La liberazione del gigante

Eccomi finalmente dopo un’assenza davvero lunga, e non del tutto intenzionale. Riprendo a cicalare di libri partendo da una lettura piuttosto disimpegnata, frutto di un incontro del tutto casuale. Stavo ronzando davanti allo scaffale della lettera W (in cerca di tutt’altro) quando l’occhio mi è caduto su una schiera di costine grigiorosse in riga sull’attenti. Erano tutti romanzi di De Wohl pubblicati da Rizzoli nella sua collana “I libri dello spirito cristiano” già diretta da Luigi Giussani (cosa che mi ha stuzzicato le antenne anzichenò).
Louis De Wohl è stato un personaggio piuttosto interessante. Tedesco, figlio di un ungherese e di un’austriaca, ricevette un’educazione cattolica ma fece effettivamente una scelta di fede (cattolica) solamente in età adulta. A quel punto la situazione in Germania si era fatta decisamente difficile, specie per chi come lui aveva qualche parentela ebraica, quindi emigrò in Regno Unito (dove lavorò come astrologo per i servizi segreti) per sistemarsi successivamente in Svizzera.
Fra le varie peripezie di De Wohl, c’è anche un pellegrinaggio in Italia, durante il quale il cardinale Schuster lo esortò a scrivere romanzi sulle vite dei santi. Detto fatto, De Wohl ne sfornò un numero sorprendente, parte dei quali è andato ad ingrassare questa collana.

La liberazione del gigante è la biografia di Tommaso d’Aquino, anche se in realtà spesso gli altri personaggi gli rubano la scena andando a comporre un romanzo corale. La trama è policentrica: c’è lo scontro fra papato ed Impero, retto nel XIII secolo da Federico II di Svevia; c’è la vita del personaggio di fantasia Piers Rudde, cavaliere coinvolto nelle alterne fortune dei d’Aquino; c’è l’avventura spirituale ed intellettuale di Tommaso. Il materiale quindi non manca, e l’autore se ne serve per creare un intreccio intrigante, anche se non tutto mi ha convinta allo stesso modo.
Partiamo da Federico II: la sua figura è talmente grottesca da non sfiorare, ma proprio sfondare il ridicolo. Ogni tanto compare ed è cinico, spietato, interessato ad ingaggiare con il papato un duello a distanza unicamente per il gusto di affermare la propria supremazia. De Wohl lo tratteggia come un despota travolto dall’ebbrezza del potere (ovvero dal desiderio di sostituirsi a dio), oltre che come una specie di ateo e cripto-musulmano (allo stesso tempo XD). In realtà fu un uomo di vasta cultura e tollerante verso gli altri monoteismi (poi certo, si oppose strenuamente al Papa, ma per ragioni di potere comprensibili, anche se non necessariamente condivisibili). Ciò che rende il personaggio del romanzo oltremodo assurdo nella sua fuga verso la malvagità è il fatto che i suoi avversari vengano dipinti come una falange di stinchi di santo. Il papa (Innocenzo IV), gli ecclesiastici ed i guelfi non hanno a cuore che giustizia e carità, ma ogni loro appello alla ragionevolezza ed alla pace è respinto ed irriso da parte ghibellina. Mi sta bene che venga messo in scena il constrasto, anzi la convivenza fra idealismo e realpolitik (un tema quantomai affascinante *_* ), ma trovo semplicemente assurdo che ad una sola parte vengano attribuite tutte le virtù.

Veniamo a quello che dovrebbe essere il protagonista del romanzo, ovvero Tommaso. In realtà non compare spesso quanto ci si potrebbe aspettare in una biografia, ma le sue frequenti sparizioni dalle pagine del romanzo, specialmente quando si riempiono di avventura – cavalcate, duelli, intrighi – contribuiscono a creare un senso di ritiro dalle cure mondane e profonda quiete intorno alla sua vita. Il romanzo la racconta a partire dal suo abbandono del monastero benedettino di Montecassino (in seguito si unì ai Domenicani), attraverso le tappe speculative e geografiche (Napoli, Parigi) dei suoi studi, fino alla morte in odore di santità.
Tommaso è un ragazzone corpulento, sincero nella sua fede ed ottuso nelle questioni mondane, anche se dietro a questo tontoloneria, ammicca l’autore, possiede una saggezza superiore, uno sguardo capace di leggere ciò che è nascosto – capace di cogliere la Verità. Ciò che mi convince poco del ritratto di De Wohl è proprio questo punto: il fatto che si allinei, come autore, agli studi ed alle conclusioni di Tommaso. Il personaggio di Tommaso ritiene di aver trovato la quadra per conciliare ragione e Verità (data dalla fede). (Per inciso, il suo grande contibuto fu l’introduzione di elementi della logica e della fisica aristoteliche nella teologia cattolica, sulla scia di quanto aveva fatto Averroè nel pensiero musulmano). E va bene. Però l’autore si mette interamente dalla sua parte: per De Wohl Tommaso riusciva realmente ad entrare in contatto con la Verità. Al punto di attribuirgli delle esperienze mistiche (e tale contatto diretto col divino dovrebbe corroborare ulteriormente la sua dimestichezza con la Verità). Tommaso d’Aquino fu un teologo e un filosofo (in un periodo in cui la distinzione fra le due figure era filiforme); scrisse alcuni inni; ma non risulta che sia stato anche un mistico.


[Panis angelicus interpretato da Chloe Agnew; il video non è granché ma la musica è magica]

Esiste una terza narrazione nel romanzo, oltre a quelle intorno a personaggi storici: riguarda un personaggio uscito interamente dalla penna di De Wohl, sir Piers, che con la sua integrità, il suo senso del dovere, e la devozione agli amici ed all’amore senza speranza di ricompensa, ha rapidamente conquistato il mio favore.
Spesso e volentieri è lui a confrontarsi con Tommaso, incarnando l’umanità normale e profana al cospetto della saggezza della fede (e della Verità). (Inoltre, più prosaicamente, funge da raccordo narrativo fra Federico e Tommaso).

«”Non è necessario che esista io,” rispose Tomaso pacatamente “non è necessario che esistiate voi. Dio invece deve esistere. (…) Voi esistete … ma la vostra esistenzanon è autonoma. L’avete ricevuta da genitori e antenati, dall’aria che respirate, dai cibi e dalle bevande che prendete. I fiumi hanno ricevuto anch’essi l’esistenza, e così i monti, la terra stessa e tutto il resto dell’Universo. Ora, se l’Universo intero è un sistema di ricevitori d’esistenza, ci dev’essere anche un datore. (…) Questo datore noi lo chiamiamo Dio. Potete contraddire?”
“Non posso contraddire,” rispose Piers “ma non mi soddisfa. E non può soddisfare nessuno di coloro che soffrono.” (…)
“Tutto il dolore umano” spiegò Tomaso “risale al dolore primitivo, alla separazione dell’uomo da Dio.”
(dialogo fra Tommaso e Piers, pagg. 272-3)»

La lettura è stata singolarmente scorrevole e gradevole; le pagine non presentano nessuna asperità, e rapiscono il lettore nel proprio mondo affascinante: braceri che gettano luci mutevoli sugli arazzi che adornano la penombra di grandi sale di petra, conventi le cui scarne pareti imbiancate si aprono sulla pace del chiostro, la salsedine e le storie sul favoloso Oriente che ristagnano nelle taverne del porto, dopo l’attracco dell’ultima nave di ritorno dalla Terrasanta. Si tratta di un Medioevo narrativo molto diverso, ad esempio, da quello della Mancinelli, algido e ricercato nel modo in cui fa centellinare ai personaggi parole e azioni ed al contempo minia ogni dettaglio riguardo all’abbigliamento ed al cibo. Si tratta, in entrambi i casi, di finzioni, che obbediscono a scelte estetiche diverse.

Nota a margine del tutto superflua: catalogo i miei post sulla base di lingua originale e nazionalità dell’autore (sì sì, dovrei rivedere categorie nord e sudamericana, ma non ne ho mai voglia XD ), quindi De Wohl mi pone un sacco di problemi: essendo tedesco di nascita e svizzero di adozione, ho scelto di non scegliere.
Quando ho iniziato a prendere appunti su La liberazione del gigante mi ero illusa che ne sarebbe venuto fuori un post sintetico, ma non è stato così (nemmeno questa volta, è il caso di aggiungere). Chissà perché dedico tanto tempo e tanto spazio ad alcuni libri e così poco ad altri…

Ah!, ultima cosa: ho trovato una comare di letture intorno a sante, mistiche, stigmate ed apparizioni mariane (che per me sono fonte di nesauribile interesse, insieme alle fonti miracolose). Spero che questo sodalizio porti a nuove letture in quantità!

Autore: Louis DE WOHL
Editore: Rizzoli  Anno: 2001 (Edizione originale: 1950)  371 pagg.
Titolo originale: Licht über Aquino
Traduttore: Ervino Pocar
ISBN (di un’edizione più recente): 88-17-11709-9

Annunci