Chiamate la levatrice

Chiamate la levatriceHo avuto Chiamate la levatrice nel mirino dalla pubblicazione in Italia, senza che mi decidessi a leggerlo davvero. A decidere per me è stata la prefazione, in cui Jennifer Worth dichiara di aver voluto restituire alla figura della levatrice un po’ dello spazio che, nella sua giovinezza, essa aveva occupato nella società e nella vita di tutti gli inglesi, ma che non le era stato finora riconosciuto nella letteratura. Così facendo la Worth aveva voluto rispondere alle parole della collega Terri Coates (suoi articoli [qui]): «Forse da qualche parte ci sarà una levatrice che potrà fare per il suo mestiere quello che James Herriot ha fatto per la pratica veterinaria» (Prefazione, p. 9); parole che per la Worth sono risuonate come una chiamata a scrivere, mentre nel mio caso sono state una chiamata a leggere. Continua a leggere

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Il Sergente nella neve

Il sergente nella neve.jpgSin dall’inizio avevo deciso che sarebbe stato questo il mio libro per l’inverno; ero anche convinta che ne sarei stata entusiasta. L’entusiasmo atteso però non è arrivato, e parlare di questo libro è diventato strano e difficile. Certo, mi è piaciuto, ma l’asciuttezza quasi scorbutica delle frasi ha reso l’avvicinamento problematico, quasi fosse sgradito al narratore. Come se avesse voluto dire: immagina e compatisci in un altro momento; adesso ascolta.

Il Sergente nella neve ripercorre la disastrosa ritirata della disastrosa spedizione dell’esercito italiano in Russia, durante la Seconda Guerra Mondiale. Rigoni era un sottufficiale di collegamento negli Alpini, distaccato in un avamposto in prima linea. Continua a leggere