Misura per misura

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«Gli sarà fatto com’egli ha fatto: frattura per frattura, occhio per occhio, dente per dente». (Levitico, 24, 19-20)

Pochi frammenti esprimono un’idea della giustizia come retribuzione implacabile con la sintesi e l’immediatezza di questo passaggio tratto dall’Antico Testamento. (Per l’edificazione di chi legge, l’episodio si conclude con la lapidazione di un blasfemo, in obbedienza alla prescrizione divina.)
Ma non si tratta dell’unica concezione di giustizia appartenente alla tradizione occidentale; ce n’è una di segno diametralmente opposto, basata sulla clemenza ed il recupero del reo, e la si può trovare nel Nuovo Testamento:

«Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». (Luca, 19, 8-10)

Anche l’ultimo dei peccatori, anzi, soprattutto l’ultimo dei peccatori, può ravvedersi e sperare in una seconda opportunità.
Cos’è quindi la giustizia? È più giusta la punizione della colpa, o la possibilità di riscatto? È questa la domanda intorno alla quale Shakespeare costruisce Misura per misura – una domanda che non consente di cavarsela con una risposta semplicistica.
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Evelina /3

Educazione e moralità
Evelina è stato associato al genere letterario della Commedy of manners. In effetti si tratta di una messinscena di personaggi ricorrenti nel teatro e nella narrativa del tempo: il fop (Sir Lovel), il rake (Sir Willoughby), la dama attempata che vuole apparire più giovane (Madame Duval, protagonista di un memorabile ballo in cui prende il posto di Evelina). La Burney però si spinge oltre il teatrino di maschere: effettua una intenta riflessione sulla differenza fra rispetto formale dell’etichetta ed autentica nobiltà d’animo. Continua a leggere

Evelina /2

Evelina è un romanzo ricchissimo di spunti. Davvero, ricchissimo. Basta iniziare a tirare e ne vengono fuori a bizzeffe, come i fazzoletti annodati dal cappello di un prestigiatore. In parte ciò è dovuto al fatto che sotto il profilo della forma romanzo, Evelina è ancora un po’ primitivo. Per dire, la Austen, che era una lettrice appassionata della Burney, stava già su un altro pianeta, letterariamente parlando.

Identità incertaEvelina_Joshua Reynolds_Sara Campbell
Evelina è la figlia naturale di un aristocratico, e questa condizione, benché accuratamente mantenuta segreta, le causa un mare di problemi. Il primo e principale è che non consente di definire la sua posizione sociale. Il riconoscimento ufficiale da parte del padre le consentirebbe di fare parte a pieno titolo dell’alta società, ma in assenza del riconoscimento paterno Evelina rimane in una sorta di limbo. Continua a leggere

Evelina /1

EvelinaFino a qualche giorno fa non conoscevo né Evelina né Frances Burney. Proprio mai sentite nominare. Poi sono comparse in un documentario che parlava del romanzo romantico inglese come precursore del grande romanzo dell’Ottocento. La curiosità ha avuto la meglio (come sempre, del resto), e del resto una biblioteca ben fornita le ha fatto da sponda.

Evelina, la protagonista del romanzo, è una giovane di grande bellezza, beneducata e di buon cuore, ma di origini oscure. Continua a leggere

Love in the Afternoon

Love in the afternoonA febbraio di quest’anno mi sono lanciata in un ardito esperimento di lettura: uno dopo l’altro, ho letto una valanga di romanzi rosa, in prevalenza americani con qualche titoli britannico. Avevo intenzione di condensare tutte queste letture in un paio di post dedicati al genere rosa, ma l’inizio repentino del semestre ha messo sottosopra le mie priorità. Riprendendo in mano appunti e romanzi però mi sono detta che archiviare tutto senza scrivere neanche un rigo sarebbe stato un vero peccato. Così ho scelto cinque romanzi di cui, per motivi diversi, secondo me vale la pena parlare. Ma mi conosco e non credo di avere tempo e costanza di scrivere di tutti e cinque. Inizio con uno; per gli altri si vedrà poi. Continua a leggere

Elizabeth and Essex

Elizabeth and EssexElizabeth and Essex è il secondo libro di Lytton Strachey che ho la fortuna ed il grande piacere di leggere. La scorsa estate mi ero concessa la sua biografia della regina Victoria, che avevo trovato incantevole nonostante lo scadimento nella prosaicità dopo la morte di Albert – ma era dovuto alla clausura della vita di Victoria più che ad un deterioramento della scrittura.

Anche Elizabeth and Essex è una biografia, ma non ripercorre l’intera vita di Elisabetta I (1533-1603); si concentra invece su una singola dimensione: il suo intricato rapporto con gli uomini, ed in particolare con uno dei suoi favoriti: Robert Devereux, Earl of Essex (1565-1601). Continua a leggere

Tess of the D’Urbervilles

Tess of the D'UrbervillesFinalmente, finalmente riesco a dedicare un po’ di tempo a questo romanzo, letto ormai mesi fa ma non meno vivido nella mia memoria. (E poi un post è un’ottima scusa per scorrere nuovamente fra le pagine, rabbrividendo alla foschia umida e odorosa della brughiera, i piedi che affondano nel fango già calpestato da decine di zoccoli).

La storia di Tess inizia da Tess, o meglio da suo padre Durbeyfield, un umile fittavolo con maggiore familiarità con la bottiglia che con il lavoro: la scoperta di una lontana parentela con l’antica famiglia ormai decaduta dei D’Urbervilles gli offre la scusa perfetta per respingere del tutto il lavoro, giacché sotto il cielo non s’è mai visto un nobiluomo lavorare. Tess è costernata, per sé e per la sua cucciolata di fratellini e sorelline; quando un incidente porta via alla famiglia il vecchio cavallo, la loro ultima fonte di sostentamento, senstendosene responsabile Tess accetta suo malgrado di andare a pietire un posto di lavoro presso il ramo benestante dei D’Urbervilles. Continua a leggere