L’assassinio del Commendatore /2. Ovvero perché non posso parlarne in maniera oggettiva

assassinio del Commendatore-1Quando leggo un libro la mia ambizione è sempre conciliare godimento della storia e vaglio critico; ma ci sono delle volte in cui non posso fare altro che alzare le mani e dichiarare la resa. Mi sono bastati un paio di capitoli de L’assassinio del Commendatore per sapere che mi sarebbe stato impossibile discuterne in termini oggettivi. Perché, come spesso mi accade con Murakami Haruki, L’assassinio del Commendatore è stato non tanto o non solo un romanzo, ma un’esperienza di lettura complessa.
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L’ordine del giorno

ordine del giornoQuando sondano una frana, i geologi adoperano una serie di strumenti (piezometri, fessurometri, estensimetri, inclinometri) che registrano variazioni minime delle condizioni del terreno; se posizionati strategicamente in punti sensibili del fronte franoso, consentono allo scienziato di ricostruire i movimenti della frana nel suo complesso. Ne L’ordine del giorno, Éric Vuillard compie esattamente questo: il monitoraggio di uno smottamento storico e politico epocale – l’ascesa del nazismo – tramite la registrazione di dati di piccola, talvolta microscopica entità.
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Fidanzati dell’inverno

Fidanzati dell'invernoEro in libreria per una commissione, qualche mese fa, quando Fidanzati dell’inverno, con la sua maglifica copertina illustrata azzurra, ha attirato la mia attenzione. Me ne sono incapricciata ancora prima di scoprire che si stava trasformando in un piccolo caso letterario: uno young adult francese con l’ambizione di iniettare nuova linfa creativa e dignità letteraria in un genere che stava correndo il rischio di appiattirsi sul successo commerciale di alcune serie di romanzi, ormai diventati formule.
Quando finalmente l’ho avuto fra le mani, però, sono rimasta piuttosto delusa: dalla trama incerta ai personaggi indefiniti, Fidanzati dell’inverno non riesce a mantenere le sue molte promesse.
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Gli elisir del diavolo

Elisir del diavoloQuando Hoffmann pubblicò Gli elisir del diavolo, monaci rinnegati scorrazzavano già nella letteratura gotica europea, turbando le lettrici con i loro desideri illeciti e l’oscuro commercio con il soprannaturale. Erano personaggi oscuri e misteriosi, certo, ma integri. Medardus, il protagonista de Gli elisir, invece perde un pezzo di se stesso ad ogni azione diabolica che compie, e finisce con lo smarrirsi nel labirinto della sua mente.
Per questo l’ho trovato più inquietante di qualsiasi gotico che mi sia capitato in mano: perché non c’è bisogno dell’intervento del soprannaturale per subire una dissociazione, perdere la presa sull’identità della propria mente. Continua a leggere

Abbiamo sempre vissuto nel castello

Abbiamo sempre vissuto nel castello_300x190Ho deciso di dedicare tutto il mese di ottobre all’orrore, all’inquietudine, ed al soprannaturale, e non c’è modo migliore di inaugurarlo che parlando di Shirley Jackson. Non so spiegarmi perché per decenni sia a malapena comparsa sui radar italiani. Davvero, non me lo spiego. Forse perché le sue opere – autentica letteratura dell’incubo – sfuggono alle classificazioni, troppo disturbanti per la letteratura cosiddetta seria e troppo raffinate per la narrativa commerciale di genere?
Questo è il caso anche di Abbiamo sempre vissuto nel castello, breve romanzo splendido e inquietante uscito per la prima volta in Italia nel 1990 e di recente riproposto da Adelphi, che sta meritoriamente ripubblicando le opere principali di quest’autrice americana.
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