L’archivio della contessa D**

L'archivio della contessa DComplice tutta una serie di circostanze convergenti, negli ultimi tempi mi capita sempre più di rado di girare fisicamente fra gli scaffali di una biblioteca o di una libreria. Mi dispiace molto, perché i luoghi pieni di libri sono infinitamente suggestivi e densi di stimoli ed anticipazioni: promettono ore gradevoli, producono un’attesa – un po’ come le croste dorate di paste, sfogliarelle, panzerotti e focacce dietro il bancone di una panetteria ad una persona genuinamente golosa.
Ho preso però un’altra abitudine: quella di girovagare a zonzo fra le pagine dei cataloghi online dei singoli editori. Stavo bighellonando nella pagina dedicata alla collana Il divano di Sellerio quando questo librettino ha punto la mia curiosità, e visto che curiosamente in biblioteca c’era, l’ho prontamente preso in prestito.

Che dire, mi è capitata un’autentica chicca. L’archivio è un romanzo breve in forma epistolare che raccoglie lettere, biglietti e telegrammi inviati alla nostra fantomatica contessa D**; ma, sebbene tutti i suoi corrispondenti le scrivano dei propri casi chiedendole consiglio o consolazione, non leggiamo mai le risposte. La nostra protagonista è elusiva, discretissima in tutto ciò che la riguarda. Continua a leggere

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Memorie dal sottosuolo

Memorie dal sottosuoloEra da tanto che volevo leggerlo. Non per motivi particolari: perché era un Dostoevskij che mancava alla mia collezione, tutto qui. Una volta iniziata la lettura però ha reclamato tutta la mia attenzione: si è rivelato ostico, un groviglio nient’affatto accogliente attraversato da una tensione ostile. Dostoevskij vi riversa dentro molte idee, ma non si dà pena di dispiegarle in una grande narrazione. Me lo immagino mettersi alla scrivania, con una certa idea sul da farsi che però stanta a trasformarsi in una trama, a tradursi in una storia; e mentre rimugina con la testa altrove, ripete degli scarabocchi nervosi sul foglio fino a far cedere la carta. Memorie dal sottosuolo è un po’ così. Continua a leggere

Oblòmov /2

Oblòmov(continua da qui)

Stolz va dritto al punto. Oblòmov è un uomo dolce, ed i suoi ideali di umanità sono così alti che ben pochi degli eventi sociali cui partecipa solitamente gente della sua estrazione a Pietroburgo gli paiono occasioni di espressione di questa pura, elevata umanità; non le fatue chiacchiere dei salotti, né il grigiore degli incarichi governativi. L’affaccendarsi dei suoi pari gli pare sommamente vacuo, e decide di tenersene fuori. Tuttavia la sua ricerca di autentica umanità naufraga in un ottundimento abulico. Rimane tenero e gentile, ma diviene un essere inerte, che vegeta da un giorno all’altro senza scopo né interessi. Continua a leggere

Oblòmov /1

OblòmovEra entrato nella mia libreria per puntiglio, svariati anni fa ormai, e non mi aspettavo certo che questo bel tomo russo da quasi 700 pagine si sarebbe rivelato così ricco, così intenso e folgorante. Si parla tanto di crisi della “civiltà occidentale” (qualsiasi cosa si intenda con quest’infelice frase fatta), ma in un mondo in cui una meraviglia del genere è accessibile a chiunque per la modesta somma di sette euro (tanto l’ho pagato) non manca la speranza.

Il’jà Il’ič Oblòmov è un piccolo possidente terriero. La sua tenuta è abbastanza grande da permettergli di vivere di rendita a Pietroburgo, ma non sufficientemente florida da consentirgli di largheggiare. Potrebbe senz’altro ricavarne di più se ne prendesse le redini, ma Il’jà Il’ič non si decide a farlo. Non si cura dei propri affari, né li conosce, nemmeno a grandi linee. Si potrebbe pensare che sia attirato dalla vita vivace sociale pietroburghese, ma non è così. Oblòmov preferisce oziare sdraiato a letto dalla mattina alla sera, mettendo di rado piede fuori casa. Riceve svogliatamente, in vestaglia, i radi visitatori, e svogliatamente ascolta le novità del mondo e di Pietroburgo. Continua a leggere

Le notti bianche

Le notti biancheRiprendere un libro a distanza di pochi anni a volte fa un effetto strano. Quando lessi per la prima volta Le notti bianche ero reduce da tre monumentali mostri sacri di Dostoevskij, e quel librettino smilzo deve essersi dileguato lasciando un’impressione sbiadita. Però qualche giorno fa, mentre miaccingevo a chiudere i bagagli, la mano è corsa repentinamente a quel libro, su quello scaffale.

Un sognatore lascia che i passi guidino il suo vagabondare in vie e viuzze della città al crepuscolo. Non sappiamo quasi nulla di lui, se non che è giovane e vive solo, privo di famiglia od amici. Allo stesso tempo però sappiamo molto: Dostoevskij ci dischiude il suo mondo interiore, intessuto dalle suggestioni di atmosfere e colori, che scorge vita e storie anche laddove altri non vedono che un vecchio muro scrostato, un vaso sbeccato, una casa da ritinteggiare. Continua a leggere

Vita e destino

Vita e destinoConfesso che sin dall’ingresso alla Facoltà di filosofia ho provato una profonda diffidenza, mista ad ammirazione, per coloro i quali si inoltrano nello studio del versante morale della disciplina. A me è sempre parsa una materia alquanto intricata ed anche quando mi sembrava di avere a che fare con questioni piuttosto semplici, bastava il confronto con qualcuno per rendersi conto di quanto quell’impressione fosse fallace.

Così ho preferito un naviglio senza pretese, che pescasse i suoi pesciolini con gli strumenti messi a disposizione dalla logica formale, piuttosto che imbarcarmi sulla Pequod ed ingaggiare un duello con la balena bianca: si richiedeva troppo ardimento.

Chiusa parentesi autobiografica. (Perché l’ho aperta? Ci arriviamo.)Vita e destino è un romanzone monumentale in cui si intrecciano le vicende di vari personaggi, sullo sfondo dell’assedio di Stalingrado, che ogni tanto inghiotte a tradimento qualcuno. Continua a leggere

Dialettica di un periodo di transizione dal nulla al niente

Dialettica di un periodo di transizione

Pikachu è il Pokémon numero 25; usa l’energia elettrica ed è ghiotto di noccioline. A Pikachu somiglia molto, anche fisicamente, Stepan Arkad’evič Michajlov, detto Stëpa; l’aspetto pingue e bonario gli conferisce un’aria quasi ebete, ma questo non è che il suo più efficace mascheramento: Stëpa è il fondatore ed il direttore della Sanbank, che si occupa di reinvestire e riciclare denaro sporco, prima per la malavita cecena, poi per gli oligarchi che l’hanno sgominata.

I suoi investimenti azzardati ed in controtendenza, mostratisi poi fruttuosi, gli hanno costruito una fama di abile investitore, conoscitore luciferino dei più reconditi meccanismi del mercato. In realtà Stëpa è un bonaccione un po’ tonto, perdipiù ignorantissimo in materia di mercati finanziari. Il criterio in base al quale guida la sua banca è il numero 34, con il quale ha stretto un’alleanza sin da piccolo: se nei documenti relativi ad una qualche operazione finanziaria compare il 34 si affretta a concluderla, viceversa la tronca se dovesse scorgervi la sua nemesi, il 43.

E Pikachu? Ci arriviamo. Continua a leggere