezza e dignitàUn altro libro con un percorso tortuoso. Ero rimasta intrigata dalla trama, che ha per protagonista un insegnante in crisi. Il combinato fra insegnamento e crisi di senso delle materie umanistiche mi ha fatto ripensare agli anni del liceo; così, quando qualche tempo fa con un’amica siamo andate a trovare il nostro prof di storia e filosofia del liceo, abbiamo pensato di fargli omaggio del romanzo.

Il protagonista della storia è Elias Rukla, un insegnante di letteratura norvegese di un liceo di Oslo. Nella prima parte del romanzo lo troviamo alle prese con una lezione su L’anitra selvatica di Ibsen ad una classe di studenti annoiati. Man mano che la lezione procede e Rukla si infervora addentrandosi nell’interpretazione dell’opera, si rende conto che i suoi alunni non sono solo indifferenti, ma ostili a lui, all’opera di Ibsen forse, ed al sistema che li obbliga a starlo ad ascoltare.
Un contrattempo banale, una contrarietà, è la goccia che fa traboccare il vaso: Rukla ha una crisi di nervi ed ancora scosso scappa dalla scuola ed attraversa di corsa il centro di Oslo.
Inizia allora una lunga retrospettiva che riparte dagli anni universitari di Elias e dalla sua amicizia con Johan Corneliussen, esuberante studente di filosofia che le aspettative generali vedono già proiettato verso un brillante futuro accademico. Elias e Johan, inseparabili, vagabondano per la città, si lanciano in lunghe discussioni sui massimi come sui minimi sistemi, e trascorrono ogni sera presso qualche festa alla quale la popolarità di Johan ha loro aperto le porte. Il legame simbiotico di Elias e Johan non è affievolito nemmeno dai casi della vita che solitamente allentano le amicizie nate all’università; Elias inizia a fare il lavoro che aveva sempre deisderato fare, l’insegnante di letteratura norvegese, e divide le sue giornate fra la scuola e l’appartamento nel quale Johan è andato a vivere con la ragazza che ha sposato.
Finalmente arriva l’atteso giorno della laurea di Johan, prodromo di una brillante carriera universitaria; ma la tesi non entusiasma ed il luminoso futuro accademico di Johan, imminente ma indefinito, non si concretizza. Sempre più irrequieto ed insoddisfatto, il marxista Johan di punto in bianco si trasferisce negli Stati Uniti. Se non ci sono possibilità di carriera per un esperto di capitalismo all’opposizione del sistema, sarà l’altro fronte a consentirgli di brillare. E così Corneliussen lascia moglie e figlia e comincia un’altra vita.
È Elias a prendersi cura di Eva e Camilla, sposando la prima e divenendo un padre adottivo premuroso ma mai molto intimo per la seconda; e così la sua vita prosegue priva di scossoni, giorno dopo giorno, logorata alla base da un segreto rovello. Rukla ha potuto accettare il tradimento di Johan, le occasionali correnti di ostilità provenienti da Eva, la ripetitività del mestiere di ingranaggio nel sistema educativo statale; ma non la progressiva perdita di senso del sistema stesso.

Da uomo che aveva creduto nel progetto educativo pubblico, che aveva abbracciato il suo ruolo all’interno di esso come una missione, e che si era aspettato di coglierne i frutti sotto forma di riconoscimento sociale della sua posizione, modesta ma meritoria, e soprattutto di assimilazione culturale dei futuri cittadini al modello a cui lui stesso aveva aderito da studente. Elias aveva creduto di barattare maggiori gratificazioni materiali con il ruolo privilegiato di guardiano della cultura dei norvegesi passati e futuri. Invece è costretto a prendere atto della graduale esclusione dal dibattito pubblico sua e degli altri con cui ha condiviso la visione culturale; la definizione dell’agenda politica, le polemiche sui giornali, il linguaggio dei programmi televisivi, i modelli esaltati dai media hanno finito per creare un mondo di valori dal quale è completamente escluso.
Tristezza e dignità è la narrazione del fallimento di un progetto di vita; un fallimento che è legato alla mancata realizzazione di un modello di società soppiantato dal trionfo di materialismo, consumismo ed esibizionismo. Johan, da uomo acuto e brillante qual era, aveva riconosciuto le avvisaglie di quella trasformazione ed aveva scelto la strada che lo avrebbe condotto al successo personale; rimanendo fedele alla missione educatrice, invece, Elias aveva dato prova di coerenza e disinteresse, ma si era infilato in un vicolo cieco della società.

Quello che fa stringere il cuore della situazione di Elias è la sua profondissima solitudine. Perduto l’amico e confidente della sua giovinezza, si trova ad affrontare il tramonto del progetto a cui aveva aderito, il senso di inutilità ed impotenza in una società sempre più aliena, la perdita di considerazione da parte dei suoi stessi studenti, confortato dalla sola compagnia di qualche bicchiere di alcol in più di quando non sarebbe consigliabile.
Non riesce ad instaurare un legame di solidarietà nemmeno con i colleghi, impossibilitato ad affrontare esplicitamente l’argomento tabù della loro inutilità sociale.

Solstad è un autore che procede nel racconto col suo ritmo, senza preoccuparsi di poter spazientire il lettore. In realtà il libro è breve, perciò non è che ci sia veramente lo spazio per annoiarsi granché; quello che intendo è che occorre fidarsi, confidare nel fatto che condurrà il lettore da qualche parte. La lunga lezione su L’anitra selvatica del capitolo iniziale può lasciare disorientati (soprattutto se, come la sottoscritta, si hanno assai poche coordinate su vita e opera di Ibsen), ma se ci si consegna interamente alla narrazione, se ne arriverà una pagina dopo l’altra al cuore. In questo mi ha ricordato Alice Munro, che nei suoi racconti pare sempre gingillarsi con banalità, ed invece conduce in qualche angolo in ombra della vita della gente.
Forse ho apprezzato Solstad più con la testa che con l’istinto; ma mi ha indicato la via lungo un viaggio tenebroso, mi ha spinta a farmi molte domande, e gliene sono riconoscente.

Autore: Dag SOLSTAD
Editore: Iperborea Anno: 2010 (Edizione orginale: 1994) 186 pagg.
Titolo originale: Genanse og verdighet
Traduttore: Massimo Ciaravolo
ISBN: 9780099465645

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