Spillover. Epidemie, pensiero selvaggio e rasoio di Ockham

quammen_spilloverQuando studiavo antropologia in università, uno dei Graal della materia era la comprensione del “pensiero selvaggio”: non c’era meta più ambita, per un antropologo a cavallo fra Otto e Novecento, del trovare una chiave di lettura unica per capire “come pensano i primitivi”. Sebbene tutti siamo capaci di determinare in maniera intuitiva se una cultura sia “primitiva” o “moderna” (o tutti crediamo di esserlo), confesso di aver sempre nutrito un discreto scetticismo verso i confini tracciati fra le due. Di certo, se un confine c’è, non ha corrispondenza con confini geografici; e lo si può vedere ancora oggi, nelle reazioni all’epidemia di Covid-19.
L’epidemia ha colto di sorpresa tutti noi profani, e qual è la nostra frustrazione per l’apparente incapacità degli scienziati di rispondere alle nostre più elementari domande! Qual è la cura? Quando sarà disponibile un vaccino? Quando potremo tornare alla normalità? Non lo sappiamo; ci vorrà del tempo; è ancora presto per dirlo. Ma tutti noi, primitivi e non, siamo animali intelligenti e le risposte evasive non ci piacciono; in assenza di risposte soddisfacenti, ce le procuriamo da noi con quello che abbiamo a disposizione.
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Tre lezioni da Marcia su Roma e dintorni

lussu_marcia su romaEmilio Lussu scrisse Marcia su Roma e dintorni non appena riuscì a evadere dal confino e a trovare riparo in Francia. Ogni riga trasuda l’esigenza di raccontare, di rendere conto prima di tutto a se stesso di quanto stava avvenendo in Italia. Perché in Italia l’inconcepibile era diventato realtà: il partito fascista era arrivato al governo e, con la collaborazione delle istituzioni e di molti cittadini, stava smantellando i cardini delle libertà democratiche. Da dove nasceva quella resa diffusa? Come si era potuti arrivare a quel punto?
Lussu riporta eventi e conversazioni e, in quello che oggi si chiamerebbe un instant book, prova a tracciare una mappa di quel movimento pulviscolare che prese il controllo dei centri nevralgici del potere, orientò la massa inerte e travolse ogni cosa.

Il racconto di Lussu è personale e aneddotico, ma dalla sua esperienza personale possiamo trarre tre lezioni di valore generale sull’avvento di forze eversive e antiliberali.

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Heroic Failure. Brexit and the Politics of Pain /3

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Circuito E: Sado-populismo
Sebbene la campagna referendaria per il Leave abbia attivato tutti questi circuiti – autocommiserazione, fantasia di oppressione, pathos del perdente eroico, retorica del buonsenso – il suo vero carburante è stato il disagio dei tanti che, negli ultimi dieci o vent’anni, hanno visto peggiorare le loro condizioni di vita e opportunità di lavoro. E che non hanno viste prese sul serio le loro preoccupazioni, né dalle istituzioni nazionali né da quelle dell’Unione. Scrive O’Toole:

«[L’élite tecnocratica europea] ha dimenticato che povertà, disuguaglianza, insicurezza e senso di impotenza hanno ripercussioni politiche drastiche.»
«It [the European technocratic elite] has forgotten that poverty, inequality, insecurity and a sense of powerlessness have drastic political repercussions.» (p. 109)

Ciò che ha messo le ali alla campagna del Leave è stato dare a quel disagio «un nome ed un luogo – immigrati, e burocrati di Bruxelles» (p. 109) attivando tutti i circuiti di cui si è detto. Continua a leggere

Heroic Failure. Brexit and the Politics of Pain /2

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Circuito C: Eroismo del perdente
Il circuito cognitivo-emotivo che dà il titolo al volume riprende un topos narrativo squisitamente britannico che esalta fermezza, dignità e coraggio in situazioni dall’esito sicuramente catastrofico. Elevato a carattere nazionale, indice sicuro della superiorità della fibra morale britannica, è diventato la lente attraverso la quale sono state rilette le più disastrose imprese britanniche, specialmente in campo bellico e delle esplorazioni.
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Heroic Failure. Brexit and the Politics of Pain /1

Heroic Failure_copertinaIl trionfo del populismo alle urne, particolarmente eclatante nel 2016 con la vittoria del Leave nel referendum sulla Brexit e con l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca, ha dato nuova linfa al genere letterario del “Com’è potuto accadere?”. (Ci si potrebbe anche chiedere come mai il patatrac non sia accaduto prima; e che indicatori abbiano monitorato gli osservatori per essere colti alla sprovvista ed arrivare trafelati a cercare spiegazioni ex post.)
Per quanto mi riguarda, mi sono appassionata alla vicenda della Brexit (ok, diciamolo, ne sono ossessionata), perché è drammatica e farsesca allo stesso tempo, e perché ho dei legami personali con Irlanda e Inghilterra. Approfondendo la questione mi sono imbattuta negli interventi del giornalista e commentatore politico irlandese Fintan O’Toole.
Nel suo libro adotta una prospettiva particolare: più che delle ricadute economiche o delle manovre di politica politicienne, si interessa del versante culturale e identitario, del ruolo giocato dalla coscienza del posto del Regno Unito (e soprattutto dell’Inghilterra) nel mondo nella scelta sul suo posizionamento strategico.
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Storia vera e terribile tra Sicilia e America

Storia vera e terribileIl 20 luglio 1899 cinque immigrati italiani, tre dei quali fratelli, furono linciati a Tallulah, una sonnolenta cittadina della Louisiana. Dopo un breve scontro a fuoco, i cinque furono malmenati, legati, seviziati ed impiccati dalla folla. E non si è nemmeno trattato di un episodio isolato: solo pochi anni prima la folla, probabilmente incitata dalle autorità cittadine, aveva linciato undici detenuti italo-americani a New Orleans.
Secondo le ricostruzioni dell’epoca, il linciaggio di Tallulah sarebbe stato scatenato dallo sconfinamento di una capra dei fratelli nel terreno di un vicino. Perplesso dalla sproporzione fra offesa e reazione, Deaglio ha indagato sull’episodio; l’ha ricostruito e l’ha inserito nel contesto economico e sociale del delta del Mississippi, traendo conclusioni molto distanti da quelle della stampa dell’epoca. Continua a leggere

Un viaggio che non promettiamo breve

viaggio che non promettiamoOccorre liberare il campo da un paio di equivoci. Innanzitutto, il librone di Wu Ming 1 non è un libro sulla TAV (ovvero la nuova linea ferroviaria Torino-Lione): non si discute del progetto, delle ragioni del sì e del no, anche se tutte queste cose c’entrano. Il secondo equivoco è che si tratti di una storia del Movimento No TAV: non è così, se alla categoria del saggio storico si associano requisiti di rigore, stretta aderenza ai fatti, e chiarezza espositiva.
Un viaggio che non promettiamo breve è una narrazione del Movimento No TAV valsusino.
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I viaggi di una T-shirt nell’economia globale

Viaggi di una T-shirtChe siate critici della globalizzazione o suoi entusiastici sostenitori, che riteniate che la crescente integrazione economica dell’economia mondiale sia una fucina di opportunità o all’origine di un più intenso sfruttamento dei lavoratori, I viaggi di una T-shirt nell’economia globale non può non catturare il vostro interesse, perché parte precisamente da questa domanda sulla natura e sugli effetti della globalizzazione. In cerca di una risposta, Pietra Rivoli prende un oggetto che fa parte della vita quotidiana di tutti, la t-shirt, e ne ricostruisce l’intero ciclo economico, partendo dalla coltivazione del cotone arrivando fino al mercato dell’usato. La sua ricerca è ricca di sorprese, e la sua conclusione è parimenti interessante: secondo Rivoli, infatti, il mercato sarebbe sopravvalutato tanto dai suoi sostenitori quanto dai suoi detrattori. In che modo? Continua a leggere

La conquista dell’America

todorov-conquista-9788806219482Ho avuto un lungo conto in sospeso con La conquista dell’America di Todorov. Ne avevamo letti dei brani alle superiori, ma ai tempi non avevo capito bene di cosa parlasse. Gettai la spugna, e questo libro è rimasto a lungo un desiderio insoddisfatto. Adesso che ho iniziato ad occuparmi di storia coloniale, però, La conquista dell’America è diventato una lettura necessaria – rivelandosi un libro affatto diverso da come me l’ero immaginato.
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Offspring of Empire

Offspring of empireSono davvero contenta di recensire un libro straordinario non solo per la qualità del suo contributo agli studi di area – talmente brillante da travalicare la storia di Corea e Giappone e giungere ad illuminare di sbieco anche i nodi dello sviluppo industriale e dell’imperialismo europei – ma anche perché costituisce un modello di eleganza formale per la saggistica storica. Di cosa parla Offspring of Empire? Perché quello che dice è importante e ci riguarda da vicino? E come mai lo dice così bene?

Come recita il sottotitolo, l’oggetto del libro sono le origini del capitalismo coreano.  Continua a leggere