Spillover. Epidemie, pensiero selvaggio e rasoio di Ockham

quammen_spilloverQuando studiavo antropologia in università, uno dei Graal della materia era la comprensione del “pensiero selvaggio”: non c’era meta più ambita, per un antropologo a cavallo fra Otto e Novecento, del trovare una chiave di lettura unica per capire “come pensano i primitivi”. Sebbene tutti siamo capaci di determinare in maniera intuitiva se una cultura sia “primitiva” o “moderna” (o tutti crediamo di esserlo), confesso di aver sempre nutrito un discreto scetticismo verso i confini tracciati fra le due. Di certo, se un confine c’è, non ha corrispondenza con confini geografici; e lo si può vedere ancora oggi, nelle reazioni all’epidemia di Covid-19.
L’epidemia ha colto di sorpresa tutti noi profani, e qual è la nostra frustrazione per l’apparente incapacità degli scienziati di rispondere alle nostre più elementari domande! Qual è la cura? Quando sarà disponibile un vaccino? Quando potremo tornare alla normalità? Non lo sappiamo; ci vorrà del tempo; è ancora presto per dirlo. Ma tutti noi, primitivi e non, siamo animali intelligenti e le risposte evasive non ci piacciono; in assenza di risposte soddisfacenti, ce le procuriamo da noi con quello che abbiamo a disposizione.
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La vespa che fece il lavaggio del cervello al bruco

Vespa che fece il lavaggio del cervello al brucoNon deve stupire che chiuda questo mese dedicato all’orrore con un libro di divulgazione scientifica – nemmeno un libro ironico e scanzonato quanto La vespa che fece il lavaggio del cervello al bruco.
Matt Simon è un giornalista scientifico americano e da anni tiene una rubrica fissa su Wired in cui, con il piglio divertito e complice dello scienziato innamorato della propria materia, parla della creature assurde che si trovano in natura. Anche leggendo il libro ce lo si figura così, che si stappa una birra a fine giornata e, una luce eccitata negli occhi, inizia a raccontarti la sua ultima scoperta esordendo con “Non ci crederai mai, ma…”.

E ti racconta una cosa pazzesca, che ha dell’incredibile. In un primo momento si è contagiati dalla meraviglia, ma ripensandoci, il meraviglioso si vena di inquietudine: perché quello che sta raccontando è un mondo in cui la vita è una perpetua lotta che non ha nulla di romantico, e la volontà nient’altro che un equilibrio chimico dell’organismo.
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