Il giuoco delle perle di vetro

«Ma per quanto ci guardi e comunque voi lo presentiate, m’imbatto sempre nella medesima causa di tutte le vostre singolarità. Voi avete una stima eccessiva della vostra persona o dipendete troppo da essa: che non è la stessa cosa come essere una grande personalità. Uno può essere per intelligenza, volontà e costanza un astro di prima grandezza ma centrato così bene da girare col sistema, del quale fa parte, senza alcun attrito o spreco di energia; un altro possiede le stesse doti o ne ha magari di più belle ma l’asse del sistema non lo attraversa esattamente ed egli spreca metà della sua energia in movimenti eccentrici che lo indeboliscono e turbano chi gli sta intorno
(Herman Hesse, Il giuoco delle perle di vetro, p. 390)

Elogiare la sintesi di Hesse parlando di un mattone come Il giuoco può sembrare temerario, ma l’immagine dell’individuo non integrato come un elemento fuori asse, che nei suoi movimenti ordinari è costretto ad un’orbita eccentrica, mi ha colpita molto. Sarà anche perché è il modo in cui mi sento in questo periodo. Niente come la sintesi di una similitudine per mettere ogni cosa in prospettiva, anche il disagio, e riportare serenità.

Il giuoco delle perle di vetro di Herman Hesse è letto Ad Alta Voce (Radio3) da Daniela Di Giusto (nella prima puntata introduzione di Massimo Cacciari). Link alle puntate [qui].

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Niente di nuovo sul fronte occidentale

Niente di nuovo sul fronte occidentaleRipetere come un mantra: appena finito di leggere un libro, butterò giù degli appunti. Non lascerò passare settimane prima di scrivere il post, altrimenti diventa difficile ricordare tutto. Appena finito di leggere un libro, butterò giù degli appunti. Non lascerò passare settimane…
Purtropo con Il caso Danton è andata così: non ricordo più per quale motivo mi fossi annotata alcuni passaggi. A Niente di nuovo sul fronte occidentale, letto e poi finito nella pigna dei libri da commentare ormai un mesetto buono fa, è toccata una sorte un po’ migliore, anche se mi sono dovuta districare fa citazioni e mezze parole appuntate durante la lettura diventate ormai di difficile interpretazione: chissà cos’avevo pensato in quel momento, cosa mi era parso tanto lampante da non necessitare nemmeno di una frase intera. Continua a leggere

La liberazione del gigante

La liberazione del giganteEccomi finalmente dopo un’assenza davvero lunga, e non del tutto intenzionale. Riprendo a cicalare di libri partendo da una lettura piuttosto disimpegnata, frutto di un incontro del tutto casuale. Stavo ronzando davanti allo scaffale della lettera W (in cerca di tutt’altro) quando l’occhio mi è caduto su una schiera di costine grigiorosse in riga sull’attenti. Erano tutti romanzi di De Wohl pubblicati da Rizzoli nella sua collana “I libri dello spirito cristiano” già diretta da Luigi Giussani (cosa che mi ha stuzzicato le antenne anzichenò).
Louis De Wohl è stato un personaggio piuttosto interessante. Tedesco, figlio di un ungherese e di un’austriaca, ricevette un’educazione cattolica ma fece effettivamente una scelta di fede (cattolica) solamente in età adulta. Continua a leggere

Demian. La storia della giovinezza di Emil Sinclair

Demian

«… ormai ero un adulto, ma assai disorientato e senza obiettivi. Di certo c’era solo una cosa: la voce interiore, la visione di sogno. Sentivo che il mio compito era seguire ciecamente la loro guida. Ma mi riusciva difficile e ogni giorno mi ribellavo. Forse ero pazzo, pensavo non di rado,  forse non ero come tutte le altre persone? Ma io riuscivo a fare tutto, come gli altri, con un po’ di applicazione e qualche sforzo potevo leggere Platone, risolvere problemi di trigonometria o seguire un’analisi chimica. Solo una cosa non sapevo fare: estrarre la meta oscura relegata nel mio intimo e disegnarmela da qualche parte, davanti a me come facevano gli altri che sapevano esattamente di voler diventare professori o giudici, medici o artisti, quanto tempo ci sarebbe voluto e quali vantaggi avrebbero ottenuto.

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Vita dell’arcitruffatrice e vagabonda Coraggio

Arcitruffatrice e vagabonda Coraggio

Dopo dodici anni di letargo tra gli scaffali di una biblioteca dell’hinterland milanese questo volumetto mi è finito in mano quasi per caso. Essendo ignorantissima in fatto di letteratura tedesca, me lo sono letta come leggerei qualsiasi romanzo, senza tante elucubrazioni.
I fuochi della guerra che lambiscono la città di Bragoditz costringono Lebuschka, figlia naturale di un nobiluomo boemo, a fuggire travestita da uomo per scampare alle razzie. Entrata al servizio di un capitano come paggio, inizia a seguire il reggimento nella sua campagna nascondendo la propria identità; la vera svolta che dà inizio alle sue avventure è la rivelazione del suo vero sesso al capitano, di cui diviene l’amante ed in seguito la moglie (in articulo mortis).

 

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