Oblòmov /2

Oblòmov(continua da qui)

Stolz va dritto al punto. Oblòmov è un uomo dolce, ed i suoi ideali di umanità sono così alti che ben pochi degli eventi sociali cui partecipa solitamente gente della sua estrazione a Pietroburgo gli paiono occasioni di espressione di questa pura, elevata umanità; non le fatue chiacchiere dei salotti, né il grigiore degli incarichi governativi. L’affaccendarsi dei suoi pari gli pare sommamente vacuo, e decide di tenersene fuori. Tuttavia la sua ricerca di autentica umanità naufraga in un ottundimento abulico. Rimane tenero e gentile, ma diviene un essere inerte, che vegeta da un giorno all’altro senza scopo né interessi. Continua a leggere

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Uomini comuni

Uomini comuni.jpgUno degli aspetti del regime nazista e della Seconda Guerra Mondiale che ho sempre trovato più stimolanti (come sfida intellettuale intendo!!) e più carichi di mistero è la partecipazione ad esso delle persone normali, come potremmo essere voi od io. Si sente spesso dire che Hitler fosse pazzo; anche mettendo da parte le mie riserve sul termine, potrei anche convenire che lo Stato Maggiore nazista fosse una sentita di estremisti preda di una serie di convinzioni tanto lontane dalla realtà da sfiorare il lucido delirio. Qui però parliamo di milioni e milioni di persone che hanno cooperato all’assassinio di milioni e milioni di altre persone. La repressione delle opposizioni operata dal regime era intensa, ma non sono mancati episodi clamorosi, a tutti i livelli della società (entro la galassia della resistenza tedesca sono particolarmenter noti il movimento della Rosa Bianca, il tentato assassinio di Hitler) – indici di un movimento carsico ma reale di insofferenza rispetto al regime stesso.Cristopher Browning ripercorre l’attività svolta nelle retrovie polacche, in qualità di Corpo Speciale, da parte del Battaglione 101, ponendosi esattamente il medesimo interrogativo. Continua a leggere

Il pilota di Hiroshima. Ovvero: La coscienza al bando /3

Il pilota di HiroshimaCol procedere della lettura, è emerso un tema ben più inquietante di quello atomico. Claude Eatherly venne internato in un ospedale psichiatrico perché con qualche maldestro tentativo di reato (una rapina nel corso della quale si era persino dimenticato di prendere il malloppo) aveva messo in imbarazzo l’Esercito degli Stati Uniti, e venne giudicato, più che un criminale, psichicamente instabile. Eatherly accettò l’internamento di buon grado, tanto che risultava “ospite volontario” della struttura, ma quando, dopo qualche tempo, ritenne di aver riflettuto abbastanza, di aver trovato un nuovo equilibrio e di poter riprendere la vita civile, la sua domanda di dimissioni venne ripetutamente respinta.

Il problema che affliggeva Eatherly era un dilemma di origine etica, non una psicosi; la riflessione ed il dialogo lo avevano aiutato a prenderne coscienza, a riconoscerlo, a fare sì che orientasse il suo agire senza il bisogno di infierire su se stesso o su altri. Il medico curante stesso riconosceva che Eatherly non era un individuo pericoloso, e allora perché il suo rilascio non fu consentito? Cos’era successo nel frattempo? Continua a leggere

Il pilota di Hiroshima. Ovvero: La coscienza al bando /2

Il pilota di HiroshimaFinalmente trovo il tempo di diffondermi un po’ su questo interessante volumetto, scoperto quasi per caso nel corso di una pigra ricerca bibliografica sugli effetti del bombardamento atomico del Giappone. Si tratta di un argomento che mi interessa molto, ed ancora di più in seguito alla visita del Museo della Bomba di Hiroshima ed agli scambi di idee in materia con alcuni conoscenti giapponesi.Günther Anders è stato un filosofo e sociologo un po’ particolare, visto che non ebbe mai una cattedra e fece conoscere le proprie idee soprattutto con un’intensa attività pubblicistica e la partecipazione a movimenti d’opinione quali quello pacifista e contro la corsa agli armamenti atomici. Continua a leggere

Nel paese dei ciechi

Nel paese dei ciechi.jpgIn una valle di difficile accesso, chiusa fra le cime andine, gli abitanti iniziano a perdere la vista. Ila cambiamento è tanto graduale da passare inosservato e dopo quindici generazioni di abitudine ed isolamento, nessuno ricorda più cosa sia la vista, né dell’esistenza di un mondo al di là dei costoni rocciosi che cingono la valle. Anche il resto del mondo si è dimenticato di loro, sopravvissuti solo nel favoleggiare su di un misterioso Paese dei Ciechi.
Finché un giorno, a causa di un incidente durante una scalata, un alpinista non precipita nella Valle. Resosi conto di essere l’unico vedente, Nuñez tenta invano di sfruttare la sua facoltà per dominare gli abitanti della valle, sulla scorta del detto secondo cui “fra i ciechi il monocolo è re”.

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Narrare la storia

Narrare la storiaA tutta prima avevo ogni intenzione di ricacciare questo libro nell’oblio dal quale il mio zelo, surrettiziamente eterodirottato, l’aveva improvvidamente tratto. Però poi ci ho ripensato. Quando ho finalmente smesso di lagnarmi del destino cinico e baro che me lo aveva così proditoriamente scodellato sotto il naso, mi sono resa conto che non mancavano i temi atti a titillare la mia curiosità, ed eccomi qua.

Narrare la storia parte da alcune premesse alla base di quello che si può definire un approccio “classico” alla storiografia: i libri di storia ricostruiscono una certa epoca od un evento storico, e riescono a farlo grazie alle informazioni che ci possono trasmettere le fonti (reperti, documenti, testimonianze). Ora, quel che fa Topolski è mettere in dubbio la corrispondenza di questa immagine idealtipica alla proatica storiografica effettiva, che gli studiosi stessi ne siano coscienti o meno.
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Oasis /1

Oasis – Some Might Say

La notizia del loro (ennesimo) scioglimento mi ha fatto riemergere un sacco di ricordi, disordinatamente e tutti insieme, come acqua che esce gorgogliando da un lavabo.

Gli Oasis sono stati un gruppo definitivo della mia adolescenza. Li ascoltavo a tutto volume mentre facevo le versioni – anzi, sarebbe più esatto dire mentre facevo qualsiasi cosa. Devo aver rotto parecchio le scatole a familiari e vicini di casa, anche se ai tempi non ne avevo la minima impressione.

Quanto tempo è passato. Adesso che li riascolto di tanto in tanto più per il piacere della nostalgia che per la musica in sé, quasi mi sembra di non riconoscere la me stessa di allora.