Letture per gennaio /2

201901_letture gennaio-3b

Finalmente sono arrivati in biblioteca. ^^

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L’assassinio del commendatore /1

Antonietta Pastore parla della poetica di Murakami Haruki, dell’ultimo romanzo L’assassinio del commendatore (Einaudi), e della traduzione dal giapponese.

Fidanzati dell’inverno

Fidanzati dell'invernoEro in libreria per una commissione, qualche mese fa, quando Fidanzati dell’inverno, con la sua maglifica copertina illustrata azzurra, ha attirato la mia attenzione. Me ne sono incapricciata ancora prima di scoprire che si stava trasformando in un piccolo caso letterario: uno young adult francese con l’ambizione di iniettare nuova linfa creativa e dignità letteraria in un genere che stava correndo il rischio di appiattirsi sul successo commerciale di alcune serie di romanzi, ormai diventati formule.
Quando finalmente l’ho avuto fra le mani, però, sono rimasta piuttosto delusa: dalla trama incerta ai personaggi indefiniti, Fidanzati dell’inverno non riesce a mantenere le sue molte promesse.
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Gli elisir del diavolo

Elisir del diavoloQuando Hoffmann pubblicò Gli elisir del diavolo, monaci rinnegati scorrazzavano già nella letteratura gotica europea, turbando le lettrici con i loro desideri illeciti e l’oscuro commercio con il soprannaturale. Erano personaggi oscuri e misteriosi, certo, ma integri. Medardus, il protagonista de Gli elisir, invece perde un pezzo di se stesso ad ogni azione diabolica che compie, e finisce con lo smarrirsi nel labirinto della sua mente.
Per questo l’ho trovato più inquietante di qualsiasi gotico che mi sia capitato in mano: perché non c’è bisogno dell’intervento del soprannaturale per subire una dissociazione, perdere la presa sull’identità della propria mente. Continua a leggere

Abbiamo sempre vissuto nel castello

Abbiamo sempre vissuto nel castello_300x190Ho deciso di dedicare tutto il mese di ottobre all’orrore, all’inquietudine, ed al soprannaturale, e non c’è modo migliore di inaugurarlo che parlando di Shirley Jackson. Non so spiegarmi perché per decenni sia a malapena comparsa sui radar italiani. Davvero, non me lo spiego. Forse perché le sue opere – autentica letteratura dell’incubo – sfuggono alle classificazioni, troppo disturbanti per la letteratura cosiddetta seria e troppo raffinate per la narrativa commerciale di genere?
Questo è il caso anche di Abbiamo sempre vissuto nel castello, breve romanzo splendido e inquietante uscito per la prima volta in Italia nel 1990 e di recente riproposto da Adelphi, che sta meritoriamente ripubblicando le opere principali di quest’autrice americana.
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Sei buone ragioni per (ri)leggere La Certosa di Parma

Certosa di ParmaHo un problema: possiedo troppi libri. È stato scioccante anche solo formulare questo pensiero, ma è proprio così. Quando ho messo in ordine la libreria tirando fuori i libri dagli scatoloni e spolverando a fondo gli scaffali, mi ci sono voluti giorni e giorni. Non ho lo spazio fisico nemmeno per un foglio. Così ho adottato un criterio di ordine radicale: per ogni libro che entra, un altro deve uscire.
Ora, ci sono un paio di volumi a cui sto puntando perciò devo radiare qualcosa. La Certosa di Parma è entrato quasi subito nella rosa dei libri in uscita perché era uno dei romanzi al quale ero meno affezionata: letto con scarsissimo entusiasmo al ginnasio, mi aveva lasciato solo un blando ricordo del protagonista Fabrizio – un predicatore piagnone al ritorno da una scampagnata a Waterloo.
Mi sono dovuta in parte ricredere. Il romanzo mi ha rapita, accidenti a lui. E mentre giravo una pagina dietro l’altra continuavo a chiedermi: perché? Perché ne vale la pena? Perché è considerato un classico?
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