Sei buone ragioni per (ri)leggere La Certosa di Parma

Certosa di ParmaHo un problema: possiedo troppi libri. È stato scioccante anche solo formulare questo pensiero, ma è proprio così. Quando ho messo in ordine la libreria tirando fuori i libri dagli scatoloni e spolverando a fondo gli scaffali, mi ci sono voluti giorni e giorni. Non ho lo spazio fisico nemmeno per un foglio. Così ho adottato un criterio di ordine radicale: per ogni libro che entra, un altro deve uscire.
Ora, ci sono un paio di volumi a cui sto puntando perciò devo radiare qualcosa. La Certosa di Parma è entrato quasi subito nella rosa dei libri in uscita perché era uno dei romanzi al quale ero meno affezionata: letto con scarsissimo entusiasmo al ginnasio, mi aveva lasciato solo un blando ricordo del protagonista Fabrizio – un predicatore piagnone al ritorno da una scampagnata a Waterloo.
Mi sono dovuta in parte ricredere. Il romanzo mi ha rapita, accidenti a lui. E mentre giravo una pagina dietro l’altra continuavo a chiedermi: perché? Perché ne vale la pena? Perché è considerato un classico?
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Metamorfosi (L’asino d’oro)

Metamorfosi_L'asino d'oroStavo armeggiando nello scaffale dei classici greci e latini, quando dalle ultime pagine del volume sono scivolati un ritaglio di giornale ed una nota adesiva di un arancione fluo quasi offensivo nella quale mi ripromettevo una rilettura. Detto, fatto: Metamorfosi è diventato il mio classico antico di quest’anno. Una rilettura spassosa, e più intrigante di quanto non anticipassi per via della sua struttura a incastro che richiama i primi tentativi di narrativa lunga in prosa.

Lucio, un giovane greco diretto in Tessaglia per affari, spera di approfittare del viaggio per soddisfare la sua curiosità circa le arti magiche per cui la regione è famosa. Continua a leggere

La crisi dello Stato liberale /2

O Fiume o morteL’Italia usciva dalla guerra con un debito estero mostruoso nei confronti dei Paesi dell’Intesa, una classe politica screditata e la diffusa percezione che ai sacrifici sopportati per sostenere l’azione bellica non fosse stata corrisposta una ricompensa adeguata né sul piano interno, con l’impoverimento del ceto medio e la mancata distribuzione delle terre ai contadini promessa dall’esecutivo negli ultimi mesi di guerra, né sul piano internazionale, con l’indifferenza nella quale era caduta una serie di rivendicazioni territoriali (oggettivamente esorbitanti) avanzate dall’Italia.

È in questo frangente che si situa l’ “Impresa di Fiume”, ovvero l’occupazione della città di Fiume (che nel corso della disgregazione dell’impero asburgico fu assegnata alla Croazia) da parte di un un contingente di ex-soldati e soldati in servizio guidati da Gabriele D’Annunzio nel settembre 1919. Continua a leggere

La crisi dello Stato liberale /1

Visto che quello che oggi è diventato il primo partito del paese propone la dissoluzione della democrazia parlamentare, mi son detta che non guasta fare un po’ di ripasso. Non per gridare o fare allarmismo, ma giusto per rimpolpare la mia cassettina degli attrezzi concettuali.

Giovanni Giolitti

In attesa di procurarmi testi selezionati in maniera più mirata, ho rispolverato dallo scaffale su cui giaceva quasi dimenticato questo librettino che raccoglie cinque lezioni risalenti al 1991 nelle quali il Prof. Alatri ripercorre il disfacimento dell’architettura liberale dello Stato.
Si parte da Giovanni Giolitti, che diede la propria impronta (e il proprio nome) alla linea politica seguita nel periodo compreso fra il 1901 ed il 1914 (durante il quale ricoprì vari incarichi di governo). La sua visione politica interpretava il ruolo del governo come arbitro mediatore fra le diverse istanze provenienti dalle categorie sociali: si convinceva gli uni e gli altri ad accettare un compromesso, rinunciando ad alcune rivendicazioni ma vedendone soddisfatte altre. Sotto un politico di politique politicienne, questo atteggiamento prevedeva un continuo allargamento della compagine di governo; oggi si direbbe che perseguiva una politica delle larghe intese. Continua a leggere

La strada di Swann

madeleine-1bSanto cielo che imbarazzo. Allora è così che ci si sente quando ci si trova di fronte a qualcosa di una bellezza e di una complessità tale da superare ogni nostra capacità di misurarle o anche solo di capacitarcene, e ancora estasiati e schiacciati dalla riverenza, si cerca di infilare qualche pensiero – di scrivere un post! XD – coscienti che non c’è modo di evitare di dire qualche colossale stupidaggine. Chiedo venia in anticipo. Ma siate indulgenti: sragiono per troppa bellezza.
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Neve di primavera

Neve di primaveraHo titubato non poco prima di lanciarmi in questa piccola avventura lettoria che è la Tetralogia del Mare della fertilità di Mishima, incalzata dal dubbio che lo sforzo non avrebbe ricevuto una ricompensa adeguata: la scrittura di Mishima va ruminata ed inghiottita un boccone per volta, talvolta richiede di passare più e più volte sul medesimo passaggio per cogliere sfumature ed implicazioni. Neve di primavera invece è stato una bella sorpresa: sarà perché si tratta di una rilettura, sarà che nel frattempo sono cambiata io, ma mentre mi aprivo un varco fra arazzi ed ornamenti della sua prosa poco accomodante, mi sono concessa il lusso di prestare particolare attenzione alla forma, indugiando specialmente sulle immagini poetiche. Alla prima lettura non mi ero accorta che si trattasse di un testo così ricco ed affascinante, ne sono rimasta conquistata. Ora però mi trovo davvero in difficoltà a parlarne. Continua a leggere

I turbamenti del giovane Törless

I turbamenti del giovane TörlessUna cittadina dell’Impero Austro-Ungarico, fine dell’Ottocento oppure inizio del Novecento. Törless accompagna i genitori alla stazione al termine della loro breve visita. I signori Törless tornano a Vienna, il loro unico figlio alla vita monotona nel prestigioso collegio di W., dove alloggia e studia da ben quattro anni. Da qualche tempo si sono verificati dei furtarelli ai danni dei ragazzi, senza che si fosse riuscito ad indivisuare il colpevole.

Lo scoprono per caso Beineberg e Reiting, due amici di Törless, di qualche anno più grandi: si tratta di Basini, un ragazzo fatuo ed un po’ sprovveduto, periodicamente assillato dai debiti di gioco e gozzoviglie varie. I tre però non lo denunciano: Beineberg e Reiting decidono di “graziarlo” per consentirgli di redimersi seguendo le loro indicazioni; in realtà, due si godono la situazione di tenere una persona sotto costante ricatto; Basini, avendo tutto da perdere da una denuncia, sta al loro gioco. Continua a leggere