Tre lezioni da Marcia su Roma e dintorni

lussu_marcia su romaEmilio Lussu scrisse Marcia su Roma e dintorni non appena riuscì a evadere dal confino e a trovare riparo in Francia. Ogni riga trasuda l’esigenza di raccontare, di rendere conto prima di tutto a se stesso di quanto stava avvenendo in Italia. Perché in Italia l’inconcepibile era diventato realtà: il partito fascista era arrivato al governo e, con la collaborazione delle istituzioni e di molti cittadini, stava smantellando i cardini delle libertà democratiche. Da dove nasceva quella resa diffusa? Come si era potuti arrivare a quel punto?
Lussu riporta eventi e conversazioni e, in quello che oggi si chiamerebbe un instant book, prova a tracciare una mappa di quel movimento pulviscolare che prese il controllo dei centri nevralgici del potere, orientò la massa inerte e travolse ogni cosa.

Il racconto di Lussu è personale e aneddotico, ma dalla sua esperienza personale possiamo trarre tre lezioni di valore generale sull’avvento di forze eversive e antiliberali.

Continua a leggere

Storia vera e terribile tra Sicilia e America

Storia vera e terribileIl 20 luglio 1899 cinque immigrati italiani, tre dei quali fratelli, furono linciati a Tallulah, una sonnolenta cittadina della Louisiana. Dopo un breve scontro a fuoco, i cinque furono malmenati, legati, seviziati ed impiccati dalla folla. E non si è nemmeno trattato di un episodio isolato: solo pochi anni prima la folla, probabilmente incitata dalle autorità cittadine, aveva linciato undici detenuti italo-americani a New Orleans.
Secondo le ricostruzioni dell’epoca, il linciaggio di Tallulah sarebbe stato scatenato dallo sconfinamento di una capra dei fratelli nel terreno di un vicino. Perplesso dalla sproporzione fra offesa e reazione, Deaglio ha indagato sull’episodio; l’ha ricostruito e l’ha inserito nel contesto economico e sociale del delta del Mississippi, traendo conclusioni molto distanti da quelle della stampa dell’epoca. Continua a leggere

La conquista dell’America

todorov-conquista-9788806219482Ho avuto un lungo conto in sospeso con La conquista dell’America di Todorov. Ne avevamo letti dei brani alle superiori, ma ai tempi non avevo capito bene di cosa parlasse. Gettai la spugna, e questo libro è rimasto a lungo un desiderio insoddisfatto. Adesso che ho iniziato ad occuparmi di storia coloniale, però, La conquista dell’America è diventato una lettura necessaria – rivelandosi un libro affatto diverso da come me l’ero immaginato.
Continua a leggere

Offspring of Empire

Offspring of empireSono davvero contenta di recensire un libro straordinario non solo per la qualità del suo contributo agli studi di area – talmente brillante da travalicare la storia di Corea e Giappone e giungere ad illuminare di sbieco anche i nodi dello sviluppo industriale e dell’imperialismo europei – ma anche perché costituisce un modello di eleganza formale per la saggistica storica. Di cosa parla Offspring of Empire? Perché quello che dice è importante e ci riguarda da vicino? E come mai lo dice così bene?

Come recita il sottotitolo, l’oggetto del libro sono le origini del capitalismo coreano.  Continua a leggere

Elizabeth and Essex

Elizabeth and EssexElizabeth and Essex è il secondo libro di Lytton Strachey che ho la fortuna ed il grande piacere di leggere. La scorsa estate mi ero concessa la sua biografia della regina Victoria, che avevo trovato incantevole nonostante lo scadimento nella prosaicità dopo la morte di Albert – ma era dovuto alla clausura della vita di Victoria più che ad un deterioramento della scrittura.

Anche Elizabeth and Essex è una biografia, ma non ripercorre l’intera vita di Elisabetta I (1533-1603); si concentra invece su una singola dimensione: il suo intricato rapporto con gli uomini, ed in particolare con uno dei suoi favoriti: Robert Devereux, Earl of Essex (1565-1601). Continua a leggere

L’età dell’ansia

L'età dell'ansiaE così eccomi arrivata in fondo al quarto volume della serie della Storia degli Stati Uniti de il Mulino. Avevo in animo di leggerlo con calma il prossimo autunno, ma la partenza mi ha scombussolato parecchi piani, non ultimi quelli di lettura (nonché di gestione del blog).
Il libro di Parrish si occupa del ventennio lungo interbellico americano – un periodo decisivo che ha ridelineato la fisionomia della società, della politica ed anche dell’immaginario americani saldando Ottocento e Novecento. Mi limito a mettere in ordine qualche idea, qualche punto particolarmente interessante.

Gli statunitensi erano emersi dalla Guerra (dalla prima) piuttosto provati. L’economia era in espansione, non c’era penuria di cibo o altro, ma era ormai prevalente un sentimento di stanchezza nei confronti della mobilitazione. Continua a leggere

Come nasce una dittatura /2

Come nasce una dittaturaOltre all’opposizione esterna, rappresentata dai partiti socialisti, dal partito popolare e dalle testate che facevano riferimento ad essi, Mussolini doveva tenere a bada anche la sua maggioranza composita: il listone che aveva la maggioranza in parlamento era composta da fascisti, destra storica, nazionalisti e varie altre forze coalizzatesi in funzione anticomunista che non erano certo desiderose di promuovere la violenza.
Non solo: Mussolini doveva tenere insieme anche il Pnf, di cui Borgognone ricostruisce le due anime: da un lato lo squadrismo di provincia, incarnato da ras come Roberto Farinacci ed intellettuali come Curzio Malaparte, per i quali la timidezza del duce nel rivendicare l’assassinio e proteggere gli assassini era un segno del rammollimento prodotto dai palazzi romani; dall’altro i «revisionisti», nazionalisti sostenitori dello stato centralizzato e dei principi di legge e ordine, che da tempo chiedevano a Mussolini di arginare i raid violenti e l’esaltazione dell’illegalità e del “me ne infischio” degli squadristi. Continua a leggere

Come nasce una dittatura /1

Come nasce una dittaturaUn altro incontro del tutto casuale. Durante una breve assenza del commesso della libreria, sceso in magazzino a recuperare i libri che avevo ordinato, il mio sguardo, mai inappetente in prossimità di uno scaffale, si è posato sulla massa giallo zafferano delle costine dell’universale economica Laterza, e questo mi ha subito incuriosita. Ho preso nota di titolo & autore per cercarlo poi in biblioteca, anche se purtroppo l’edizione che ho trovato non era l’economica bensì quella nera e meno sobria della collana in cui è uscito inizialmente.

Me l’avevano sempre raccontata così: il 10 giugno 1924 l’on. Giacomo Matteotti fu rapito e assassinato da un piccolo plotone di squadristi ed il suo cadavere scaricato nella periferia di Roma. Chiamato a riferire in Parlamento, il Pres del Cons Benito Mussolini aveva pronunciato le famose parole «Se il fascismo è stato una associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinguere!», assumendosi di fatto ogni responsabilità dell’accaduto; ai parlamentari dell’opposizione, impossibilitati a far valere i più elementari diritti e libertà, non restò che prendere atto dell’inizio della dittatura.
In realtà le cose furono parecchio più complesse di così. Il famoso discorso di Mussolini fu pronunciato solo il 3 gennaio 1925: fra delitti e discorso trascorsero sei mesi – sei mesi pieni di eventi nei quali la maggioranza che sosteneva il governo fu più di una volta sul punto di squagliarsi. Come andarono le cose? Continua a leggere

1938

1938-ascesaNegli ultimi mesi, ispirata in parte dall’attualità politica, in parte da quella che è stata benevolmente definita come una mia peculiare forma di paranoia, ho rispolverato il mio antico interesse per l’oltranzismo e gli ordinamenti politici antidemocratici.
Vorrei capire meglio due cose soprattutto: per un verso, quali sono i gangli all’interno delle istituzioni democratiche facendo pressione sui quali è possibile riorientare l’operare dell’istituzione conservandone nella misura maggiore possibile l’assetto (rendendo la conversione dell’operato istituzionale pressoché impampabile dal punto di vista delle procedure ma sostanziale da quello degli effetti); per un altro, quali sono i discorsi pubblici, le teorie dello stato e le ideologie che preconizzano, indirizzano e giustificano tale conversione istituzionale. Terzo ma non ultimo, mi piacerebbe conoscere meglio le condizioni materiali (in particolare, ma non esclusivamente, quelle economiche) che hanno accompagnato questi passaggi storici.
Si tratta di propositi presuntuosi, ma non ho chissà quali pretese: mi basta leggere di tanto in tanto qualche libro di storia, qualche libro di filosofia politica, e rimuginarci su. Continua a leggere