Blur /1

Visto che sono entrata in una fase di ritorno al britpop – nostalgia canaglia – mi pare equo postare anche una canzone dei Blur. Perché adoravo gli Oasis, ma amavo pure i Blur.
Far Out ha avuto un destino particolare, perché non è mai uscita come singolo ma è stata rimaneggiata almeno due volte. La mia versione preferita è la prima, contenuta nell’album Parklife del 1994, cantata da Alex James invece che da Damon Albarn.

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Oasis /3

Gita nel viale dei ricordi agli anni Novanta, quando una gruppetto di ragazzi incazzati col mondo avrebbe messo su un gruppo rock e urlato la sua rabbia (o qualsiasi altra cosa) a tempo di musica in un microfono. Oggigiorno magari aprirebbero una pagina facebook e convoglierebbero la loro rabbia lì. Il tempo passa, i tempi cambiano.
Roll with it uscì come singolo dell’album (What’s the Story) Morning Glory? nell’inspiegabilmente ormai lontano 1995.

Il viaggiatore dell’Arkansas

The Arkansas Traveler 🎻 2nd South Carolina String Band

Un altro brano che compare ne La piccola casa nei grandi boschi di Laura Ingalls Wilder. Questa volta si tratta di un pezzo suonato da Pa durante un ballo a casa dei nonni, sul quale Nonna e zio George si sfidano all’ultimo passo di danza.
Un altro angolo d’Irlanda incuneato nei boschi del Wisconsin.

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La lavandaia irlandese

The Irish Washerwoman ☘️ John Sheahan (Dubliners)

Una presenza costante, ne La piccola casa nei grandi boschi (il prequel de La casa della prateria, di Laura Ingalls Wilder), è l’accompagnamento musicale del fiddle (violino folk). È un’usanza familiare che a fine giornata il papà di Laura e Mary delizi tutta la famiglia con una strimpellata di violino prima di andare tutti a dormire.
All’inizio mi limitavo a leggere le rime cantate  da papà Ingalls sulle note del violino, ma pian piano sono andata ad ascoltare anche le musiche – e l’accompagnamento musicale ha trasformato il modo in cui mi figuravo la storia: vi ha aggiungiunto una nota di spensieratezza che altrimenti non avrei associato alla vita spartana e timorata di dio della famigliola di pionieri nel fitto dei boschi dell’Ovest.
(A sproposito: amo la musica folk irlandese ~)
(Metto anche il link al filmato integrale del concerto per i 40 anni di attività dei Dubliners)

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At the Mountains of Madness

Oggi mi sono imbattuta in questo brano di Graham Plowman ispirato al romanzo Le montagne della follia. Fa parte di un album interamente dedicato alle opere ed alle atmosfere evocative di Lovecraft: The Horror of H. P. Lovecraft [anteprime dei brani si possono ascoltare qui]. Non si tratta della colonna sonora di un film tratto dai racconti Lovecraft, ma di una colonna sonora dei racconti e del suo immaginario.
Lovecraft è una delle mie grandi lacune. Cthulhu, la Miskatonic University, l’orrore cosmico sono tutti entrati nella cultura narrativa condivisa, ma non mi accontento più che rimangano riferimenti intertestuali vaghi. A maggior ragione dopo gli incontri ravvicinati con angoscia privata e collettiva degli ultimi mesi. Ho già molte letture in programma fino all’estate, fra dovere e piacere; ma il momento giusto per Lovecraft arriverà.