50 Libri che hanno influenzato Miyazaki Hayao

Cinquanta libri_9Cercando informazioni su Quando c’era Marnie, ultimo film dello Studio Ghibli (ultimo in ordine di tempo ed ultimo in assoluto, visto che lo Studio ha annunciato che cesserà le attività per qualche tempo), sono venuta a sapere che esiste una lista dei cinquanta libri che hanno maggiormente influenzato la poetica di Miyazaki Hayao, compilata da lui stesso nel 2011 in occasione della personale retrospettiva dedicatagli dal museo della letteratura di Kochi (Giappone). Siccome sono curiosa, e gli articoli in italiano che la riportavano non mi soddisfacevano completamente, ho fatto un po’ di ricerca anch’io.

  1. Il piccolo principe (1943) di Antoine de Saint-Exupéry
  2. Le avventure di Cipollino (1956) di Gianni Rodari
  3. La rosa e l’anello (1854) di William Makepeace Thackeray
  4. *The Little Bookroom (1955) di Eleanor Farjeon
  5. I tre moschettieri (1844) di Alexandre Dumas
  6. Il giardino segreto (1909) di Frances Eliza Hodgson Burnett
  7. *L’anello oppure La saga dei Nibelunghi (1953) di Gustav Schalk
  8. Alice nel Paese delle Meraviglie (1865) di Lewis Carroll
  9. Le avventure di Sherlock Holmes (1891) di Arthur Conan Doyle
  10. *Una fattoria norvegese (A Norwegian Farm, 1933) di Marie Hamsun
  11. Il piccolo cavallo magico (1834) di Pyotr Pavlovich Yershov;  racconto basato sulla fiaba russa Lo zarevič Ivan, la fenice ed il lupo grigio compresa nelle Fiabe russe raccolte da Alexander Afanasyev
  12. Ricordi di un entomologo (1879-1907) di Jean-Henri Casimir Fabre
  13. *Storie fantastiche del Giappone (日本霊異記~遠いむかしのふしぎな話, 1995) di Minakami Tsutomu
  14. La morte di Ivan Ilič (1885) di Lev Tolstoj
  15. L’Aquila della IX Legione (aka La Legione scomparsa, 1954) di Rosemary Sutcliff
  16. Winnie Puh (1926) di Alan Alexaner Milne
  17. *Les Princes du Vent (1956) di Michel-Aimé Baudouy
  18. Quando c’era Marnie (1967) di Joan G. Robinson
  19. *The Long Winter (1940) di Laura Ingalls Wilder
  20. Il vento fra i salici (1908) di Kenneth Grahame
  21. *The Ship That Flew (1939) di Hilda Lewis
  22. *Flambard (1967) di Kathleen Wendy Peyton
  23. Il giardino di mezzanotte (1958) di Philippa Pearce
  24. Le avventure di Tom Sawyer (1876) di Mark Twain
  25. Il ristorante con molte richieste (1924) di Miyazawa Kenji
  26. Heidi (1888) di Johanna Spyri
  27. Ventimila leghe sotto i mari (1870) di Jules Verne
  28. La saga degli Sgraffignoli. Sotto il pavimento (1952) di Mary Norton
  29. Favole (Devatero pohádek, 1931) di Karel Capek
  30. *Swallows and Amazons (1930) di Arthur Ransome
  31. La classe volante (1933) di Erich Kästner
  32. Robinson Crusoe (1719) di Daniel Defoe
  33. L’isola del tesoro (1883) di Robert Louis Stevenson
  34. *I dodici mesi (1943) di Samuil Jakovlevič Maršak
  35. *Tistou dai pollici verdi (Tistou les pouces verts, 1957) de Maurice Druon
  36. *L’uomo che piantava cipolle gallesi (1953) di Kim So-un
  37. I racconti fantastici di Liao (1740) di Pu Songling
  38. Le avventure del Dottor Dolittle (1922) di Hugh John Lofting
  39. Il viaggio in Occidente (aka Lo scimmiotto, XVI sec) di  Wú Chéng-en
  40. Il Piccolo Lord (1886) di Frances Eliza Hodgson Burnett
  41. Fuga al museo (From the Mixed-Up Files of Mrs. Basil E. Frankweiler, 1968) di Elaine Lobl Konigsburg
  42. *I ragazzi del villaggio di Bullerbyn (Alla vi barn i Bullerbyn, 1947) di Astrid Lindgren
  43. Lo Hobbit (1937) di J. R. R. Tolkien
  44. Il mago di Earthsea (1968) di Ursula K. Le Guin
  45. Il cavallino d’argento (1946) di Elizabeth Goudge
  46. *Eravamo in cinque (Bylo nas pet, 1969) di Karel Poláček
  47. *City Neighbor: The Story of Jane Addams (1951) di Clara Ingram Judson
  48. *The Radium Woman (1939) di Eleanor Doorly
  49. *The Otterbury Incident (1948) di Cecil Day-Lewis
  50. Pattini d’argento (1865) di Mary Mapes Dodge

Per i titoli della lista, mi sono rifatta ad un articolo pubblicato da L’Express qui, il quale a sua volta fa riferimento ad un post di Crunchyroll, qui.  I titoli che riporto sono la traduzione, e dove possibile l’edizione italiana; se non sono riuscita a rintracciare l’edizione italiana, ho marcato il titolo con un asterisco ed ho riportato anche il titolo originale (tutti i titoli originali si possono trovare nel post di Crunchyroll). Di alcuni dei libri editi in Italia si sono pressoché perse le tracce. L’anno riportato fra parentesi è quello dell’edizione originale.

Comunità immaginate

Comunità immaginate - www.anobii.comEccomi qua, ancora una volta con un libro che segue lo strano destino di essere acquistato con le migliori intenzioni, per finire poi per attendere mesi il suo momento. Povero Comunità immaginate. Tra l'altro nell’ultimo mese sono stata così occupata dall’attività di lettura e schedatura dei libri per la tesi che ho raccolto le idee e pensato al post con una certa pigrizia. Il libro invece merita attenzione, e ne merita molta, tantopiù oggigiorno che “nazione”, “radici” ed “identità” sembrano concetti acquisiti e sono diventate parole d’ordine del dibattito e dell’agenda politica. Iniziare a chiedersi che cosa siano può riservare non poche sorprese…

Il tarlo dell'autore è l'idea di nazione ed al relativo senso di appartenenza: da dove viene? Come è nata? Come può un'idea tutto sommato recente aver suscitato e suscitare un attaccamento emotivamente molto intenso, al punto da ottenere a volte il sacrificio della vita?
Anderson non affronta il tema cercando di analizzare il concetto di per sé, bensì ripercorrendone la storia, realizzando una sorta di "ideogonia" molto intrigante. Secondo Anderson il singolo evento che ha dato la stura alla catena di eventi che ha portato all'idea di nazione è stato l'invenzione della stampa a caratteri mobili. E non solo della stampa di libri, ma della diffusione di periodici e quotidiani nel diciottesimo secolo. Se i primi, diffusisi in Europa nel Cinque e Seicento, avevano favorito la standardizzazione di un volgare ufficiale entro i confini statali, fu grazie ai secondi che si venne a costituire una platea di lettori che si immaginava temporalmente simultanea ed interessata dai medesimi eventi: un embrione di comunità, che però iniziò a concepirsi in quanto tale, finendo fatalmente per compiere il salto da comunità immaginata a soggetto politico: siamo nel Nuovo Mondo e le varie unità amministrative in cui è stato segmentato iniziano a reclamare l'indipendenza. Sono i confini amministrativi (e di diffusione della stampa) ad avere la meglio sulla trasversalità linguistica: il progetto di un panamericanismo ispanico trionfa mentre si fa largo l'idea di una integrazione dei creoli nella vita pubblica, in quanto peruviani, messicani, argentini e così via.
In Europa invece il Settecento porta una fioritura della filologia, che da un lato produce dizionari e grammatiche che fissano gli standard linguistici, dall'altro disegna mappe che legano la diffusione delle lingue ad un territorio, ed in prospettiva storica a popoli definiti dalla lingua parlata, che iniziano ad essere immaginati in quanto tali. Si tratta di un elemento potenzialmente destabilizzante per le dinastie reganti, le cui entità politiche sono spesso formazioni composite. Viene adottata così una strategia di contropiede: utilizzare l'idea di nazione come strumento sia di legittimazione delle dinastie stesse (che una dopo l'altra si "naturalizzano", come gli Hannover nel Regno Unito che cambiano nome in Windsor), sia di omogeneizzazione (nell'Ottocento l'impero zarista diventa "russo", ed iniziano le politiche di nipponizzazione dei sudditi del Trono del Crisantemo; senza dimenticare come, nel medesimo secolo, fatta l'Italia andassero fatti gli italiani) e disciplinamento (tramite l'istruzione e la leva obbligatorie) dei sudditi. La situazione però può sfuggire di mano anche ai monarchi, quando errori politici significativi li espongono all'accusa di "tradire" o non governare adeguatamente il loro popolo, da cui traggono legittimazione.
Queste politiche vengono adottate anche nei confronti dei domini negli imperi coloniali e nei regni indipendenti extraeuropei, con esiti estremamente interessanti. Anderson è un esperto di Sud Est asiatico (un'area di cui so scandalosamente poco: ho visto il film Anna and the King, ma non so granché altro… che vergogna .__. ), cosa che gli consente di conferire alle sue argomentazioni un'ampiezza affascinante.

Rimando tutti alla lettura del libro, che è piuttosto smilzo, molto accessibile e scorrevole e ricchissimo di spunti, e si trova in ogni buona libreria e biblioteca. Qualche trascurabile errore di stampa (che segnalerò all'editore) ed occasionalmente qualche cavatina polemica verso i mali del capitalismo, ma niente di che se si considera che si tratta di un libro scritto ancora in "tempi sospetti".

Titolo completo: Comunità immaginate. Origini e fortuna dei nazionalismi
Autore: Benedict ANDERSON
Editore: Manifestolibri   Anno: 2009 (Edizione originale: 1991)   238 pagg.
Titolo originale: Imagined communities
Traduttore: Marco Vignale
ISBN: 978-88-7285-578-9