La fine del dibattito pubblico

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Non so quanti altri si trovino nella mia condizione, ma non apro quasi più facebook perché non ce la faccio più a leggere quello che scrivono i miei contatti. Ho conoscenti simpatizzanti di destra autoritaria, di sinistra anticapitalista, cattolici tradizionalisti, e pur non condividendo molte delle loro opinioni – anzi, proprio perché non le condivido – sono interessata al loro modo di vedere le cose. Divergenze e convergenze sono rimaste sempre quelle, ma le parole si sono fatte via via più perentorie e oltranziste, il confronto aggressivo e sterile. Discuterne non è servito a niente, così ho deciso di seguire l’esortazione di Virgilio a Dante: Non ragioniam di lor, ma guarda e passa. Perché non ne posso più. Ma non è una soluzione.

Questo tipo di aggressività non si incontra solo nei discorsi che fa la gente: gli stessi toni rimbombano da anni nelle dichiarazioni di molti esponenti politici e negli interventi di non pochi giornalisti. Di recente alcuni commentatori hanno puntato il dito contro i social media, ma Mark Thompson – una carriera dietro le quinte di varie testate giornalistiche – inserisce la sua analisi in una una visuale più ampia e riconduce la crisi di istituzioni politiche, organi di informazione, e sfera pubblica al degrado del discorso pubblico.
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