Storia vera e terribile tra Sicilia e America

Storia vera e terribileIl 20 luglio 1899 cinque immigrati italiani, tre dei quali fratelli, furono linciati a Tallulah, una sonnolenta cittadina della Louisiana. Dopo un breve scontro a fuoco, i cinque furono malmenati, legati, seviziati ed impiccati dalla folla. E non si è nemmeno trattato di un episodio isolato: solo pochi anni prima la folla, probabilmente incitata dalle autorità cittadine, aveva linciato undici detenuti italo-americani a New Orleans.
Secondo le ricostruzioni dell’epoca, il linciaggio di Tallulah sarebbe stato scatenato dallo sconfinamento di una capra dei fratelli nel terreno di un vicino. Perplesso dalla sproporzione fra offesa e reazione, Deaglio ha indagato sull’episodio; l’ha ricostruito e l’ha inserito nel contesto economico e sociale del delta del Mississippi, traendo conclusioni molto distanti da quelle della stampa dell’epoca. Continua a leggere

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La conquista dell’America

todorov-conquista-9788806219482Ho avuto un lungo conto in sospeso con La conquista dell’America di Todorov. Ne avevamo letti dei brani alle superiori, ma ai tempi non avevo capito bene di cosa parlasse. Gettai la spugna, e questo libro è rimasto a lungo un desiderio insoddisfatto. Adesso che ho iniziato ad occuparmi di storia coloniale, però, La conquista dell’America è diventato una lettura necessaria – rivelandosi un libro affatto diverso da come me l’ero immaginato.
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Offspring of Empire

Offspring of empireSono davvero contenta di recensire un libro straordinario non solo per la qualità del suo contributo agli studi di area – talmente brillante da travalicare la storia di Corea e Giappone e giungere ad illuminare di sbieco anche i nodi dello sviluppo industriale e dell’imperialismo europei – ma anche perché costituisce un modello di eleganza formale per la saggistica storica. Di cosa parla Offspring of Empire? Perché quello che dice è importante e ci riguarda da vicino? E come mai lo dice così bene?

Come recita il sottotitolo, l’oggetto del libro sono le origini del capitalismo coreano.  Continua a leggere

Elizabeth and Essex

Elizabeth and EssexElizabeth and Essex è il secondo libro di Lytton Strachey che ho la fortuna ed il grande piacere di leggere. La scorsa estate mi ero concessa la sua biografia della regina Victoria, che avevo trovato incantevole nonostante lo scadimento nella prosaicità dopo la morte di Albert – ma era dovuto alla clausura della vita di Victoria più che ad un deterioramento della scrittura.

Anche Elizabeth and Essex è una biografia, ma non ripercorre l’intera vita di Elisabetta I (1533-1603); si concentra invece su una singola dimensione: il suo intricato rapporto con gli uomini, ed in particolare con uno dei suoi favoriti: Robert Devereux, Earl of Essex (1565-1601). Continua a leggere

L’età dell’ansia

L'età dell'ansiaE così eccomi arrivata in fondo al quarto volume della serie della Storia degli Stati Uniti de il Mulino. Avevo in animo di leggerlo con calma il prossimo autunno, ma la partenza mi ha scombussolato parecchi piani, non ultimi quelli di lettura (nonché di gestione del blog).
Il libro di Parrish si occupa del ventennio lungo interbellico americano – un periodo decisivo che ha ridelineato la fisionomia della società, della politica ed anche dell’immaginario americani saldando Ottocento e Novecento. Mi limito a mettere in ordine qualche idea, qualche punto particolarmente interessante.

Gli statunitensi erano emersi dalla Guerra (dalla prima) piuttosto provati. L’economia era in espansione, non c’era penuria di cibo o altro, ma era ormai prevalente un sentimento di stanchezza nei confronti della mobilitazione. Continua a leggere

Come nasce una dittatura /2

Come nasce una dittaturaOltre all’opposizione esterna, rappresentata dai partiti socialisti, dal partito popolare e dalle testate che facevano riferimento ad essi, Mussolini doveva tenere a bada anche la sua maggioranza composita: il listone che aveva la maggioranza in parlamento era composta da fascisti, destra storica, nazionalisti e varie altre forze coalizzatesi in funzione anticomunista che non erano certo desiderose di promuovere la violenza.
Non solo: Mussolini doveva tenere insieme anche il Pnf, di cui Borgognone ricostruisce le due anime: da un lato lo squadrismo di provincia, incarnato da ras come Roberto Farinacci ed intellettuali come Curzio Malaparte, per i quali la timidezza del duce nel rivendicare l’assassinio e proteggere gli assassini era un segno del rammollimento prodotto dai palazzi romani; dall’altro i «revisionisti», nazionalisti sostenitori dello stato centralizzato e dei principi di legge e ordine, che da tempo chiedevano a Mussolini di arginare i raid violenti e l’esaltazione dell’illegalità e del “me ne infischio” degli squadristi. Continua a leggere