Nordest



Autore: Massimo CARLOTTO e Gianfranco VIDETTA
Editore: e/o    Anno: 2005    200 pgg
ISBN: 88-7641-681-1

Quando uscì, questo libro sollevò non poche chiacchiere; ricordo di aver letto, ai tempi, un’intervista all’autore su Repubblica di cui in realtà mi rimasero impresse soprattutto delle osservazioni sull’uso letterario del dialetto. Comunque, ho aspettato che arrivasse in biblioteca e, dopo averci girato un po’ golosamente attorno, finalmente l’ho preso in prestito.

Il romanzo si apre con l’omicidio di Giovanna, brillante avvocato trentenne, da parte del suo amante. Dopo essersi inizialmente indirizzate su Francesco Visentin, il fidanzato, le indagini si arenano e Francesco, avvocato a sua volta, decide di portarle avanti da solo con metodi più o meno ortodossi.
Dalla parte “dei buoni” ci sono a fiancheggiarlo il padre Antonio Visentin, titolare dello studio presso il quale Giovanna lavorava, Carla – amica di Giovanna, l’ispettore Mele ed il redivivo padre di Giovanna Alvise, reduce da una serie di rovesci.
Man mano che vengono scoperti nuovi elementi, e che i sospetti si spostano da una persona all’altra, vengono svelati gli scheletri nascosti degli abitanti dell’anonima cittadina del Nordest in cui è ambientata la vicenda, ed altrettanti tasselli trovano posto nel mosaico della vita in penombra del paese, che porterà allo smascheramento del reale assassino.

La narrazione è un alternarsi tra narratore onnisciente e la voce di Francesco, che racconta in prima persona i progressi della sua investigazione e la caduta delle sue illusioni, delle sue credenze, della sua fiducia.
Tutto il romanzo risente di una scrittura asciuttissima, spiccia: è afflitto da una velocità che toglie respiro alla narrazione ed al lettore, che resta appiccicato al libro fino all’ultima pagina rimanendo però con un pugno di mosche, una concatenazione asettica di azioni e di reazioni emotive immediate. …una sorta di sindrome televisiva?
Questa fretta nel tratteggio delle situazioni porta inevitabilmente ad una certa superficialità, stilistica e di analisi. Ma non è neanche detto che una comprensione che si spinga in profondità fosse uno degli obiettivi degli autori dopotutto.
Ciascun personaggio è rappresentato attraverso la prospettiva deformante di un chiodo fisso: per Francesco è la verità sulla morte di Giovanna, per Giovanna la verità sulla rovina del padre, per Alvise la vendetta, per la contessa Selvaggia il rispetto, per Carla la giustizia, per il giudice istruttore il quieto vivere, per il giornalista dell’emittente locale lo share.
L’impressione che lasciano è di una certa meccanicità, di agire in un’unica direzione spinti da un unico movente; in ultima analisi, una sorta di volatilità. Questo è tanto più vero nel caso di personaggi interessanti e centrali come Giovanna ed i Visentin.

La lettura è scorrevole, il tema estremamente interessante (la quarta di copertina recita ‘il rapporto tra padri e figli’, ma io credo che sia piuttosto il rapporto degli abitanti del Nordest con il loro territorio e la loro comunità; di certo non definirei il libro ‘una saga familiare’ come ho trovato da qualche parte) e secondo me potrebbe essere giustamente valorizzato da una trasposizione televisiva… ammesso che in RAI si trovi ancora qualcuno che sappia scrivere un copione decente, cosa che non darei per scontata data la sbobba che propinano sotto il nome di ‘fiction’. ;P Spezziamo una lancia in favore di Fausto Paravidino?

Curiosità: varie allusioni lasciano pensare che la cittadina in cui è ambientato Nordest sia la stessa dove finisce con lo stabilirsi Giorgio Pellegrini di Arrivederci amore, ciao. …oppure è solo una mia impressione?

Arrivederci amore, ciao


Autore: Massimo CARLOTTO
Editore: e/o Anno: 1999 214 pgg
ISBN: 88-7641-443-6

Traduzioni: The goodbye kiss, Europa editions

Ho preso in prestito questo libro in maniera abbastanza casuale. Ero andata alla biblioteca del mio comune cercando Nordest, dello stesso autore, ma una volta davanti allo scaffale invece di Nordest ho preso questo; forse anche perché mi incuriosì il trailer del film. Due sere più tardi, l’avevo già divorato.

Arrivederci amore, ciao narra la storia di un’iniziazione criminale che è allo stesso tempo una redenzione sociale: Giorgio Pellegrini, figlio della Bergamo bene ed ex militante poco convinto della sinistra extraparlamentare, stanco di una latitanza in clandestinità durata dieci anni, ritorna in Italia dopo aver trattato con i reduci dell’organizzazione di cui aveva fatto parte e con le autoritˆ italiane il riesame della sua condanna all’ergastolo (banda armata e strage, se ben ricordo).
Tornato in libertà grazie ad un azzeccagarbugli ex sinistrorso ora lanciatissimo in un neonato partito di centrodestra (e qui credo che ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti sia voluto), divorato dal desiderio di diventare un uomo di successo, pianifica la sua scalata sociale – alla quale sono funzionali tanto l’attività di ristoratore quanto quella criminosa, condotta insieme ad un poliziotto corrotto di cui è divenuto l’informatore.
Nel Nordest trova una regione congeniale alla sua nuova ascesa, e qui porta a termina la sua riabilitazione grazie alla cooperazione con un avvocato di successo, per il quale continua a delinquere ma in maniera socialmente accettata.

Arrivederci amore, ciao è narrato in prima persona dal protagonista, Giorgio Pellegrini, uno dei personaggi più ripugnanti che abbia mai incontrato sulla carta stampata.
Giorgio è avido, vigliacco, brutale, privo di scrupoli; coltiva le relazioni interpersonali nella misura in cui possano tornargli utili e sulle donne sfoga con violenza la sua frustrazione ed il desiderio di dominio.
Da un certo punto di vista invidia le persone che possono condurre una vita normale e prova verso di loro un desiderio di rivalsa per questa loro normalità di cui lui non può godere, ma allo stesso tempo le disprezza, se non sono riuscite ad arrampicarsi su per tutta la scala sociale.

La scrittura è secca, stringata, paratattica.
È una narrazione avvincente, anche se per qualche pecca e banalità non può dirsi un romanzo pienamente riuscito.

Adesso però voglio assolutamente vedere il film, e magari leggere qualche altro romanzo; fortunatamente in biblioteca se ne trovano con gran facilità.